Non lasciarti accecare dalla bellezza del materialismo. Non lasciarti sopraffare da queste impressioni transitorie.
Qui in Occidente necessitiamo di molto per vivere. La vita reale è basata su restrizione e austerità. Abbiamo dimenticato che la vita reale è, armonia con la natura.
Vediamo tutta la settimana i mercati azionari salire. Molte delle perdite all’inizio di quest’anno, sono già risuperate. L’AEX di Amsterdam sale, che vi sia una buona notizia o una cattiva, non fa differenza continua a salire. In questo momento si sta avvicinando al margine di 500 punti. Il governo dei Paesi Bassi però, ma anche quelli di altri paesi, continua a sottolineare che la crisi del credito peggiore sia finita e che un rallentamento dell’economia non è previsto. Gli americani giocano furbamente, perché manipolano gli indici. A posteriori, quelle previsioni vengono di nuovo riportate verso il basso, ma intanto la maggior parte delle persone se ne sono già dimenticate. Ma la CBS, ha anche un paio di trucchi. Essi determinano l’inflazione sulla base di una lista di prodotti che mettono insieme loro. Se l’inflazione rischia di diventare troppo elevata, si limitano a regolare l’elenco dei prodotti. I cittadini non devono pensare che l’inflazione sia alta, perché poi la adeguerebbero troppo alle rivendicazioni salariali. No, i governi si impegnano al massimo per addormentare tutti dolcemente. Nel frattempo però, un attento lettore si accorge che ci sono solo cattive notizie.
I prezzi degli alloggi in America, Inghilterra, Spagna sono rimasti al più basso livello da anni. Ci sono decine di migliaia di persone messe fuori dalle loro case, le persone non possono più pagare il loro debito ipotecario. Grandi distribuzioni devono chiudere o ridurre il personale perché viene acquistato molto di meno. Tali tagli da negozi e banche, sono di nuovo decine di migliaia di persone disoccupate. I messaggi sono simili anche dall’Inghilterra e dalla Spagna. Grandi banche in Svizzera e in Germania hanno così poca flessibilità finanziaria, che hanno bisogno di recuperare il denaro tramite le azioni delle emissioni. In Inghilterra è ora da poco vietato rivelare quali banche hanno bisogno di approvazione da parte della banca centrale. In breve: i fatti parlano di una perdurante e profonda crisi finanziaria, e qua al contrario si vedono salire le borse.
Ma anche nei Paesi Bassi si sta avvicinando la crisi. Qui puoi ascoltare le voci prudenti dire che il mercato degli alloggi è stagnante. Case ce ne sono più che mai in vendita, a volte vengono ritirate dal mercato e in seguito a un prezzo inferiore di nuovo rimesse in vendita. In questo modo non ci si accorge che i prezzi degli alloggi in realtà stanno calando. Ma ci sono anche rapporti in cui si dice che le persone che hanno fatto un mutuo con banche straniere, ora incontreranno rapidamente qualche difficoltà a causa del rapido aumento dei tassi di interesse. Perché una cosa è certa, l’economia rallenta e l’inflazione è in rapido aumento. In particolare l’aumento dei costi per l’alloggio, il vitto e il carburante, che escono dal tetto.
In tutto questo dobbiamo renderci conto che per le persone che sono alla causa di tutto questo, non stà succedendo nulla di cui preoccuparsi. In primo luogo, essi si sono assicurati per sè stessi adeguati mezzi di sussistenza come la disponibilità di strutture per un lungo periodo di crisi, di qualsiasi arte essa sia, in secondo luogo essi provvedono a fare in modo che tutto continui secondo i piani. Tutto ciò che sta accadendo ora e che succederà nei prossimi mesi, và interamente secondo i piani designati di alcune persone dietro le quinte.
Per avere un idea dei prossimi avvenimenti si dovrebbe essere a conoscenza dei piani della gente dietro il cosìdetto ‘nuovo ordine mondiale’. Anche se i contorni di tali piani sono stati spiegati per decenni da un esiguo numero di persone, i mezzi di comunicazione di massa hanno insistito in un completo silenzio. Il governo sostenuto dalla radio, i giornali e la TV, continuerà fino all’ultimo momento a fare finta che nulla di particolare stia accadendo. La conoscenza dell’uomo della strada dipende dai mezzi di informazione, pertanto, non gli sorgerà il sospetto che le nuvole scure del disastro, siano già appese da tempo sopra su di lui.
Abbiamo una crisi del credito che è senza precedenti nella storia. Da tutti i lati ci raggiungono cattive notizie, il dollaro è in caduta libera, il prezzo del petrolio sfonda il tetto, il cibo per decine di milioni di persone non più pagabile, ma il governo e i media sbraitano che il peggio è passato. Le azioni sono in salita dunque, la prova viene così data. Và pure a dormire, il governo come il grande fratello si prendono cura di te. Quando ti svegli, ti accorgerai - ma ormai sarà troppo tardi - che tutto ti è stato tolto, che la società fascista è un fatto, e che la libertà di espressione si troverà ancora solo nei libri di storia.
Eppure, fatto strano, nel 2001 un barile di petrolio convertito costava circa 75,00 euro e, in questo momento con il dollaro debole, un barile di petrolio rimane a circa 75,00 euro. Il carburante è quasi raddoppiato nel frattempo. L’inflazione non è del 2% come il governo ci dice, ma del 100% come il cittadino sente nella sua tasca! I conoscitori ci dicono già da anni che il governo manipola l’inflazione. L’effettiva inflazione è molto superiore a quella che il governo rivendica. Questo solleva una dubbia luce sui sindacati, perché fanno sì che il salario fisso sia sulla base dei dati di inflazione? In realtà, ogni cittadino con un normale stipendio, retrocede annualmente. Questa è la vera ragione per la nascita delle banche alimentari. Anno dopo anno, il gruppo di persone che non sono più in grado di farcela, cresce.
Quello che accade in realtà è una massiva offensiva pubblicitaria. Utilizzano la stessa logica come in precedenti situazioni: trattenere gli elettori dalle informazioni che un disastro è in via di sviluppo. Questo viene fatto da un diluvio di soggettive ‘buone notizie’. Le Oggettivamente ‘cattive notizie’ vengono convertite in Soggettivamente ‘buone notizie’, e con queste si inondano i cittadini. In questo modo il governo da molti anni, è in grado di ingannare il popolo e semplicemente continuare i suoi piani.
In realtà il governo è uno strumento dei super ricchi e delle multinazionali. L’esercito viene usato per proteggere i loro interessi, ad esempio, a proteggere le compagnie petrolifere. Leggete il libro del generale in pensione Smedley Butler, e scoprirete in che modo gli interessi di alcuni gruppi vengono protetti. È con gli sforzi di molti contribuenti e con la vita dei normali uomini della strada, che vengono serviti e protetti gli interessi spietati di alcuni gruppi. Lo stesso sta accadendo in Iraq e in Afghanistan, noi là non costruiamo niente, noi siamo solo a difendere gli interessi di alcuni gruppi. Non è affatto una questione di vincere o di perdere, solo di esserci. In questo modo in qualsiasi parte del mondo, le persone imparano che devono rispettare determinate persone.
Negli ultimi mesi abbiamo visto un notevole atto di guerra psicologica, ma anche nei prossimi mesi saremo ancora in grado di esserne testimoni. Questo comprenderà la guerra psicologica sui mercati finanziari, condotta dal segretissimo ‘Gruppo di lavoro’. Questo gruppo è nato ed è entrato in vigore nel marzo 1988, sotto la guida del Presidente Reagan. Potete trovare queste informazioni tramite Google; sotto il decreto 12631 e trovare così anche le informazioni in merito agli scopi e al funzionamento di tale gruppo. Il Washington Post ha chiamato questo gruppo: ‘Gruppo immerso di protezione’. Il gruppo di lavoro è stato costituito dopo il mercato azionario, nel mese di ottobre del 1987. L’obiettivo è stato di guadagnare la fiducia degli investori attraverso la manipolazione della borsa.
Questa squadra non rilascia rapporti che siano visibili al pubblico e non dà dettagli sull’ordine del giorno delle riunioni, né sul contenuto delle stesse. Solo quattro persone negli Stati Uniti sono esattamente e costantemente al corrente delle loro attività.
Dal 2006 sono scomparsi una serie di indicatori che permettevano di seguire i flussi finanziari e di monitorare e verificare la quantità di denaro che veniva aggiunta. Con questo il gruppo ha ricevuto ulteriori opportunità di manipolare senza essere visibile al pubblico.
Abbiamo già visto in passato come questo gruppo dall’estero, con somme illimitate di denaro, influenza i mercati azionari. Dopo il 2006 scomparve dalla vista, ma dovremmo tranquillamente supporre che è questo gruppo che attualmente spinge e fà salire i tassi. Che questo abbia un suo prezzo, è sicuro. Dovremo ancora aspettare diversi mesi per vedere gli effetti quali saranno.
Studiando il passato si può imparare molto. Che l’umanità nel suo insieme non ne faccia uso e sempre di nuovo pensino che la situazione ora sia diversa, è un grande malinteso. Dobbiamo renderci conto che la natura dell’uomo è egoista. Numerosi studi hanno dimostrato che quasi ogni essere umano, in determinate circostanze, può uccidere e torturare. Siamo stati in grado di apprendere dalla seconda guerra mondiale che anche delle madri nelle camere a gas, abbino calpestato i loro figli per vivere pochi secondi in più. Se vogliamo comprendere questo tipo di cose, non possiamo non concludere che letteralmente tutti lavorano a vantaggio di sè stessi. Non importa se tale vantaggio è materiale o psicologico, perché ciò che vuole fare ogni uomo è ciò che fà stare bene.
Dobbiamo quindi essere consapevoli del fatto che le persone che hanno potere, si sentono bene con questo potere e che vogliano solo ingrandirlo. È ingenuo assumere che le persone volontariamente abbandonino ciò che possiedono e di cui invece proprio ne sono in cerca. Comprendi anche, che anche tu funzioni così e che l’unica differenza stà nelle tua capacità e nella tua preferenza personale. Hitler voleva potere sul mondo, Madre Teresa invece voleva aiutare i poveri. Fermare i tuoi intenti, è la cosa più difficile nella vita. È il mondo che poi a sua volta determina di nuovo se i tuoi intenti siano accettabili o meno. Tutti si adopereranno a chiamare l’intento di Madre Teresa come nobile e ammirevole e quello di Hitlere e simili, come riprovevole. Questa distinzione vien solo dal fatto che la società ha fastidio da persone come Hitler e non riceve fastidio da persone come Madre Teresa.
Armato di conoscenza dovresti renderti conto che le persone che hanno il potere, utilizzeranno le altre persone. A tal fine utilizzeranno tutti gli strumenti possibili a disposizione. Bisogna anche essere consapevoli che il perseguimento del potere è senza frontiere. In primo luogo vogliamo potere sul personale, poi sugli abitanti di una città, quindi di un paese e, infine, di tutto il mondo. Opposizione contro il potere alimenta sempre la violenza e il vincitore è noto in anticipo. Il potere non è condiviso o ceduto, il potere è utilizzato e rafforzato. Che porta a prova scientifica che l’intera crisi finanziaria è stata prevista e quindi tutto quello che segue anche.
Tutte le attività dei leader mondiali sono incentrate alla crisi globale che attraverso la manipolazione finanziaria si pone. Da quella crisi, possono facilmente svolgere il loro prossimo passo. Quindi, anche se tutti i governi di tutto il mondo dicono di fare qualcosa per il cittadino, sono in realtà la causa della miseria di tutti. Nel ricco mondo occidentale, è tutto ancora un pò nascosto, ma in molti altri paesi, è tutto discusso molto più apertamente. Il più grande difetto di molte persone è che essi ritengono che la povertà in altri paesi, rimanga là.
L’avidità è alla base del sistema globale. L’avidità ha portato alla attuale crisi finanziaria e ciò che vedi accadere intorno a te è questa enorme avidità che ha gettato milioni di persone nel baratro finanziario, ora da parte del governo, ora sostenuti dalle banche centrali e degli altri istituti finanziari. Invece di fermare coloro che causano la crisi, i contribuenti vengono caricati con i costi. Miliardi di dollari e di euro vengono distribuiti alle banche che per la loro avidità sono in difficoltà. I ciarlatani, il super ego vengono aiutati e i cittadini devono pagare. Se ci si pensa, questo non può che confermare che l’idea è di aiutare ad eliminare la classe media. Avete bisogno solo di sommare uno + uno. Le banche alimentari crescono, si dice che le pensioni siano inpagabili, il sistema sanitario diventa insostenibile, i prodotti alimentari in tutto il mondo inpagabili, l’inflazione è in aumento e sempre più veloce, l’economia rallenta, la pressione fiscale cresce, la privacy scompare rapidamente, la polizia ottiene rapidamente più opportunità, eil cittadino è messo sotto pressione mentre i disordini sociali aumenteranno, in breve, tutto ciò che è stato costruito dalla seconda guerra mondiale, lo vedremo rapidamente scomparire.
Se ci rifletti un attimo, ti basta per sapere che la prossima fase della crisi, non passerà velocemente, ma è solo una questione di tempo fino a che questa prossima fase irromperà nel mondo pubblico. I governi utilizzeranno i mezzi di informazione fino all’ultimo bastone per stare nella strada presa. Non stupitevi se vi svegliate e non avete più nulla. Comprendi finchè sei in tempo che la vera libertà non ha nulla a che fare con il governo. L’effettiva libertà non ha nulla a che fare con il reddito o con il possesso. Finché possiedi qualcosa puoi perderlo, e se si perdi qualcosa, non sei libero. Il prossimo periodo dà l’opportunità unica di essere ciò che si è, ma anche si rischia di essere inondati e trascinati dalle lamentele delle masse su ciò che hanno perso.
Così siamo sbarcati al periodo della storia dove è scritto che le pecore vengono separate dai capretti. La profezie si stanno compiendo e nessuno lo vede. In questo tempo veramente unico nella storia, all’uomo viene data la possibilità di distanziarsi e invertire dal mondo che sta terminando. Si pone una scelta, molto sottile, ma molto reale. Si può rimanere attaccati al vecchio mondo, o girargli le spalle. Girare le spalle al vecchio significa smettere di scindere, smettere di preoccuparsi per l’ambiente, smettere con l’ansia per il futuro, con l’ansia per il lavoro che si perde, con l’ansia per il pensionamento e la pensione che tanto sicuramente sarà evaporata, e porre fine a qualsiasi timore di sorta. I nostri timori sono utilizzati per mantenerci in attività. Tutte queste attività portano proprio agli eventi a venire. La paura è una cattiva consigliera, ma proprio ovunque intorno si vede che la paura viene invece alimentata. Quasi tutti fanno la loro parte in questo, ma quando ne parli con le persone non hanno tempo e non ha senso occuparsi con il problema stesso. Hanno tutti da fare, e sono sotto pressione, pressione e pressione.
Solo voltando le spalle a questo mondo, si ottiene un occhio per altro. Il timore di ciò che potrebbe accadere assicura che gli occhi rimangano completamente chiusi per altre possibilità. L’effettiva ricchezza e la libertà sono dentro l’uomo. Tutte le religioni del mondo hanno come fonte l’amore, l’amore degli uni per gli altri e per Dio, ma ancora vengono portati alla luce del giorno solo gli elementi che riguardano la divisione e la violenza.
Quello che si vede ora è che la gente si rivolta l’uno contro l’altro. L’occidente parla del pericolo dei musulmani. Qui nei Paesi Bassi temono che arrivi una legge islamica e che i musulmani abbiano il da dire qui e che noi non lo si possa più. Si può meglio avere paura dell’attuale governo… . Il governo attuale ti invia in paesi dall’altra parte del mondo per combattere e morire. Lottare contro paesi con cui non siamo mai stati, e ancora non siamo, in guerra.
I paesi islamici vengono aizzati contro l’Occidente in modo che il cittadino ottienga l’idea che vi sia un pericolo. Guardate come il nostro governo si occupa di Wilders. Balkenende ha visitato quasi tutto il mondo per dire che arrivava un film infiammato sull’Islam. Per poi tornare indietro soddisfatto e sedersi a vedere che cosa stava accadendo. Certo che sapeva esattamente quello che il film conteneva nelle immagini. Wilders è protetto dal governo. Per la sua stessa sicurezza, il suo telefono cellulare è sotto controllo e la squadra AIVD è molto occupata a controllare il suo circondario e quindi, essi non dovrebbero sapere che cosa succede? Fa tutto parte del gioco.
Dobbiamo smetterla al più presto con il preoccuparsi di ciò che stà accadendo nel mondo. Non lo si può cambiare. Qualsiasi tentativo di cambiare qualcosa attraverso organizzazioni, politica, potere o denaro, ci rende parte del sistema. Si diventa involontariamente una ruota che rimane impigliata nel sistema, e alla fine della vostra vita vi rendete conto che non avete potuto cambiare nulla. Forse avete trattenuto, su piccola scala, alcune persone dallo sprofondare nell’abisso. Ma dalla nostra cultura e con il nostro sfondo, i nostri tentativi di aiutare le persone si concentrano sempre sul materile. Vogliamo sempre che la gente stia bene e lo traduciamo in buon possesso materiale e benessere fisico. È l’immagine che abbiamo come ideale nella mente.
Non è possibile cambiare il mondo. Una volta deve giungere il giorno che questo venga compreso. Si può solo cambiare sè stessi, il che è già abbastanza difficile.
Guarda alla tua vita, al tuo rapporto con i figli e onestamente dì a te stesso che la vita è perfetta, che il rapporto con il partner è perfetto, che il rapporto con i vostri figli è perfetto, ma non si può. Si può cambiare la vita ma - nonostante tutto ciò che è scritto - non la puoi guarire. Non puoi curare il cancro. Puoi occupare tutta la vita studiando quali tentativi fare per migliorare la tua vita, ma un giorno dovrai anche vedere che in realtà sei veramente solo occupato a trovare un posto in questo mondo in cui tu possa funzionare.
Non voglio dare l’impressione di voler dire che niente abbia un senso. Nulla è senza significato, è solo una questione di svegliarsi durante la vita e di fermarsi nel farsi trascinare a spingere i pedali, e che dentro nel profondo si raggiunga la piena consapevolezza che tutti i tentativi da parte delle persone di migliorare il mondo sono inutili, se prima non siano diventati in sè stessi quell’altro mondo. Non attraverso lo studio, non con l’allenamento, ma esclusivamente e solo arrivare da sé ad un punto in cui si ha bisogno di decidere cosa si vuole fare con la propria vita. La conoscenza di sè vi dà la comprensione di chi siete, il prossimo passo che è quindi allineare la vostra vita in coerenza con quella conoscenza. Se tutti gli uomini di questo mondo si sforzassero sinceramente in questa direzione, entro tre anni il mondo attuale sarebbe terminato e un nuovo mondo sarebbe rivelato.
Non preoccuparti per te stesso, per la salute o per il cibo che mangiate. Allarga la vita al servizio degli altri e avrai la ricompensa. Non c’è arte nell’amare quelli che ci amano, ma dobbiamo veramente crescere se vogliamo essere in grado di amare quelli che ci odiano. Tutte le religioni nel mondo provengono dallo stesso spunto e non vi è alcuna differenza tra la Bibbia, il Corano, la Gita o il Talmud. È la politica che accentua le differenze fra le persone mettendo deliberatamente gli uni contro gli altri. L’obiettivo che codesti hanno è il potere, l’egoismo e l’avidità.
Permetti a tutti di essere messi in guardia e di poter beneficiare delle vere conoscenze che sono su questa terra. Il tempo restante è poco, e l’attuale tregua non dura per sempre. Lavora su te stesso, finché ancora è possibile.
Simon G.
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Questa è la lettera di un lettore che ho trovato su un sito di informazione in rete e che ho trovato interessante tradurla, perchè riflette la tendenza ed esprime il pensiero di molti olandesi oggi.
calm
May 27th, 2008
DI PAOLO BARNARD
Di chi è colpa? Non è colpa di Silvio Berlusconi, di Romano Prodi, di Cicchitto, di Casini, di Caltagirone, e soci. Non è colpa della Casta, né di quella dei giornali coi milioni di euro di prebende, e non è stata colpa di Ingrao, Forlani o Craxi. Non è la Mafia, non sono le logge dei venerabili, né l’Opus Dei, non è Confindustria o la lobby bancaria. La colpa è nostra. Punto. L’informazione che abbiamo è quella che noi italiani vogliamo.
Qui si potrebbe concludere il mio saggio sullo stato dell’informazione in Italia. Non ho altro da dire, in sostanza. Quello che posso aggiungere nelle righe che seguono sono solo riflessioni a sostegno della mia tesi, per chi avesse voglia di leggere un poco di più. E inizio di nuovo da noi italiani.
Sono le nostre ombre sul muro.
Ciò che la gente vuole. Lo scadimento dell’informazione in questo Paese riflette ciò che noi siamo, in tv particolarmente. Nulla meglio si adatta al caso Italia del sagace commento di Barnes Clive, nota firma del New York Post, che sull’odierne tendenze dei palinsesti televisivi ebbe a dire: “La televisione è la prima cultura genuinamente democratica, la prima cultura disponibile a tutti e retta da ciò che la gente vuole. La cosa più terribile è ciò che la gente vuole”. E in effetti si rimane perplessi, se non un tantino delusi, dal semplicismo delle analisi di personaggi come Beppe Grillo e altri quando tuonano contro la legge Gasparri come il costrutto infernale che strozza il nostro diritto a essere decorosamente informati. Ci si chiede: c’è la Gasparri nei salotti di milioni di italiani di varie età che ogni sera, pomeriggio o mattina scelgono col loro telecomando le peggiori fregnacce televisive? E’ la Gasparri che impedisce a noi italiani di portare La Storia Siamo Noi di Giovanni Minoli a uno share visibile ad occhio nudo invece che al microscopio? O di portare Report al 25% invece di condannarlo a un cronico annaspamento per non affogare sotto il 10? Eppure il contenitore di Milena Gabanelli è in prima serata, mica occorre perdere il sonno, basterebbe un click del telecomando. E state certi che Report o C’era una Volta oltre il 20% di share avrebbero prodotto una mischia degli inserzionisti per piazzare lì gli spot, garantendoci di conseguenza una certa qualità in più nelle nostre case tutto l’anno. Potete immaginare quanto ci metterebbero a sparire i prodotti-spazzatura come Porta a Porta o Amici, oppure le ragliate di Sgarbi o altra robaccia del genere, se agonizzassero nella pigrizia dei nostri telecomandi? Meno di un minuto, Gasparri o non Gasparri.
Illuminante fu un episodio da me vissuto in Gran Bretagna nel corso di un reportage sull’Auditel inglese che svolgevo a fine anni ’90 per conto proprio di Report. Nel corso dell’intervista al responsabile dei palinsesti della maggior Tv commerciale britannica, ITV, mi fu rivelato che la prima serata di quel network era riservata in maggioranza a programmi di alta qualità informativa. Com’era possibile? “Perché il miglior consumatore di questo Paese” spiegò il funzionario, “è l’inglese della classe media, e quel tipo di ascoltatore premia immancabilmente con il telecomando la tv di qualità. Ed è lì che ovviamente si fiondano i nostri inserzionisti”. Semplice. Sono inglesi, tutto qui. Non per nulla la sera della vigilia di Natale del 1999 la BBC 2 trasmise in prime time e per un’ora e mezza uno special dedicato al suo cameraman Mohamed Amin, l’uomo che nel 1984 ebbe lo straordinario merito di noleggiare un bimotore privato a sue spese ( e nei tempi delle sue ferie) per volare in Etiopia a filmare l’immane tragedia della devastante carestia che stava decimando quel popolo, e che divenne grazie a quelle scioccanti immagini una causa celebre con l’intervento di Bob Geldof e della sua Live Aid l’anno successivo. Ve l’immaginate voi una prima serata natalizia di quel tipo alla RAI? Che share farebbe?
Ma poi, perdonate, c’è la legge Gasparri in edicola o su Internet? Lì l’informazione c’è, ma al chiosco dei giornali Sorrisi e Canzoni TV o CHI vendono cento volte Micromega o Limes. Su Youtube le pregnanti interviste a Giancarlo Caselli catturano poche centinaia di visitatori, mentre cinque minuti di bava alla bocca con Sgarbi e Mike Bongiorno ne registrano quasi mezzo milione.
Mi direte: tutto questo è proprio il frutto del bombardamento mediatico dell’uomo di Arcore e dei suoi vent’anni e più di avvelenamento dei nostri cervelli. E io rispondo: e se a partire dal 1979 cliccavate altro sul vostro telecomando, come fanno gli inglesi, dove finivano il Biscione e relativi scherani? Era semplice, perché non lo abbiamo fatto? Lo si vuole capire che non è lui che ha fatto noi ma noi che abbiamo fatto lui? Silvio Berlusconi non ci ha rimbecilliti, ci ha semplicemente rispecchiati. E allo specchio ci siamo perduti in noi stessi.
(Ultima ora: poco prima di divulgare questo articolo mi imbatto nel sito www.corriere.it e leggo sulla colonna di destra la classifica dei servizi più letti del Corriere online: al primo posto “L’invasione dei ragni giganti”, al secondo “Basta volgarità, non sono una pin up”, al terzo “Che fine ha fatto Boy George?Vende magliette in un mercato di Londra”. Come volevasi dimostrare…)
Rimanendo con la vituperata figura dell’attuale presidente del Consiglio, è di questi giorni l’intervento di Marco Travaglio in chiusura del V2-day di Torino, dove il giornalista ha perentoriamente affermato che il Cavaliere trionfa oggi alle urne poiché proprio le devianti leggi dell’assetto radio-televisivo italiano gli hanno dato i mezzi per obnubilare la mente degli elettori in quindici anni di strapotere mediatico: “Prima non eravamo così”, ha sentenziato poi il noto cronista. Forse Travaglio è troppo giovane, e non ricorda, ma si vorrebbe chiedergli: chi aveva lavato il cervello dei nostri connazionali quando in massa premiavano alle urne ceffi ignobili della posta di Cossiga, Gava, Cirino Pomicino, De Michelis, De Lorenzo, Andreotti, De Mita, e la loro accolita di vassalli laidi o criminali? Berlusconi a quei tempi era ancora alle prese con la sua Tv condominiale via cavo a Milano 2, non c’entra. Era un’Italia migliore quella? Per caso il Corriere o la RAI erano il Times e la BBC a quei tempi? L’Idra di Tangentopoli, col suo ventre molle di corruzioni endemiche in ogni anfratto del Paese, non fu il parto di “quindici anni berlusconiani”, ahimè no, non risulta. Le stragi, la svendita dei sindacati, dei servizi pubblici, della certezza del lavoro, e ancora l’Irpinia, l’IRI e le sue voragini, le devianze del sistema giudiziario, l’omertà a vuoto pneumatico di tutto il Sistema-potere pre e post P2 e cinquant’anni di cronica evasione a tappeto, dimostrano che obnubilati nel cervello e nel senso civico lo siamo sempre stati, prima di Berlusconi, durante, e lo saremo dopo purtroppo. E anzi: la cosa più onesta che possiamo fare è di affermare una volta per tutte che la famigerata Casta e le sue grottesche comparse sono solo un’ombra sul muro di ciò che noi italiani siamo e siamo sempre stati. Nulla di più.
I nuovi ‘paladini’ della controinformazione: poco utili, dannosi.
Ma purtroppo professionisti stimati e un po’ troppo acriticamente seguiti come appunto Marco Travaglio, Gianantonio Stella, Lorenzo Fazio o Gianni Barbacetto e molti altri, e capipopolo come Grillo o Piero Ricca hanno banalmente invertito l’ordine dei fattori, e sostengono che l’Italia è oggi vittima della Casta, quando è la Casta a essere il prodotto degli italiani.
Devo a questo punto della narrazione precisare un passaggio fondamentale, e invito il lettore a porvi attenzione. I nuovi ‘paladini’ della controinformazione che vanta l’Italia, di cui ho citato alcuni nomi qui sopra, denunciano cose sacrosante (quasi sempre): inciuci, corruttele, grottesche raccomandazioni, sprechi osceni, mafiosità e collusioni, decadenze del sistema democratico eccetra, perpetrate da parte soprattutto della cosiddetta Casta. Loro lo fanno, ma il fatto straordinario è che oggi in questo Paese il solo fatto di averlo fatto gli garantisce un plauso appassionato e febbricitante da parte di masse crescenti di cittadini. Un plauso cieco, ovvero un assegno in bianco di imperitura giustezza ed eroismo. Divengono degli intoccabili, incriticabili, e infatti Beppe Grillo tuona “I giornalisti che ancora danno dignità a questo Paese con la loro voce vanno protetti dagli sciaccalli di regime, dai killer della parola. Nessuno tocchi il soldato Travaglio…” (1), e Michele Santoro si scaglia contro il Corriere e Repubblica per “aver aperto una campagna critica contro Anno Zero e contro lo stesso Travaglio” (2) – una campagna di critica, la più democratica delle iniziative, eppure. Chiunque osi infilare mezza osservazione nel loro agire viene immediatamente travolto dall’ira dei loro fans, il cui ragionamento è immancabilmente questo: ma come si fa a rompere le scatole a quei pochi ancora rimasti a dirci la verità in questo regime? E in effetti di fronte alla nauseabonda natura delle pratiche del ‘regime’ verrebbe proprio da gettarsi ciecamente dietro ai sopraccitati ‘paladini’. Ma la vita richiede saggezza, e in questi tumulti ne rimane ben poca. Infatti, la salute in democrazia impone che nessuno divenga intoccabile, neppure per il più sacrosanto dei motivi, proprio perché si corre il rischio che costui possa commettere malefatte o errori di grosso calibro protetto dal suo scudo di venerabilità, e che quelle malefatte o errori finiscano poi per far più danno del beneficio che il medesimo individuo procura alla società. E’ il caso proprio di Travaglio e compagni.
Sono oggi inutili. Hanno fondato negli ultimi anni un’Industria della Denuncia e della Indignazione che, come ho già avuto occasione di scrivere, “denuncia i misfatti politici a mezzo stampa o editoria a un ritmo incessante, nella incomprensibile convinzione che aggiungere la cinquecentesima denuncia alla quattrocentonovantanove in un martellamento ossessivo di libri fotocopia, blog e serate televisive serva a cambiare l’Italia. Eppure, che la politica italiana fosse laida, ladra e corrotta, milioni di italiani lo sapevano benissimo già prima che molti di questi industriali dell’indignazione nascessero, e assai poco è cambiato” (3). Infatti. Il loro lavoro, per quanto efficiente nello svelare il malaffare, è del tutto inutile se si spera che da esso derivi un miglioramento. Le prove sono davanti agli occhi di tutti, e sono incontestabili: oggi l’Italia non è un Paese più civile, né più onesto, né più libero di quanto lo fosse sedici o trent’anni fa, in barba all’offensiva della sopraccitata industria nel denunciare compulsivamente il marcio. Gomez, Travaglio e Barbacetto lo hanno persino confermato nel loro libro Mani Sporche, la cui tesi centrale è proprio il recidivo peggioramento di ogni indicatore civico, politico e morale in Italia da Tangentopoli ad oggi, cioè precisamente nel periodo della massima attività della loro Industria della Denuncia e della Indignazione. Notate: hanno scritto di loro pugno che ciò che fanno non serve quasi a nulla, ma non se ne sono resi conto, meno che meno sono disposti a porsi qualche domanda difficile ma vitale, del tipo: e se fosse altro quello che si deve fare?
Le smentite che vengono loro dalla realtà dei fatti sono clamorose, ma non li smuovono dalla compulsività di ciò che fanno: hanno visto coi loro occhi Beppe Grillo celebrare un suo autoproclamato “successo pazzesco” di consenso l’8 settembre del 2007 per le 300.000 firme raccolte dal suo primo Vday, e quindi proclamare roboante che questi politici “non esistono più”. Ma con gli stessi occhi hanno visto poche settimane dopo 3.517.370 italiani fioccare entusiati al parto dell’ennesimo carrozzone della più rancida politica riciclata, il PD di Veltroni. Mettiamola così: l’Italia della Casta batte Grillo 10 a 1, e questo avvenne quando le sue ultime grida quasi ancora riecheggiavano in piazza Maggiore a Bologna, e all’apice del successo di libri come La Casta o Regime. Non suggerisce nulla questo?
E poi c’è il risultato elettorale dell’aprile scorso, che li ha travolti come mai nella storia republicana.
Possibile che a fronte di questa desolate Caporetto dell’Industria della Denuncia e della Indignazione a nessuno sorga il dubbio che forse è ben altro quello che si deve fare? Possibilissimo, infatti la reazione dei ‘paladini’ della controinformazione proprio in questi giorni è di rincarare la dose della loro inutilissima medicina. Questa recidività mi ricorda la vicenda della vegetariana inglese e delle sue carote, un fatto realmente avvenuto a metà degli anni ’90 a Londra e riportato dal quotidiano The Guardian: ella si era convinta che per proteggersi dai tumori era necessario divorare grandi quantità di carote, ma ne ingurgitò così tante da finire in ospedale con serissimi guai al fegato. Messa di fronte all’evidenza della sua patologia, la signora concluse quanto segue: se sto male è perché evidentemente non ho mangiato abbastanza carote. I dimise e corse a rincarare la dose della sua verdura salvifica. Cosa fu di lei non si sa, ma non si fatica a immaginarlo.
E sono dannosi. In realtà, e tristemente, il modo di agire dei sopraccitati ‘paladini’ serve a giustificare (oltre agli incassi degli autori e la loro ipertrofica fama) l’auto assoluzione di masse enormi di italiani, noi italiani come sempre entusiasti di incolpare qualcun altro, e mai noi stessi e la nostra becera inerzia, per ciò che ci accade. Questo è il motivo per cui il nostro Paese rimane perennemente al palo della civiltà. La colpa non è mai nostra, ce lo confermano incessantemente quegli sventurati ‘paladini’ della controinformazione coi loro martellanti scritti e interventi, e questo è il danno tremendo che ci fanno. Assolti da ogni peccato, fervidamente impegnati a fustigare le nostre ombre sui muri, finiamo per non crescere mai, e le uniche speranze di ripulire questo Paese vanno perdute.
E allora, codesti ‘paladini’ piuttosto che celebrare processi in Tv, invece di fare i PR fanatizzanti di alcuni magistrati violando così le più basilari regole dei checks and balances della nostra professione, e invece di ossessionarci con i dettagli della mafiosità o corruttela del politico numero 847, dopo averci raccontato quelli del numero 846 e dopo che per le precedenti 846 volte nulla è cambiato, dovrebbero aiutarci a processare noi stessi, a metterci tutti davanti allo specchio per dirci: l’Italia siamo noi, i ladri siamo noi, i moralmente decomposti siamo tutti noi, coi nostri 270 miliardi di euro di evasione di sola IVA, con l’omertà endemica che ci tappa la bocca ovunque vediamo del marcio - al lavoro, per strada o nei pubblici uffici, con la nostra adulazione del potere, e col nostro amore per l’abuso del potere appena ne abbiamo un briciolo in pugno, dagli insegnanti ai vigili urbani, dai medici agli ispettori delle pubbliche amministrazioni. Noi italiani con il nostro individualismo ammalato che al massimo si espande in parrocchialismo, ma mai in capacità di fare gruppo civico aperto alla critica, e ciò neppure quando ci proclamiamo antagonisti. Questa Italietta sudicia, ipocrita, fregona e anche violenta siamo noi.
E allora cari ‘paladini’ è con noi che ve la dovete prendere per cambiare l’Italia, è su di noi che dovete scrivere fiumi di libri o articoli, perché lo ripeto: gli Schifani, Berlusconi o Ricucci sono le nostre ombre sul muro. E a che serve prendersela ossessivamente con delle ombre?
Il giornalismo investigativo in Italia deve esplodere, perché come ho appena dimostrato è un mito, poco utile e dannoso. Esso è certamente utile altrove, in Paesi come gli USA o la Francia o la Gran Bretagna, ma solo perché esso cade a pioggia su una società civile del tutto diversa dalla nostra. E allora di nuovo: la variabile determinante non è la denuncia, ma chi la recepisce. Se prima non educhiamo gli italiani a essere civici, cioè a partecipare, inutile denunciare compulsivamente.
Incomprensioni. Quando Beppe Grillo nel ricordarci le malefatte della Casta grida dal palco del V2 day di Torino che i manigoldi saranno annientati perché “noi li pigliamo per il culo”, io mi dispero. Lo stesso faccio quando Piero Ricca si arma di coraggio e telecamera e attende il momento buono per gridare a Silvio Berlusconi “buffone!”. E mi dispero ancor più se possibile quando vedo così tanta gente esultare sia nel primo che nel secondo caso. Perché entrambe quelle affermazioni sono messaggi (cioè informazione) falsi e pericolosissimi.
Grillo ignora (o vuole ignorare) cosa sia realmente il Sistema-potere, e cosa occorra per abbatterlo. Se la prende con una classe politica nazionale che “avendo abdicato tutti i suoi poteri ad organi sovranazionali come la Bce, la Commissione Europea, il WTO, la Banca Mondiale”, e io aggiungo alle lobby come il Trans Atlantic Business Dialogue (TABD), il Liberalization of Trade in Services (LOTIS), l’Investmente Network (IN) o la International Chamber of Commerce (ICC), “non può fare assolutamente niente se non l’ordinaria amministrazione” (4). Egli non comprende che i grandi mali che affliggono l’Italia, dalla disoccupazione alla precarietà, dal rilancio finanziario delle mafie all’informazione plastificata, e poi gli equilibri economici in disfacimento, il degrado ambientale e la pessima qualità dei servizi ecc., derivano ormai interamente da decisioni prese altrove. Da chi? Dai sopraccitati poteri, che in soli 35 anni hanno saputo ribaltare due secoli e mezzo di Storia, che hanno reso di nuovo plausibile l’inimmaginabile nella vita quotidiana di 800 milioni di cittadini occidentali, che muovono più di 1,5 trilioni di dollari di capitale al giorno, e che tengono ben salde nelle loro mani tutte le leve della nostra Esistenza Commerciale (inclusa quella di Grillo, moglie e figli). Costoro non stanno perdendo neppure un singolo minuto di sonno per lui e per i suoi colleghi ‘paladini’ dell’Antisistema italiano. Ma ha un’idea Grillo di come lavorano questi? Dovrebbe smettere di sbraitare e capire, proprio visualizzare, il potere di chi è riuscito in un attimo della Storia a compattare migliaia di destre economiche eterogenee sotto un’unica egida e sotto un pugno di semplicissime ma ferree regole, per poi travolgere il pianeta ribaltandolo da cima a fondo: il Potere è ed è stato coeso, annullando ogni individualismo fra i potenti; è ed è stato disciplinato all’inverosimile, ossessivamente preciso in ogni analisi, immensamente competente, sempre silenzioso, al lavoro 24 ore su 24 senza mai un respiro di pausa, comunicatore raffinato, con a disposizione i cervelli più abili del pianeta e mezzi colossali. Crede Grillo che questa immensa macchina planetaria che regola ogni sospiro della vita italiana si preoccupi delle sue sceneggiate di piazza, o dell’incedere di un nugolo di personaggi e istrioni più o meno credibili con al seguito una minoranza di adepti/fans persi nell’ingenua buona fede? E allora: cosa mai risolveranno i referendum di Beppe Grillo fanaticamente concentrato in una guerra contro una Casta nostrana che nella stanza dei bottoni ha a malapena il controllo del pulsante del citofono?
Silvio Berlusconi sarà tante cose spiacevoli, ma di sicuro una non lo è: un buffone. E’ invece uno dei più geniali interpreti del carattere nazionale che sia mai esistito, e certamente il più geniale in epoca contemporanea. La sua abilità sia come manager che come politico incute soggezione. Lasciate perdere per un attimo che il suo percorso sia intriso di corruttele e malaffare, lo è quello di ogni singolo magnate del pianeta; ciò che ci interessa qui, è capire che questo uomo tiene saldamente le leve di una macchina sofisticatissima e multimiliardaria di creazione del consenso, che per essere combattuta va presa estremamente sul serio, altro che buffone e prese per il sedere. E arrivo a dire che la cosa più demenziale e infausta che l’opposizione intellettuale e movimentista al Cavaliere potesse immaginare di fare in questi anni è quello che ha invece sempre fatto: sbeffeggiarlo, insultarlo, ridicolizzarlo, chiamarlo psiconano, e insistere compulsivamente nel denunciarne le malefatte già ultranote a ogni singolo italiano attraverso la cronaca quotidiana e il lavoro dei giudici, mentre lui intanto si mangiava il Paese col consenso. Andava invece attentamente studiato, andavano comprese e individuate le sinapsi della mentalità italiana su cui la sua comunicazione si allacciava con spaventosa efficacia, ed esclusivamente su quelle sinapsi bisognava lavorare, con una macchia comunicativa altrettanto fruibile e martellante quanto la sua, anche se portatrice di valori opposti, e che la sinistra intellettuale (snob) non ha saputo costruire. Altro che buffone e pernacchie.
Mafie, ‘parrocchie’ e informazione.
Guardiamoci. Siamo un popolo che si divide inesorabilmente in ‘parrocchie’ o ‘mafie’. Se non siamo mafiosi, siamo parrocchiali, una delle due, non si fugge. Cioè, se non ci aggreghiamo per colludere in affari criminosi di vario grado, col loro corredo di atrocità, truffe, omertà, insensibilità per la sofferenza altrui, adulazione del potente, piacere nell’abuso del potere (dall’associazione per delinquere di stampo narcomafioso o bancario, alla cordata assicurazione-pretura-avvocati-grande policlinico per tacitare un’operata di cancro nella mammella sbagliata; dal patto trasversale ipermercati-grossisti per fare cartello sui prezzi truffando i cittadini, al consapevole risucchio dei pensionati in difficoltà nelle più ignobili spirali di indebitamento da parte di finanziarie da galera ecc.), noi italiani ci raggruppiamo in parrocchiette di ‘compagni di merende’, litigiose, esclusive proprio nel senso di escludenti, solo formalmente aperte ma in realtà a strettissimo raggio, nemiche giurate della libertà di pensiero, insomma consociative ma sempre travestite da qualcos’altro (e questo dal Corriere della Sera al periodico universitario, passando per le redazioni televisive, per i centri sociali, ONG, blog più o meno noti, gruppi online, comitati civici, ONLUS ecc.). Come si può facilmente immaginare, il pensare liberamente e la facoltà di criticare a 360 gradi non sono compatibili con gli interessi né delle mafie né delle ‘parrocchie’. Ma sono proprio il libero pensiero e la critica senza barriere le componenti fondamentali della libera informazione al sevizio dei cittadini. E allora?
In altre parole, noi italiani la libertà di informare non la vogliamo, e quando si affaccia sulla soglia della nostra ‘mafia’ o ‘parrocchia’ la odiamo e la cacciamo con singolare ferocia.
E come fa un popolo così ad avere una libera informazione?
Già posso già udire la levata di scudi di quelli che “Io? Io proprio no! Io compro il Manifesto… io leggo Libero… io sono Padano mica italiano… io sono con Beppe, vaffa te Barnard… io sono stato in Afghanistan con Gino, figuriamoci… io dico viva Travaglio, che c’entro io?…” . E invece c’entrate, c’entriamo tutti, e soprattutto proprio quelli di noi che sono confluiti negli ultimi anni nel cortile dei nuovi antagonisti, altra ‘parrocchia’ che sta ahimè replicando molti dei tratti più meschini dei più trazionali conglomerati mediatici italiani.
In questo mio scritto dedicato all’informazione mi concentro proprio su questo cortile antagonista per una serissima ragione: perché esso dovrebbe essere la fucina delle uniche speranze rimaste in Italia di ottenere un’informazione libera, e se dunque al suo interno si replicano le meschinità del Sistema-potere, se anch’esso è divenuto ‘parrocchia’, è veramente una tragedia immane per tutti. Dell’altro cortile, quello del giornalismo regimentato, non dico nulla qui, tutto è già stato scritto fino alla nausea.
Vi snocciolo ora alcuni esempi a riprova di ciò che sostengo, fra i tantissimi possibili. Sono tutti frutto della mia esperienza personale, e non per protagonismo ma solo per la certezza di ciò che posso descrivere, avendoli vissuti in prima persona.
Nella primavera del 2007 inviavo agli amici di Peacereporter, sito portavoce dell’ONG Emergency, una critica all’operato di Gino Strada, che da settimane si scagliava con crescente acrimonia contro il governo Karzai in Afghanistan, reo, secondo il chirurgo e un ampio stuolo di intellettuali italiani, di violare tutte le più elementari regole del garantismo giuridico con la detenzione di Ramatullah Hanefi, manager dell’ospedale di Emergency a Lashkargah e mediatore per l’Italia nel noto rapimento di Daniele Mastrogiacomo. Un appello per la liberazione di Hanefi venne scritto e divulgato, con firme della posta di Claudio Magris, Enzo Biagi, Gherado Colombo e Maurizio Costanzo fra gli altri. Il testo cominciava con le parole “La Costituzione afghana…”. Ma quale Costituzione? Quella esportata laggiù a colpi di bombe cluster e di migliaia di morti? Quella solennemente varata a Kabul nel 2003 da Hamid Karzai e dalla sua Lloya Jirga, e cioè da un pupazzo del Dipartimento di Stato americano ex consulente del gigante pertrolifero USA UNOCAL, tenuto sotto la mira dei B52 della US Airforce, e in combutta con la peggior masnada di criminali di guerra e stupratori noti con l’appellativo di Alleanza del Nord? Quella contemplata con stupore dagli afghani nella speranza che qualunque cosa (anche un testo marziano venuto da chissà dove) fermasse le stragi della NATO e le inaudite violenze dei ceffi dell’Alleanza del Nord –responsabili di oltre 50.000 morti civili dal 1993 al 1998 di cui 24.000 solo nel 1994, e poi stupri, mutilazioni, spaccio di eroina? (5) Cioè la più classica “Constitution at gunpoint” per promuovere la “Democracy at gunpoint”? Quella? Sì, proprio quella. E il testo degli intellettuali italiani continuava così: “Il prolungarsi della detenzione di Rahmatullah Hanefi, in spregio ai diritti universali e alla più elementare dignità umana, avviene in palese violazione della Costituzione afgana… L’attuale sistema giuridico afgano è stato costruito con la collaborazione e l’importante sostegno finanziario per cinquanta milioni di dollari dell’Italia”.
Diritti universali, dignità umana, e leggi eufemisticamente nate dalla collaborazione e dal denaro italiano. Risulta a qualcuno che i pastori tagiki, che i commercianti pashtun, o che le donne hazara se li siano mai scelti quei diritti? Sappiamo almeno se li condividono? Ha un senso per loro la nostra dignità? Si sono mai espressi su quella? Cosa hanno da spartire le regole delle democrazie parlamentari europee con duemila anni di relazioni tribali centroasiatiche? Con che diritto l’Italia, Gino Strada e l’intellighenzia al suo seguito pretendono il rispetto di regole e di diritti che con secoli di vita afghana c’entrano come un intervento di laparoscopia robotica con le pratiche curative sciamaniche? Importa qualcosa che a magistrati, medici e giornalisti cresciuti su un altro pianeta certe regole afghane creino sgomento e riprovazione? Sono afghane, sono le loro regole. E il mio ragionamento continuava: se si sancisce il diritto di una potenza conquistatrice di imporre ad un altro Paese le sue regole di “democrazia e giustizia occidentale ora, subito!” a suon di proteste (di insulti, di ricatti commerciali e di missili), allora sanciamo fin da ora il diritto degli afghani, dei talebani, o dei cinesi o di chiunque al mondo di gridare “tortura e pena di morte ora, subito!” se mai capiterà che un giorno siano loro ad avere abbastanza bombe per offrirci la loro Costituzione. E tornando dunque alla ferrea determinazione di Gino Strada e soci nell’avanzare quelle perentorie richieste, quale differenza c’è fra il loro modo di pretendere “democrazia e giustizia occidentale ora, subito!” in Afghanistan e quello tipico dell’imperialismo culturale dei neocons americani capitanati da Samuel Huntington con il loro “democrazia all’americana ora, subito!” esportato in mezzo mondo? L’uso delle bombe invece che una petizione scritta a Milano? I sordidi fini di sfruttamento degli americani invece del sentimento di giustizia dei nostri intellettuali? Davvero? Credete voi che la lettera di Strada, Colombo e soci sarebbe mai giunta a Kabul senza quel dettaglio degli 8.000 morti civili di questa orribile invasione, della coventrizzazione di interi villaggi, e della nova resa in schiavitù delle donne afghane che oggi si danno fuoco con disperazione senza precedenti? (6) Credete che le consulenze giuridiche discese da Roma su Kabul non servano proprio a spianare la strada agli avvocati delle solite note corporazioni o agli infausti ‘cooperatori’ internazionali?
La realtà, per chi vuole vederla, è che Gino Strada, proprio lui, si era accodato al più classico imperialismo culturale, e questo era sbagliato. Terribilmente sbagliato.
Scrissi tutto ciò a Peacereporter, li invitai a una riflessione fondamentale, che va al cuore dell’intercultura, che è oggi di drammatica attualità. Sostenevo che non è in quel modo che si ottiene un avanzamento dei valori fondamentali dei popoli (ciascuno i suoi). Lo pubblicarono? Macché. Concessero ai loro lettori il beneficio del dissenso? Macché. La ‘parrocchia’ si chiuse a riccio, e fine del libero dibattito. Infatti su Peacereporter un libero dibattito su Emergency e sulle sue tante controversie è impossibile.
Se questa parrocchialità accade fra i ‘nuovi’, fra quelli che non hanno Confindustria o il Vaticano che gli soffia sul collo, immaginate al Corriere o al TG1 di Gianni Riotta.
E di seguito: si chiuse a riccio la ‘parrocchia’ del Manifesto quando, dopo vent’anni di collaborazione, mi negarono la pubblicazione di un editoriale dove gli chiedevo: “Se Calipari fosse morto nelle stesse identiche circostanze, ma per salvare Agliana, Quattrocchi, o Cupertino, voi cosa avreste scritto di lui? Avreste celebrato la morte di un eroe, o avreste scritto di uno ‘sbirro’ al servizio sciagurato dei contractors imperialisti?”. In altre parole, l’onestà intellettuale non andrebbe posta in cima al lavoro della storica testata senza padroni? Se non si fa chiarezza su questo punto in via Bargoni, come si procede? Si può procedere? Silenzio.
Spettacolare la parrocchialità di un gruppo No Tav della Val di Susa, e sto sempre nell’ambito dei cosiddetti ‘liberi battitori’, per gli essenziali motivi citati in precedenza. Il 14 febbraio 2008 ricevo da una loro attivista un invito a tenere un dibattito in valle: “Sia come associazione che come comitati No Tav saremmo felici di averti ospite a qualcuna delle serate informative che organizziamo, oppure di organizzarti alcune serate (nei vari paesi della Val di Susa e Sangone) sul tema della censura sull’informazione in Italia.” Notate che il fulcro della cosa è la censura. Rispondo il 27 dello stesso mese e fra le altre cose scrivo: “Possiamo parlare di informazione, società civile organizzata, cosa fare e come. Sappi che dico cose molto impopolari per i fans di Grillo, Travaglio ecc.”. La solerte signora cinque giorni dopo specifica: “Nella riunione di comitato di giovedì scorso ho portato il nostro scambio di mail e ci siamo chiesti cosa intendi con ‘cose molto impopolari per i fans di Grillo, Travaglio ecc’… vorremmo capire meglio, anche per non creare confusione fra la gente a cui ci rivolgiamo, visto che martedì avremo, per l’appunto, Marco Travaglio che presenterà il suo libro Mani sporche… Se riesci a mandarci uno spunto per fargli magari qualche domanda specifica che ci faccia capire te ne saremmo grati.”. La indirizzo alla lettura del mio Considerazioni sul V-day (7) e allego una precisa serie di domande critiche per Travaglio, poi attendo. Attendo, attendo. Dopo divesi giorni sollecito, e a metà marzo mi arriva una mail di centosette righe fitte, dove l’attivista No Tav si dilunga eternamente sulle sue lotte sociali, sul coraggio, sugli alti ideali. Poi, in fondo: “… Devo dirti in tutta onestà che non abbiamo sfidato Travaglio… gli siamo riconoscenti per essere venuto… grazie a questo fatto sono arrivati tantissimi cittadadini (uno stadio zeppo come da foto allegata, nda)”. Ed ecco la stoccata finale: “Tu sei un grande e coraggioso giornalista… all’interno del nostro comitato il dibattito è al punto che ci piacerebbe avere prima un incontro-confronto con te, per capire…”.
Ah sì?, rispondo. Lo avete fatto “l’incontro-confronto per capire” con Travaglio? Con Imposimato? Con Diego Novelli? Cioè con tutti gli altri ospiti delle vostre serate? E vi siete preoccupati anche con loro di “non creare confusione fra la gente a cui ci rivolgiamo”? Da quando si fanno i pre-esami agli intellettuali che si invitano a parlare alle serate? Risulta a qualcuno che questa sia la prassi? Non commento oltre, non credo ce ne sia bisogno. Censura, altro che libero dibattito in quel No Tav. La ‘parrocchia’ è chiusa in Val di Susa, e perdonate la rima.
La medesima cosa mi accade in un centro sociale di Bologna, l’XM24, forse ancora peggio. Questi sono gli antagonisti arrabbiati, i giovanissimi irriducibili, gli sfasciaSistema per eccellenza. Bene. L’invito che ricevo è a parlare di informazione, e tutti sanno che sono nel mezzo di un’aspra polemica con Report di Milena Gabanelli, che accuso di essere collusa con la RAI in Censura Legale (8) e impegnata in un’opera di censura a tappeto del dissenso nel forum della sua trasmissione (9). Tre giorni prima dell’incontro, un rappresentante del collettivo si presenta a casa mia: ha parlato con Bernardo Iovene, collaboratore stretto di Gabanelli ma soprattutto amico intimo del leader di XM24. Iovene sostiene che io vado raccontanto balle e diffamazioni sia su Censura Legale che sulla censura nel forum di Report, è vero? In via del tutto eccezionale, data la giovanissima età del ragazzo, gli perdono quello che non ho perdonato ai No Tav, e mi sottopongo a verifica preventiva. Mostro al giovane tutti i documenti processuali, le prove nero su bianco, rispondo a ogni domanda. Lui è soddisfatto. L’incontro si fa. Dopo 48 ore mi arriva una chiamata: Iovene è stato di nuovo al collettivo, c’è stata discussione, e allora “Barnard lei può venire, può parlare di informazione, ma non può parlare di Report (sic)”. Avete letto giusto: i giovani antagonisti, gli antiSistema duri e puri, vietano preventivamente all’ospite di parlare, gli mettono un guinzaglio affinché più in là di qualche metro non vada. Non credo sia mai capitato a Porta a Porta, non così spudoratamente. ‘Parrocchia’ anche qui.
E poi i meet up di Beppe Grillo, e Grillo in persona. Qui la ‘parrocchia’ ha veramente funzionato, soffocando un pezzo di informazione con la stessa efficienza di un Tg di Emilio Fede. Spiego i fatti. La eco della mia pubblica denuncia della collusione di Milena Gabanelli con RAI in Censura Legale ha toccato gli angoli più disparati della Rete, e naturalmente è approdata ai meet up. Alcuni membri di quei gruppi hanno d’istinto portato la vicenda nella pagine del blog di Grillo, visto che si parlava di censura e a pochi giorni dal V2 day sull’informazione. Ma a quel punto un fatto curioso ha iniziato ad accadere: i loro messaggi indirizzati al comico genovese sparivano. Strano. Vi lascio alla spettacolare sequenza di eventi così come sono accaduti al meet up di Napoli, per comprendere di cosa sto parlando:
“Posted mar 27, 2008 at 11:32 AM
Qualche giorno fa mi hanno passato questi due link: http://www.arcoiris.t… e http://www.arcoiris.t… Questi video non sono altro che l’intervista a Paolo Barnard: uno dei migliori giornalisti…scusatemi… EX giornalista di Report, la famosa trasmissione televisiva di rai tre condotta da Milena Gabanelli. Dovete - per favore - vedere i video perchè DOVETE aprire gli occhi. Milena Gabanelli come Pozio Pilanto se ne è lavata le mani, sul forum di Report sono stati bannati (censurati) tutti gli interventi su questo argomento (CESURA LEGALE).
Sul sito di Beppe Grillo è stata fatta la stessa cosa… Apriamo gli occhi.
Vittorio Emanuele”
“Posted mar 28, 2008 at 3:38 PM
Io scrivo sul forum di annozero e qualche volta su quello di report. Ho partecipato solo all’inizio alla lunghissima discussione che c’è stata e che poi è sparita. Conosco le persone bannate, sono persone civili, educate, acute, con un senso civico altissimo. Non hanno mai sforato nell’offesa o nella volgarità, ma hanno dato fastidio chiedendo, pretendendo chiarimenti.
Tutto questo può diventare improvvisamente non interessante perchè barnard ha fatto il nome di grillo?
Grillo sta organizzando un V-day sulla informazione, perchè non affrontare anche questa questione? E’ importante o no per la democrazia, per il sistema informazione in italia….la gabanelli non ne parla.
Maria Gabriella”
“Posted mar 28, 2008 at 9:51 PM
Ho bisogno di una risposta a questo quesito: io e altri abbiamo ripetutamente postato la lettera aperta (su Censura Legale di Barnard, nda) sul blog di Grillo. Non è mai stata postata. Come mai? Qualcuno sa darmi una spiegazione? Grazie.
Maria Gabriella”
“Posted mar 28, 2008 at 10:03 PM
Prova a spezzettarla, il blog accetta 2000 caratteri per volta.
Mariano.”
“Posted mar 28, 2008 at 10:37 PM
…cmq è vero è da piu di mezzora che cerco di postare su blog di Grillo la lettera aperta su Censura Legale (di Barnard, nda), non riuscendoci… Non mi postano neanche le mie proteste in merito………
non capisco………..
Mariano.”
“Posted mar 29, 2008 at 1:17 AM
non potevo, non volevo crederci… mi chiedo che senso abbia il v2day sull’ INFORMAZIONE se Grillo sul suo blog applica la censura nei cfr. di determinati argomenti…. sono confuso….deluso…
pretendo chiarimenti…chiedo a Roberto Fico, Marco Savarese e Vittorio, e a tutti gli amici del meetup di napoli di pretendere altrettanto…. di chiedere chiarimenti a Grillo…. che questa discussione venga puntinata.”
La notizia che anche Grillo stia censurando sul suo blog rimbalza allarmante a diversi altri snodi italiani dove si raggruppano i seguaci del comico, come Milano, Roma, Bologna, Ladispoli, Carbonia, o Messina:
“Posted apr 13, 2008 at 5:07 PM
Sul BLOG di Grillo i post che contengono il nome di BARNARD vengono censurati. Provate voi stessi e vedrete. Io ho fatto alcune prove, anche camuffando il nome. Niente. Mi pare una questione molto seria. Ne vogliamo discutere?”
“Posted apr 9, 2008 at 9:09 PM
Se ci tappiamo gli occhi di fronte a questa vicenda; se non siamo in grado di rompere quelle che assomigliano alle vecchie regole di omertà e fedeltà alla linea di partito; se non facciamo questo, ora e subito, credo dobbiamo rinunciare ad ogni speranza di cambiamento e di battaglia per la verità. Voglio poter andare al prossimo V-Day con l’animo in pace e con la coscienza pulita
Stefano.”
“Fabio bergonzoni (cipputi) Commentatore certificato 01.04.08 11:09 |
quando mi capita di scrivere un commento non troppo “consono” al blog viene censurato… dio mio c’è del marcio anche qui? ho visto che non capita solo a me. è triste. è sconfortante. non si sa più dove girarsi… non c’è piu niente di pulito.”
Io stesso ricevo diverse mail che confermano puntualmente la censura sul blog di Grillo e di cui offro solo alcuni esempi:
Date: Mon, 07 Apr 2008 15:32:29 +0200
From: Stefano
To: dpbarnard@libero.it
Subject: Di nuovo su censura legale
“Ho provato a spedire un messaggio nel blog di Beppe Grillo, le cui uniche parole riconducibili al tuo caso erano RAI, Gabanelli, Report e Barnard: niente, il messaggio non è arrivato.
Ultimo tentativo, questa volta con le parole camuffate… Ne ho spediti un paio e sono rimasti là almeno una mezz’ora/un’ora (probabilmente erano un po’ distratti). Stamattina i miei post erano spariti. Questa vicenda mi disgusta…”
Date: Tue, 11 Mar 2008 12:17:03 +0100
From: mariapiapil@****
To: dpbarnard@libero.it
Subject: Re: Report e Anno Zero
“Ho scritto quanto segue nel blog di Grillo. Non ne ho trovato traccia… Mp.
‘Vorrei esprimere il più totale rifiuto e indignazione verso la Censura Legale di cui è oggetto Paolo Barnard e tutte le persone che in diversi blog e forum….’”
Date: Fri, 21 Mar 2008 18:21:08 +0100
From: sapesci@****
To: dpbarnard@libero.it
Subject: Grillo censura…
“Avevo già segnalato il tuo caso sul sito di Beppe Grillo. Una delle due segnalazioni che ho inviato, quella nel commento più votato, è stata bannata!…. La Gabanelli anche lì evidentemente non si tocca! ma tu resisti… non sei solo!”
Tutto questo accade a meno di un mese dal V2 day di Torino. In sostanza: Beppe Grillo, che sta lanciando la più imponente crociata popolare contro l’informazione “di regime” della storia contemporanea, usa la censura nel suo stesso blog, da lui sventolato ai quattro venti come il futuro della libertà di espressione, come il salvagente della libertà di parola in Italia. Lo fa, aggiungo, perché notoriamente amico intimo di Milena Gabanelli, e fra compagni di ‘parrocchia’… Ma ciò che sarà ancor peggio, è come l’ondata di indignazione di tanti membri dei meet up si spegnerà docilmente al sopraggiungere dell’adrenalinica giornata del 25 aprile, con la sua cornucopia di emozioni, protagonismo per un giorno e trascinamento acritico di tanti da parte dell’istrionico genovese. Eppure non sarebbe stato difficile capire che in gioco vi era un fatto gravissimo, e cioè la scoperta che il grande inquisitore aveva replicato lo stesso odioso comportamento che si accingeva a castigare con feroce intransigenza in tanti altri. E se una frazione di rigore intellettuale e morale fosse riuscita a sopravvivere a quella festa di piazza, i seguaci di Beppe Grillo avrebbero dovuto imporre una riflessione all’intero evento: quella replica ipocrita lo aveva già corrotto fin nelle fondamenta prima ancora di iniziare, inaccettabile continuarlo così.
Ahimè rimane un fatto che da quella data è calato il silenzio su questo caso. Di nuovo, la ‘parrocchia’ dei meet up ha chiuso i portoni, e un libero dibattito sulla gravità del comportamento di Beppe Grillo è rimasto fuori.
Il caso Gabanelli. Il ‘litmus test’.
Quando il parroco chiama a raccolta. E sempre in tema, mi soffermo sulla reazione di alcuni dei più noti rapppresentanti dell’Antisistema italiano a quella parte della mia denuncia su Censura Legale che inevitabilmente ha gettato ombre sulla conduttrice di Report Milena Gabanelli. Essa si è rivelata un litmus test, per dirla all’inglese, e cioè un vero banco di prova. Infatti, nella ‘parrocchia’ che si è chiusa a riccio a protezione della nota giornalista si sono infilati alcuni dei nomi più celebri della compagine dell’informazione antagonista italiana. Non è loro bastata la schiacciante mole di prove documentali che inchiodavano Gabanelli e la RAI; non gli sono bastate le proteste per iscritto con nomi e cognomi dei tanti cittadini censurati brutalmente dalla Gabanelli per aver osato dissentire e chiedere spiegazioni; non è stato sufficiente spiegargli accoratamente che la replica al loro interno dei metodi del Sistema-potere è una bomba a orologeria moralmente inaccettabile e che finirà per delegittimarli danneggiando irreparabilmente tutti gli attivisti italiani. Nulla di tutto questo è servito, e così Marco Travaglio, Aldo Grasso, Lorenzo Fazio, Sabina Guzzanti, Beppe Grillo e persino Piero Ricca si sono schierati in difesa della propria ‘parrocchia’, ciascuno a modo suo.
Prima di continuare preciso e sottolineo: il fatto che il caso Gabanelli sia ricorrente lungo diverse parti di questa narrazione non è segno di un mio accanimento rancoroso, di una malcelata velleità vendicativa, di squilibrio professionale. Le ragioni sono quelle appena citate, e solo quelle: si è trattato di un punto di svolta clamoroso, un episodio che ha per la prima volta squarciato il velo su una dibattito soffocato anche se di fondamentale interesse pubblico: sono veramente diversi dal Sistema-potere i nuovi ‘paladini’ italiani della libertà di parola? Come reagiscono quando sono loro a essere colti in fallo? Possono centinaia di migliaia di italiani fidarsi ciecamente di loro? E in ogni caso, è giusto affidarsi?
Ecco perché quell’affaire ricorre così spesso qui. Mi ha scritto una lettrice: “Gent.le Dr. Barnard, sono rimasta colpita sia dalla vicenda in sé, sia dalle relative implicazioni sociali. Ritengo che quanto è avvenuto sia gravissimo: anche i programmi e le rubriche che (apparentemente) prendono posizione a favore di una cultura della legalità e dei diritti sono, dunque, “sepolcri imbiancati” (per usare un’espressione molto forte ma, credo, non fuori luogo)”.
Marco Travaglio.
La prima volta che portai all’attenzione del giovane cronista di giudiziaria le crepe che si stavano aprendo nel gruppo dei ‘paladini’ fu il 14 dicembre del 2006. Le risposte che mi arrivarono furono dei monosillabi inespressivi e seccati. Mai alcunché sui punti specifici. Fu uno dei primi a ricevere la mia denuncia su Censura Legale, di cui lui stesso è vittima fra l’altro, ma nulla. L’ho sollecitato di recente con una lettera aperta, nella quale gli chiedevo di esprimersi sia sul critico rapporto fra fama/potere e libertà d’espressione (Travaglio è un’idolo nazionale e corre seri rischi in questo), sia sul comportamento della collega Gabanelli. Nessuna replica. Poi ricevo da un lettore quello che Travaglio aveva a lui dichiarato in merito a ciò che gli avevo scritto: “Sono tutte balle (vicenda Gabanelli)” e “Non ho tempo da perdere dietro ai delirii di uno squinternato che mi diffama su internet con processi alle intenzioni (le mie considerazioni su fama/potere e libertà)”. Replico a questo livello di tracotanza offensiva e di ignoranza dei fatti (Travaglio, che è un cronista, evidentemente non sa nulla delle prove documentali che ho fornito in Censura Legale) e fra le altre cose scrivo: “Nessun processo alle intenzioni. Travaglio si è già corrotto. Come fa lui, il censore morale, a stare fisso nel salotto Tv di uno che per prima cosa è un arcinoto raccomandato di lunga data della lottizzazione Tv dell’asse PCI-Sandro Curzi, ma che ha poi fatto scempio del mandato elettorale di tanti italiani per scendere da Strasburgo (dove ha soggiornato a spese dei cittadini) a riprendersi il suo ‘giocattolo’ preferito? Cos’è un mandato elettorale? Un parcheggio temporaneo? Una cura ricostituente? E costui, cioè Santoro, oggi sta in televisione a bacchettare il malcostume della politica (sic). Può Marco dire quanto sopra in faccia a Santoro in diretta ad Anno Zero? Eppure sono fatti conclamati. Può? Lo ha fatto?
Può Travaglio dire che la sua casa editrice Chiarelettere è diventata il fans club di un magistrato e di una fetta di magistratura con tanto di striscione e motto sul sito (caso unico in occidente), facendo così a pezzi il più sacro dei principi dei checks and balances nel giornalismo? Può? Lo ha fatto?.
Può Travaglio spiegarci cosa ci stanno facendo lui e Milena Gabanelli in prima serata Tv dopo che lui stesso ha perentoriamente dichiarato nel 2006 quanto segue:
‘In televisione è vietato tutto ciò che è libero, indipendente e autonomo. Perché? Perché non si sa mai cosa può dire uno libero, che non risponde, non si sa mai cosa potrebbe fare, non si sa mai cosa potrebbe raccontare… Se uno è asservito è controllabile, si conoscono le dimensioni del suo guinzaglio, e si sa anche chi lo tiene in mano il guinzaglio. Chi non ha il guinzaglio in televisione in questo momento non lavora e chi ci lavora in un modo o nell’altro un suo guinzaglio ce l’ha.
Si tratta a volte di scoprirlo, per quelli più furbi, che lo nascondono meglio, per altri si tratta di capire quanto è lungo, ma non c’è dubbio che chiunque lavori in televisione nei posti chiave, che si occupano di informazione, di attualità, o che si occupano disettori limitrofi, il guinzaglio c’è e lo tiene in mano qualcuno. Poi ci può essere qualcuno che ha il guinzaglio e pure è bravo (sic, nda), non è mica escluso, è difficile, ma non è escluso; la regola è comunque che ciascuno deve essere controllabile e ciascuno deve essere prevedibile , ciascuno deve avere qualcuno che garantisce per lui altrimenti sulla base delle proprie forze e delle proprie gambe lì dentro non ci si entra’?”
E ora aggiungo: può Travaglio farci capire come è possibile che il direttore di RAI 3 Ruffini sia, secondo le sue lapidarie parole, un censuratore di professione “perché ha cancellato Raiot di Sabina Guzzanti”, quando lo stesso Ruffini lascia Report in prima serata da più di 4 anni? Lo è o non lo è un censuratore? Oppure è la Gabanelli che ha le spalle coperte? O è Travaglio che diffama a casaccio? Può chiarire?
Può questo giornalista dare conto della sua partigianeria manifesta per un partito politico con tanto di indicazione di voto pre elettorale (IDV e Di Pietro) e di come questo suo comportamento deturpi l’abc della nostra deontologia, che pretende una netta separazione del giornalista dalle fonti del potere che dovrebbe severamente monitorare?
Può infine avere la decenza di leggersi le carte processuali che così chiaramente espongono Milena Gabanelli come collusa con la RAI in uno dei più gravi casi di Cesura Legale, e le testimonianze dei cittadini censurati dalla condutrice di Report? E avrà la coerenza di prendere posizione contro quel malaffare nato nel cuore dell’informazione ‘pulita’, così come lo condannerebbe se praticato da chi non è suo amico personale? Insomma, avrà la forza di non finire a erigere muri attorno all’ennesima ‘parrocchia’?
La risposta a ciascuno di questi quesiti è no. Perché fra ‘parrocchiani’ non ci si tocca, e al diavolo la libertà di pensiero, la libertà d’espressione e l’onestà personale.
Lorenzo Fazio e Aldo Grasso.
Editore di provenienza Rizzoli e patròn della casa editrice Chiarelettere – che pubblica Travaglio, Gomez, Corrias, Barbacetto, Beha ecc. – Lorenzo Fazio ha avuto fra le sue firme sia il sottoscritto che Milena Gabanelli. Da notare che questo editore ospita nel suo sito un blog dal titolo Tiro Libero, spazio dedicato al monitoraggio del giornalismo italiano. Sono ancora in attesa che quel ‘monitoraggio’ dedichi a Censura Legale qualcosa di meglio di tre righe vaghe e fuori tema. La Censura Legale non è cosa da poco, è a tutti gli effetti una minaccia serissima alla libertà di stampa italiana, come conferma mirabilmente un saggio di una delle nostre più rispettate giuriste, Giovanna Corrias Lucente, e che così riassume la serietà della questione: “Sulla testa di ogni giornalista pende oggi la spada di Damocle di una querela per diffamazione. Lui – e il suo giornale – rischia la bancarotta, chi querela assolutamente niente. Anche se la denuncia si rivela infondata, infatti, è quasi impossibile ottenere un risarcimento. Risultato: i giornalisti scrivono sempre di meno e sempre più politically correct, le querele per diffamazione non si contano e i danni morali liquidati raggiungono cifre sbalorditive. Con buona pace del pluralismo e della libertà di stampa.”. (10) Ma Lorenzo Fazio è della ‘parrocchia’, ha la conduttrice di Report in prima fila fra le firme Vip dei sostenitori della sua impresa editoriale, e dunque zitto, “con buona pace del pluralismo e della libertà di stampa”.
Aldo Grasso, il critico televisivo più caustico d’Italia, uno spirito libero, così dicono. Lo chiamo in febbraio, gli espongo la questione Censura Legale, e lui: “E’ grave, è capitato anche a me, un editore mi ha lasciato solo in tribunale a sorbirmi tutte le grane di ciò che mi aveva pubblicato…”. Bene, replico, allora sai di cosa parlo, ci scrivi due righe sul Corriere? Grasso: “Ma… sai… io sono amico della Gabanelli, e prima di attaccare un’amica dovrei vedere meglio…”
Notate bene che non ha detto ‘prima di attaccare un cittadino’, che sarebbe stato solo giusto. Ha detto “un’amica”, cioè il critico televisivo è ‘compagno di merende’ di chi dovrebbe scrutinare. Non demordo, gli mando ogni prova documentale, ogni riscontro nero su bianco, tutto. Lo richiamo dopo quasi un mese, e la solfa è la stessa: “Ma sai… io sono amico della Gabanelli, e prima di attaccare un’amica…”.
Piero Ricca.
Il 2 aprile 2008 mi scrive: “Caro Barnard, vorrei capire meglio la vicenda che la riguarda. Vorrei farle un’intervista, magari video, ma non necessariamente, da far girare on line, a partire dal mio blog. Un cordiale saluto, Piero Ricca”. Ne sono felice, accetto. Lui ribadisce: “M’interessa anche il tuo punto di vista su leadership e responsabilità individuale nel campo della società civile ‘progressista’ o ‘antagonista’…”. Perfetto, ancora meglio. E ancora lui: “Confido in video-intervista sugli sviluppi e il signficato del caso non appena possibile per antrambi”.
Nel frattempo lo rendo edotto di ciò che penso dell’Industria della Denuncia e dell’Indignazione, e glielo dico chiaro, lui c’è dentro fino al collo. Parliamone. Inoltre gli manifesto il mio disagio di fronte a certi suoi, chiamiamoli, eccessi di provocatorietà nel corso dei suoi arrembaggi a Vip politici o finanziari. Il rischio, suggerisco, è proprio quello di replicare metodi violenti nel nome di una autoreferenziale giustezza civica. Piero si risente un poco, me lo comunica. Il tempo però passa, e dell’intervista che mi voleva fare si sono perse le tracce.
Sabina Guzzanti.
Stessa trafila di Ricca, anche lei mi contatta per una intervista, l’11 di febbraio: “Caro Paolo Barnard, dato che sto lavorando a un film documentario sull’informazione vorrei intervistarti e raccogliere la tua testimonianza (sperando che la parola non ti ricordi troppo i tribunali)”. Scottato come sono dall’effetto ‘parrocchia’, decido di mettere le mani avanti: cara Sabina, leggi prima quello che ho scritto di voi Vip alternativi e di ciò che state facendo, poi se ancora vorrai sentirmi… Lei replica: “Caro Paolo, grazie della risposta. Ho letto il tuo articolo e non mi è passata la voglia di intervistarti. Ti chiamerò un giorno di questi per prendere un appuntamento”. Sono ammirato, forse qui si respira aria nuova. Nelle settimane seguenti le mando via mail i dettagli della vicenda Censura Legale, e con essi una sintetica cronaca in diretta della censura che sta calando implacabile su molti utenti del forum di Report man mano che la cosa monta. Le segnalo anche quella del blog di Grillo. Sabina inizia a mandarmi messaggi interlocutori: “Su Grillo mi sono arrivate voci che sul blog ci sia censura, mi pare che la voce si stia spargendo, d’altra parte è pure una sua scelta parlare di quello che vuole…” Le rispondo: “No, scusa, ma hai preso un granchio. Non si tratta del suo diritto di postare ciò che lui vuole. Qui parliamo dei cittadini, i cui contributi lui non deve filtrare, se non in casi di palesi volgarità o illegalità. I post dei cittadini sul suo blog sono liberi, e lo sono sempre stati. Lui cancella quelli scomodi, li censura”.
Sabina di nuovo: “Mi sembra che il senso della tua battaglia debba essere protezione legale da parte degli editori per i giornalisti che si espongono, più che una guerra contro la Gabanelli”. Comprendo subito il pericolo del fraintendimento che talvolta mi accompagna, e cioè la convinzione di alcuni che io mi stia accanendo per un rancore personale contro una giornalista, piuttosto che sui principi di una battaglia per la libera informazione. Replico con fermezza: “Il senso della battaglia è sia contro gli editori che ci abbandonano sia contro chiunque censuri, se mi permetti. Gabanelli sta censurando a man bassa e partecipa a Censura Legale. Cosa devo fare? Il solito ‘compagno di merende’ alla Aldo Grasso o Grillo che con la censura di Mimun sbraitano furibondi ma con la loro amica no? Fammi capire Sabina, la censura puzza di meno se la fa una amica tua o mia? Dimmi come ti posizioni tu, perché qui veramente si fa fatica a capire. La guerra la si fa contro chiunque censuri e se si chiama Gabanelli chissenefrega. O sbaglio?”.
La Guzzanti non si convince, lo scoglio Gabanelli rimane nel mezzo. Poi, quando scrivo di Marco Travaglio ciò che avete letto sopra, Sabina cambia tono, ahimè. Mi premuro di ricapitolarle tutti i punti spinosi, le gravi contraddizioni e i rischi che accompagnano la celeberrima figura del cronista, e concludo: “Sabina, quando si diventa Star non si è più liberi. Perché la fama dà potere, e il potere diventa prioritario rispetto alla libertà. Rileggi i nomi che ho citato (Ivan Illich, Noam Chomsky, Howard Zinn, John Pilger, Rachel Corrie… Giovanni Ruggeri, Giorgio Ambrosoli, Corrado Staiano, Ilaria Alpi, Peppino Impastato, nda), quelli non furono e non saranno mai in prima serata Tv. Va fatto altro, e l’ho scritto e credo che tu l’abbia letto”. Lei: “Caro Paolo, condivido la battaglia perché i giornalisti siano protetti legalmente dalle testate per cui lavorano, non condivido la battaglia anti Gabanelli. Non condivido la battaglia anti Travaglio di cui ho stima.” E di seguito, a proposito dell’impianto generale delle mie critiche ai ‘paladini’ antisistema, la Guzzanti sentenzia: “Francamente mi sembra un’analisi che nasconde frustrazione e rivalsa mal indirizzate”. Dunque, sarei in fondo proprio un rancoroso frustrato che fa battaglie anti qualcuno per rivalsa personale e invidia. Ci risiamo. La mia ultima replica alla Guzzanti sarà dura, le scrivo che in fondo anche lei, messa di fronte all’evidenza scritta nero su bianco della replica fra i suoi colleghi antagonisti della censura e dell’arroganza tipiche del Sistema-potere, sceglie di non prendere posizione, di non vedere. E’ facile, le dico, e soprattutto fruttuoso scendere in campo quando c’è da difendere i censurati Vip, dà visibilità mediatica; ma non vedo in lei lo stesso fervore di giustizia di fronte alla censura degli anonimi Marisetta, Salvo, Silvia, Francesco…, o di fronte alla palese violazione della coerenza morale da parte dei suoi amici Marco, Beppe, Milena, con il pericolo per tanti che ne consegue. Così, amica mia, si sceglie la propria appartenenza alla ‘parrocchia’, non l’interesse comune.
(Non mi ha più risposto. Anche l’intervista con la Guzzanti credo si andata a farsi benedire, ma tant’è)
Beppe Grillo.
Del suo essere ‘’compagno di merende’ della Gabanelli (ma anche di molti altri), e della censura che questa condizione ha generato nel suo blog ho già detto. Vi rivelo solo un ulteriore aneddoto assai significativo: una sua cara amica, di nome Valentina, ex studentessa dell’amico Carlo Belli dell’università di Perugia e attiva nel meet up di Losanna, si interessò a Censura Legale, di cui postò il testo integralmente. Ne seguì uno scambio di mail col sottoscritto e la sua iniziativa di sensibilizzare Grillo con una interpellanza personale. Il comico le rispose: “Dì a Barnard che faremo il V2 day anche per lui”. Di questa risposta faccio notare una sola parola: per piuttosto che con. Non con i temi che Barnard porta allo scoperto. In altre parole: se ne stiano a distanza Barnard e ciò che denuncia, che noi lavoriamo anche per lui (sic).
In conclusione, quanto sopra dovrebbe in un pubblico sano destare una profondissima preoccupazione e molte domande. Ma tornando al punto di partenza, ne rimane una fondamentale: come fa un Paese così intriso nel Sistema e anche nell’Antisistema dalla perenne tendenza alla parrocchialità a difendere la libera espressione e ad esprimere una libera informazione?*
Inutile proporre riforme, leggi, invocare esempi esteri di trasparenza. Fra questi ultimi, per citarne uno, la britannica BBC è perennemente menzionata. E allora diamo una breve occhiata a come è gestita la BBC e da chi. Il suo CDA si chiama BBC Trust; la sua dirigenza è la Executive Board. Il BBC Trust è nominato dalla Regina su consiglio dei ministri del governo. La Executive Board (16 direttori e direttore generale) è interamente nominata o approvata dal BBC Trust. Riflettiamo: tutta l’emittente pubblica britannica, esempio mondiale di indipendenza e qualità, è gestita a cascata da un monarca e dai suoi ministri, attraverso lo strumento del BBC Trust che di fatto controlla tutto quanto è sotto di lui. Un monarca, e dei politici oltre tutto neppure di maggioranza e opposizione, ma solo di maggioranza. E dov’è dunque il tanto celebrato sbarramento alla potenziale lottizzazione e manipolazione della Tv pubblica inglese? Non c’è, o meglio, c’è e si chiama ‘sono inglesi’, tutto qui. Infatti, basta immaginare il trasferimento di un simile sistema di controllo nel sottobosco corrotto e bizantino della nostra Italia e capite benissimo perché in queste righe io insisto sul punto imprescindibile: non va cambiata l’informazione, vanno cambiati gli italiani.
* (e cosa sarà di Canale Zero di Giulietto Chiesa se prima non affronteranno il pericolo ‘parrocchia’?)
Cos’è informare. Cosa fa un giornalista.
Ve lo diciamo noi. Ogni pomeriggio dell’anno i direttori di testata, i caporedattori e giornalisti assortiti si riuniscono e decidono cosa raccontarci il giorno seguente (quotidiani), la settimana entrante (periodici), la sera stessa (Tg). Sul tavolo delle redazioni giacciono pile di notizie, principlamente sotto forma delle cosiddette ‘agenzie’ (dispacci delle agenzie di stampa), ma anche fatti raccolti in ogni modo immaginabile, gossip, segnalazioni, e di rado qualche inchiesta. Dopo alcune ore l’80% di tutta quella roba viene scartato, e il rimanente 20% viene eticchettato in ordine di importanza: titolo d’apertura per questo… questo in evidenza… quello meno… quell’altro solo un accenno, e così via. I criteri di questa selezione e attribuzione di visibilità li sapete bene, sono spessissimo vergognosi, inutile qui ricordarli o ricordare chi li detta (dall’esterno delle redazioni). Ma ciò che è assurdo in tutto questo non è tanto la vergogna dei criteri sopraccitati, quanto il fatto che si dia per scontato nel giornalismo attuale che informare significhi selezionare notizie e offrirle ai cittadini. Questo non è informare. Informare correttamente è invece solo questo: pubblicare, nei limiti degli spazi fisici delle testate, tutte le notizie possibili, il maggior numero possibile. Punto. La selezione di ciò che è importante, e dunque a cosa dare il titolo in evidenza, la farà il cittadino nella sua testa leggendo o guardando le notizie. Ciascuna persona, nella sua libertà di pensiero e facoltà di discernimento, cioè protagonista dell’informazione, farà i propri titoli a caratteri cubitali sul giornale o i propri titoli di apertura del Tg, che di conseguenza nei quotidiani e nei telegiornali dovrebbero scomparire. Ma per potere fare ciò, le persone devono poter avere tutte le notizie che è possibile dare nei limiti delle 24 ore, e non una striminzita cernita precotta e opportunamente enfatizzata rifilatagli ogni santo giorno come l’omogeinizzato al bambino.
I direttori e le redazioni dovrebbero solo verificare l’attendibilità delle fonti delle notizie, e scartare solo ciò che palesemente incita alla violenza, palesemente diffama o palesemente falsifica la realtà. E sottolineo palesemente. Lo spazio per le idee del direttore, delle firme di prestigio, o dell’editore (e dei loro refrerenti inevitabili) dovrebbe essere quello della pagina delle opinioni, o degli editoriali Tv. Parimenti, uno spazio va riservato alle inchieste, saggi ecc. Ma oltre a ciò, la discrezionalità dei giornalisti non dovrebbe esistere. Questi dovrebbero essere i limiti del mestiere di chi pubblica notizie.
Utopia? Mi interessa poco. Di fatto informare dovrebbe essere questo, cioè raccontare al cittadino quello che lui/lei non può conoscere, tutto quello che lui/lei non può conoscere. Non vedo l’alternativa.
Compagni di merende. Il mestiere del giornalista, in Italia più che altrove, è anch’esso male interpretato. La più bella definizione di cosa significhi fare il nostro mestiere l’ho sentita anni fa da una giornalista straordinaria, l’israeliana ebrea Amira Hass. Disse: “Il nostro compito principale è di monitorare le fonti del potere”. Semplice e cristallino.
Monitorare le fonti del potere significa scandagliarne quattro primariamente: le tre della notissima suddivisione di Montesquieu – esecutivo, legislativo e giudiziario – e l’ultimo arrivato, il quarto potere, cioè proprio l’informazione. Per fare ciò, il giornalista necessita di una dote sopra a tutte: saper essere un professionista solo. Significa essere un libero battitore, capace di guardare e se necessario criticare a 360 gradi tutto e chiunque, e cioè gli sconosciuti e i distanti, ma anche i conosciuti e i compagni di strada. In particolare questi ultimi, perché è proprio all’interno del proprio cortile di casa (o ‘parrocchia’) che spesso si annidano i misfatti più difficili da snidare. Ne consegue appunto che il giornalista non deve mai far comunella con alcuno, con i politici, con i magistrati, con i colleghi ecc., e deve tenersi da tutti a debita distanza.
Invece in questo Paese la norma è che i giornalisti facciano ‘parrocchia’ con altri ‘compagni di merenda’, che siano visti a cena con legislatori, in vacanza con industriali o con giudici, allo stadio con amministratori pubblici, ai dibattiti a braccetto coi magistrati, ai convegni coi banchieri, e che se ne vantino. Capita in Italia di vedere dilagare la banda dei quattro col comico, il politico, il cronista e il manager occulto che fanno e disfano mischiando deplorevolmente giornalismo, politica, attivismo, business, manipolazione di massa col codazzo di altri volenterosi giornalisti; capita che un direttore di giornale si vanti dell’amicizia personale con l’ex presidente del Senato grazie alla cui firma il suo quotidiano esiste, in un incredibile conflitto d’interessi; capita che la nota firma di prestigio saltelli con disinvoltura dentro e fuori dai poteri che dovrebbe monitorare, parte PR man-manager-affarista, parte diplomatico-lacché di potente famiglia, e poi di nuovo giornalista, tutto in uno; capita che giornalisti e magistrati si abbraccino a tal punto da sfondare nell’ambito del movimentismo, quasi ci si aspetta di vederli fare picchetti e volantinaggio di fronte ai palazzi di Giustizia. Alla faccia dei checks and balances che la tradizione anglosassone ci ha così opportunamente tramandato. Essere ‘compagni di merenda’, gemelli combattenti, amici degli amici, cordata di colleghi, commilitoni addirittura, è la norma qui da noi nel giornlismo.
Insomma, tutto ciò è grottesco. E nessuno lo nota più. E’ una mischia ormai fuori controllo.
Ma così, chi controlla più chi?
In concreto.
Per dare una pennellata di decenza all’informazione italiana occorre prima di ogni altra cosa puntare il dito sull’informazione che ogni giorno i cittadini di questo Paese si scelgono, e dire a gran voce che non vi è soluzione di continuità fra ciò che noi italiani siamo e i media che abbiamo.
Il lavoro è di ordine epocale, cioè dimenticarci per un attimo delle Caste e metterci davanti allo specchio con vergogna. E avere il coraggio di vedere nei contorni delle nostre fattezze quegli spicchi di Berlusconi, Mieli, Riotta, Lerner, Del Noce, Petruccioli, Ricci, Costanzo, Chiambretti e Sgarbi – e con essi anche tutte verruche nascoste della compagine dell’Antisistema – che emergono dal nostro derma.
Dobbiamo dunque recuperare il senso della nostra importanza di persone, la nostra autostima, e poiché importanti e dunque ciascuno di noi primo cittadino della vita pubblica, dobbiamo decretare inammissibile in noi stessi l’essere meschini, omertosi, disonesti, pigri, accomodanti, egoisti, qualunquisti, bugiardi, indifferenti. Inammisibile cioè che lasciamo scorrere il peggio sotto i nostri occhi senza intervenire, senza pretendere che ciò non accada. Intervenire e pretendere, tutti noi, indipendentemente dallo status sociale o dalla cultura, e dunque cambiare il nostro mondo, la politica e l’informazione.
Un percorso lungo e difficilissimo, lo so bene. Ma in Italia da qualche anno si era formata una Società Civile Organizzata che prometteva bene. Si trattava di una miriade di organizzazioni con al seguito schiere di cittadini attivi potenzialmente capaci di formare un esercito di creatori di consenso in grado proprio di aiutare gli italiani a fare ciò che ho appena descritto – aiutare, lo ripeto, chi non ha il tempo, il denaro, l’autostima per informarsi, per capire, per intervenire; aiutarli a fare quelle tre cose affiché un giorno si riescano a mettere al centro, a sentirsi imprescindibili e infine a cambiare questo Paese. Se questo esercito avesse lavorato diligentemente, pazientemente, capillarmente, e soprattutto orizzontalmente, avremmo visto in Italia un inizio di cambiamento verso una cittadinanza onesta, consapevole e capace di partecipare. Capace infine di spazzar via ogni Casta politica o mediatica, poiché le Caste sono solo il riflesso di una cittadinanza disonesta, inconsapevole e incapace di partecipare. Sarebbe stato il primo passo verso il goal di cui sopra. Era una promessa, l’unica rimasta.
Invece altro è accaduto, purtroppo. La Società Civile Organizzata si è voluta munire di Guru, Personaggi, Star, in tutto e per tutto replicando le strutture verticali e vippistiche del Sistema massmediatico commerciale. L’ipertrofismo di questi nuovi Guru, come ho già scritto in passato, ha finito per annullare ancor più la capacità di azione dei singoli cittadini attivi, rendendoli dipendenti dal carisma, dalle proposte, e dalla presenza di quelle Star. Infatti oggi in assenza del carisma, della presenza e delle indicazioni di quei Guru pochissimi cittadini agiscono, e all’indomani della feste di piazza, delle serate col personaggio o delle manifestazioni, poco o nulla accade.
Per cambiare questo stato di cose, per cioè riportare i cittadini attivi all’essenziale ruolo di formatori di consapevolezza nei milioni di cittadini passivi, dovrebbe idealmente accadere che i primi si scuotessero dal torpore e dall’adorazione acritica dei loro Guru. Lo auspico.
Nel frattempo però codesti divi dell’Antisistema potrebbero dare una mano compiendo un atto di responsabilità che sarebbe storico, in particolare nell’ambito proprio dell’informazione e di come essa va ottenuta da parte del cittadino. Lo sintetizzo in una battuta: devono sgonfiare se stessi e aiutare le persone a ingrandirsi.
La prima cosa che questi ipertrofici personaggi dovrebbero fare è di restituire alla gente il potere di informarsi. Lo si fa innanzi tutto incoraggiandoli a coltivare l’abitudine al dubbio, ovvero il dubbio che ciò che gli stessi Guru scrivono o proclamano possa essere parziale, miope, sbagliato, addirittura manipolatorio. Il messaggio di apertura nel rapporto col loro pubblico dovrebbe sempre essere: siamo solo fonti di notizie, non oracoli, ascoltateci, ma a debita distanza, fra le tante altre fonti che ascolterete. Così facendo restituirebbero al pubblico il suo ruolo di protagonista che deve farsi la verità da solo, e non apprenderla pedissequamente da un Personaggio visto come un Vate. Si comincia così. Poi ci si rifiuta di fare i Vday, di avere i megablog, di essere fissi in prima serata Tv come Guest Stars, di fare il club esclusivo dei divi antagonisti, di pavoneggiarsi nelle pagine delle opinioni di riviste patinate, e si dismette interamente quell’abito da eroi della nuova resistenza che così tanti vestono oggi con orgasmo. Gli odierni divi della controinformazione dovrebbero lavorare proprio per ottenere che il pubblico non si relazioni più col giornalista Personaggio/divo/esperto, ma che lo veda sempre come un suo piccolo consulente di informazioni fra i tanti. Per far comprendere a chi legge quale dovrebbe essere l’atteggiamento esteriore e interiore di una cittadinanza sana nei confronti di chi li informa, chiuque egli/ella sia, vi chiedo di immaginare come il top management di un gigante industriale – per es. la Microsoft Corporation – si relazionerebbe con un loro consulente. Lo convocherebbe, gli direbbe senza troppe storie “Prego si faccia avanti, ci dica”, lo ascolterebbe e poi “Bene, grazie, si accomodi”. Punto. E il consulente saluta e si mette da parte piccolo e secondario, per lasciare ai manager l’importante compito esecutivo. Ora, un pubblico di cittadini sani dovrebbe sentirsi come il management, cioè al centro del potere e delle decisioni, e gli odierni giornalisti/divi/esperti si dovrebbero ridurre al ruolo del consulente. Questo dovrebbero fare i Travaglio, Guzzanti, Grillo, Barbacetto o Gomez ecc.
Oggi purtroppo accade l’esatto contrario: il giornalista/divo/esperto troneggia, sentenzia e lancia il diktat, e il pubblico piccolo piccolo lo adora, lo ammira, e peggio, si raggruppa in fans club e ‘parrocchie’ dal seguito quasi sempre acritico. Ed è tristemente emblematico che l’immaginario colloquio che ho sopra descritto sia nella realtà di oggi esattamente il modo in cui, al termine della serata-dibattito con l’esperto/divo, viene invece accolto il pubblico quando chiede timidamente la parola: “Prego si faccia avanti, ci dica”, e poi “Bene, grazie, si accomodi”, cioè torni piccolo piccolo.
In questo modo la gente è solo sospinta a rimanere secondaria, cioè si annulla e non crescerà mai. Così l’Italia non cambierà mai. L’informazione italiana meno che meno.
Paolo Barnard
1) http://www.beppegrillo.it/2008/05/in_memoria_del_giornalista_beppe_alfano.html)
2) Corriere della Sera, venerdì 16/5/2008
3) http://www.disinformazione.it/lettera_paolo_barnard.htm
4) Ripartire dal basso (subito). Centrofondi.it – L’economia per tutti. 21 sett. 2007
5) http://www.hrw.org/backgrounder/asia/afghan-bck1005.htm Military Assistance to the Afghan Opposition, Human Rights Watch, Ott. 2001
6) http://www.greenleft.org.au/2003/556/29437 John Pilger: Bush’s `war on terror’ is a cruel hoax, 1 Ott. 2003, Green Left Online
7) http://www.disinformazione.it/lettera_paolo_barnard.htm
http://www.disinformazione.it/censura_legale.htm
9) http://polinux.altervista.org/index.php
10) Il business della diffamazione. Giovanna Corrias Lucente, Micromega, 29-06-2007
comedonchisciotte.org
May 21st, 2008
Il controllo mentale di massa attraverso la rete televisiva
di Alex Ansari, InformationLiberation.com, Apr 21, 2008
Perché innumerevoli persone americane sono d’accordo con la guerra contro l’Iraq? Perché così tante persone richiedono la griglia di controllo di uno Stato di polizia? Un elemento essenziale per una piena comprensione del motivo per cui si voglia questo tipo di governi e società corrotte, è di scoprire la scienza moderna del controllo mentale e di ingegneria sociale.
E’ semplicemente sconcertante gettare uno sguardo alle pile di documentazione che mostrano che questo governo mondiale, non è stato costruito per il maggior bene dell’umanità. Anche se ci sono un numero crescente di persone che si svegliano alla realtà della nostra morbida e trasparente gabbia, sembra ci siano un numero appena sufficiente di cittadini che invece scelgono di rimanere addormentati. Peggio ancora, ci sono anche coloro che sono stati svegli per un periodo, almeno in parte, ma ha ritenuto necessario ritornare all’oblio del paese dei sogni.
Questo non è un incidente; si tratta di una accurata creazione artificiale. Far ammutolire le popolazioni del pianeta terra, è un classico d’arte che esisteva prima che l’abbiano fatto gli Stati Uniti. Una componente di comprensione per decifrare i sistemi di controllo, è quello di diventare uno studente dei maghi d’influenza e di propaganda. Al fine di sconfiggere i nostri nemici (o dittatori), l’imperativo che abbiamo é di capire il modo in cui pensano e in che cosa credono.
Quando la gente pensa al controllo mentale, di solito pensa in termini di classica “teoria cospirativa”, che si riferisce al progetto MK-Ultra. Questo programma è un esempio di ‘palese controllo mentale’. Il progetto era cresciuto da un precedente programma segreto, noto come ‘Bluebird’, che è stato ufficialmente costituito per contrastare in anticipo il lavaggio del cervello sovietico. In realtà la CIA aveva altri obiettivi. Un precedente obiettivo è stato quello di studiare i metodi ‘attraverso i quali il controllo di un individuo può essere raggiunto’. L’enfasi di sperimentazione fu la ‘narco-ipnosi’, miscela di droga per modificare la mente con una precisa programmazione ipnotica.
Un squadra “scasso” è stata formata dalla CIA in grado di viaggiare, all’occorrenza, in qualsiasi parte del mondo. Il loro compito era quello di provare le nuove tecniche di interrogazione, e garantire che le vittime non ricordassero di essere state interrogate e programmate. Tutti i tipi di stupefacenti, dalla marijuana all’ LSD, eroina e sodio pentathol (la cosiddetta ‘droga della verità’ ) sono state utilizzate regolarmente.
Nonostante i poveri risultati iniziali, il programma di controllo mentale sponsorizzato dalla CIA fioriva. Il 13 aprile 1953, nacque il progetto super-segreto, MK-ULTRA. Il suo campo di applicazione è stato più ampio che mai, e solo quelli nel più alto “Echelon” della CIA, ne erano privi. I documenti ufficiali della CIA descrivono il progetto MK-ULTRA come un ‘progetto ombrello’, con 149 ’sotto-progetti’. Molti di questi sotto-progetti hanno a che fare con test su droghe illegali per uso potenziale nel settore. Altri trattano con l’elettronica. Uno esplora la possibilità di attivare ‘l’organismo umano a telecomando’. In complesso, un obiettivo importante è rimasto il lavaggio di cervello dei singoli individui, nel farli diventare corrieri e spie a loro insaputa.
Quando è stata formata nel 1947, alla CIA è stato proibito avere qualsiasi potere sulla polizia nazionale o sulla sicurezza interna. In breve, è stata autorizzata ad operare solo ‘oltremare’. Fin dall’inizio il personale della MK-ULTRA ha rotto questa stipulazione con il Congresso, e ha iniziato a fare prove sugli ignari cittadini americani.
Quanto estensivi furono i test illegali, non sarà mai conosciuto. Richard Helms, direttore della CIA e Capo Architetto del programma, ha ordinato la distruzione di tutti i documenti e registrazioni MK-ULTRA poco prima di lasciare l’ufficio nel 1973. Nonostante queste precauzioni alcuni documenti erano stati mal archiviati e sono venuti alla luce alla fine degli anni ‘70. Essi mettono a nudo il cinismo delle spie. Nonostante la diffusa conoscenza su MK-Ultra e le azioni legali delle cause civili che han fatto seguito, questa forma di modifica del comportamento non è la più estesa. Il vero pericolo sono i tipi di controllo di pensiero che sono ‘occulti’ e non sono oggetto di diverse decine di film di Hollywood, come “Arancia Meccanica” e “Teoria Cospirativa” con Mel Gibson.
I nostri padri fondatori hanno dovuto affrontare enormi sfide per la formazione di questo paese e la sua carta dei diritti. È stata una sfida stabilire le basi per una società libera, senza sapere che tipo di progresso tecnologico sarebbe arrivato. Chi avrebbe mai immaginato a quei tempi che avremmo avuto bisogno di uno specifico articolo nella Carta dei diritti che vieta espressamente al governo e ai suoi associati di impegnarsi nel controllo mentale o nel controllo di pensiero. Il punto più vicino che promette la nostra protezione da parte del governo è il 4 ° articolo della Costituzione in cui si afferma, “il diritto dei popoli ad essere sicuri nelle loro persone, case, documenti, e effetti, contro irragionevoli perquisizioni e sequestri, non deve essere violato, e nessun mandato deve essere emesso, sulla probabile causa, sostenuta da giuramento o affermazione e, in particolare, la descrizione del luogo delle ricerche, e le persone o le cose da sequestrare “. Come molti stanno già cominciando a notare, la Costituzione americana e la sua Carta dei Diritti sono appoggiate solo a parole dai nostri, presunti eletti, funzionari.
Uno dei più comuni esempi di controllo mentale nella nostra cosiddetta libera e civile società, è l’avvento e l’uso del televisore. Questo non vuol dire che tutte le cose in televisione sono orientate verso il lavaggio del cervello. Non lo sono. Ma la maggior parte della programmazione televisiva di oggi è gestita dalle più grandi società di media che hanno grandi interessi nel difendere i contratti, come ad esempio la Westinghouse (CBS), e la General Electric (NBC). Questo rende perfettamente sensato quando si vede quanto inclinate e perverse siano le notizie di oggi. Esaminare i conflitti di interesse è solo dare un’occhiata al problema, anche se per capire i molteplici modi in cui falsità diventa verità, dobbiamo esaminare anche le tecniche di lavaggio del cervello che sono le reti in cui vengono impiegate.
La Radio non è diversa nella sua capacità di manipolare una popolazione alla sottomissione. Sessanta-sette anni fa, sei milioni di americani furono ignari soggetti in un esperimento di guerra psicologica. Era la notte precedente a quella di Halloween nel 1938. Alle ore 20.00, la stazione Radio Mercury, ha iniziato a trasmettere un radio adeguamento dall’opera di Orson Wells ‘Guerra dei Mondi’. Come è ormai noto, la storia è stata presentata come se fosse una notizia giornalistica realistica, con bollettini e, secondo le stime, un milione di persone ha creduto che il mondo fosse effettivamente sotto attacco dei marziani. Di tale numero, alcune migliaia ha ceduto a titolo definitivo al panico, non aspettando di sentire la spiegazione di Wells alla fine del programma che chiariva che il tutto era stata una beffa di Halloween, e fuggendo nella notte per sfuggire all’invasione aliena.
Secondo il ricercatore Mack White (http://www.mackwhite.com/),
“Il Psicologo Cantril Hadley ha condotto uno studio sugli effetti delle trasmissioni televisive e pubblicato le sue conclusioni in un libro, L’invasione da Marte: Studio sulla Psicologia del Panico. Questo studio ha esplorato il potere dei mezzi di radiodiffusione, in particolare per quanto riguarda la SUGGESTIBILITA` degli esseri umani sotto l’influenza della paura. Cantril era affiliato con il progetto di ricerca Radio dell’universita di Princeton, che è stato finanziato nel 1937 dalla Fondazione Rockefeller. Affiliati con il progetto erano anche il Councilio per le Relazioni Straniere (CFR) e Frank Stanton membro esecutivo della Columbia Broadcasting System (CBS), la cui rete ha trasmesso il programma. Stanton successivamente fu capo per le notizie di divisione della CBS, e nel tempo sarebbe diventato presidente della rete, così come presidente del consiglio di amministrazione della RAND Corporation, l’influente pensatoio che ha fatto innovazioni di ricerca, tra le altre cose, sul lavaggio del cervello di massa. Due anni più tardi, con il danaro della Fondazione Rockefeller, Cantril ha istituito l’Ufficio della pubblica opinione di ricerca (OPOR), anche all’Università di Princeton. Tra gli studi condotti dalla OPOR c’è stata l’analisi dell’efficacia delle operazioni “psico-politiche” (propaganda) dell’Ufficio di Servizi strategici (OSS), predecessore della Central Intelligence Agency (CIA). Poi, durante la seconda guerra mondiale, Cantril e il danaro di Rockefeller assitettero Edward R. Murrow, membro CFR e reporter per la CBS, nella creazione del Centro di ascolto di Princeton, il cui scopo è stato quello di studiare la propaganda della radio nazista, con l’obiettivo di applicare le tecniche naziste sulla propaganda per l’OSS. Da questo progetto è nato un nuovo governo, il ‘Foreign Broadcast Intelligence Service’ (FBIS). Il FBIS poi divenne l’Agenzia di Informazioni negli Stati Uniti (USIA), che è il braccio di propaganda del Consiglio di sicurezza nazionale. Così, entro la fine del 1940, la ricerca di base era stata fatta e l’apparato per la propaganda di sicurezza nazionale di Stato era stato istituito - appena in tempo per l’alba della televisione.”
Esperimenti condotti dal ricercatore Herbert Krugman, rivelano che quando una persona guarda la televisione, l’attività cerebrale passa dall’emisfero sinistro a quello destro. L’emisfero sinistro è la sede del pensiero logico. Qui, l’informazione è suddivisa nei suoi componenti e analizzati criticamente. Il cervello destro, tuttavia, tratta i dati in arrivo acriticamente, trattando le informazioni nel completo e determinando una risposta emotiva, piuttosto che una logica. Il passaggio da sinistra a destra dell’attività cerebrale provoca anche una liberazione di endorfine, oppiacei naturali del corpo stesso–quindi, in tal modo è possibile diventare dipendenti fisicamente guardando la televisione, un’ipotesi confermata da numerosi studi che hanno dimostrato che pochissime persone sono in grado di rinunciare all’abitudine della televisione. Non è più una sopravvalutazione la constatazione che i giovani d’oggi, che sono allevati e educati attraverso la rete della televisione, sono intellettualmente morti già dalla prima adolescenza.
L’ammutolimento dell’umanità è rappresentato da un altro passaggio che si verifica nel cervello quando si guarda la televisione. L’attività nelle regioni superiori del cervello (come ad esempio la neo-corteccia) è diminuita, mentre l’attività nelle regioni cerebrali in basso (come ad esempio il sistema limbico) aumenta. Quest’ultimo, comunemente denominato il cervello rettile, è associato alle più primitive funzioni mentali, come ad esempio la risposta a “lotta o fuga”. Il cervello rettile non è in grado di distinguere tra la realtà e la realtà simulata della televisione. Per il cervello rettile, se sembra reale, è reale. Quindi, se noi sappiamo ad un livello di coscienza che è “solo un film,” ad un livello subconscio no - il cuore batte più forte per esempio, mentre guardiamo una scena piena di ’suspense’. Allo stesso modo, sappiamo che la pubblicità sta cercando di manipolarci, ma a un livello inconscio, il messaggio commerciale tuttavia, ci riesce. Diciamo che, ci fa sentire inadeguati finché non acquistiamo qualsiasi cosa che è stata pubblicizzata - e l’effetto è tanto più potente perché è inconscio e opera su più profondo livello di risposta umana. Il cervello rettile quindi rende possibile il nostro sopravvivere come esseri biologici, ma ci lascia anche vulnerabili alle manipolazioni dei programmatori della televisione. È qui dove i manipolatori fanno uso delle nostre emozioni come stringhe per controllarci. Le distorsioni e le direzioni che ci sono trasferite sono in atto nel subconscio, spesso non individuate.
Le tecniche di propaganda sono state applicate in modo scientifico, prima di procedere alla codificazione, dal giornalista Walter Lippman e dal psicologo Edward Bernays (nipote di Sigmund Freud), agli inizi del 20 ° secolo. Durante la prima guerra mondiale, Bernays e Lippman sono stati assunti dall’allora Presidente degli Stati Uniti, Woodrow Wilson, per partecipare alla Commissione Creel, la missione in cui è stata influenzata l’opinione popolare in favore all’entrare in guerra a fianco della Gran Bretagna. Edward Bernays nel suo libro Propaganda 1928 dice:
“La consapevole e intelligente manipolazione delle abitudini organizzate e delle opinioni delle masse è un elemento importante nella società democratica. Coloro che manipolano questo meccanismo invisibile della società, costituiscono un governo invisibile che è il vero potere del nostro paese.”
La Commissione Creel ha fornito i temi per i discorsi di “quattro minuti” a uomini di funzioni pubbliche, e ha inoltre incoraggiato la censura della stampa americana. La Commissione era così impopolare che dopo la guerra, il Congresso fu chiuso senza la previsione di un finanziamento per organizzare e archiviare i suoi documenti. La campagna di propaganda di guerra di Bernays e Lippman produsse entro sei mesi un isteria anti-tedesca talmente intensa, che impresse in modo permanente il giro d’affari americano (e Adolf Hitler, tra gli altri) con il potenziale di una propaganda di grandi dimensioni per poter controllare l’intera opinione pubblica. Bernays coniò i termini “mente di gruppo” e “ingegneria del consenso”, concetti importanti nel lavoro pratico della propaganda. L’attuale industria delle pubbliche relazioni è una diretta appendice di lavoro di Lippman e Bernays, ed è ancora ampiamente utilizzata dal governo degli Stati Uniti. Per la prima metà del 20 ° secolo, Bernays e Lippman ebbero grande successo con un impresa di pubbliche relazioni. La seconda Guerra Mondiale vide l’uso continuato di propaganda come arma di guerra, sia da parte di Hitler che del propagandista Joseph Gobbles, e la politica del corpo militare esecutivo britannico, così come dell’ufficio Informativo di Guerrra degli Stati Uniti.
Accendete la radio e sintonizzatevi sulle vostre notizie locali. Avrete pochi minuti di criminalità blu, ossia dei colletti, quasi nessuna criminalità dei colletti bianchi, pochi minuti di sport, curiosità miste, pettegolezzi, casuale sobba politica, e se diamo uno sguardo al tempo nessuno è in previsione corretta. Che cosa è accaduto nella vostra città? E noi supponiamo di possedere le onde radio! I mezzi di comunicazione di massa appoggiano apertamente gli interessi del complesso industriale carcerario. Le notizie si concentrano su gruppi criminali di minoranza, e sfruttano le reali minaccie per farle apparire molto più pericolose di quello che sono. Pensare al crescente numero pro capite di prigionieri nel paese. Poi ricordatevi che questo sta accadendo allo stesso tempo che è iniziato il boom di affollamento nelle nostre prigioni. Le forze di polizia sulle nostre strade, hanno creato criminali. L’attenzione è rivolta a noi per mantenere uno stato di paura, in questo modo gli elitisti possono attaccare qualsiasi gruppo che desiderano senza timore di conseguenze. Questo è il motivo per cui i media continuano abilmente l’arte senza tempo della disumanizzazione.
Le tecniche nel tempo hanno aumentato la loro sofisticazione in quanto gli scienziati della mente, che servono l’impero, continueranno a scoprire attraverso i nuovi sviluppi in che modo il cervello umano funzioni, impari, conservi informazioni, e si comporti. Le tecniche più efficaci di lavaggio del cervello vengono utilizzate nelle più guardate reti televisive di propaganda. Esaminate lo sfondo musicale che si trova basso durante il campo della paura notturna, nell’applicazione del secondo. E’ da fantasmi. Mi chiedo se siamo stati concepiti per pensare con la nostra mente o per essere pronti per un acrobazia. Osservate la grafica insieme alla musica. E’ ostentante e lampeggiante. Come la scimmia che è attratta da oggetti lucidi, la nostra scimmia è la mano che attraverso i controlli a distanza, spesso si ferma nella ricerca di intrattenimento quando la corretta quantità di glamour, cattura la loro attenzione. Più importante, osserva la ripetizione dietro le bugie che i politici e i loro gruppi di informazione aziendale ci dicono. Potrete constatare inimmaginabili errori di logica che sono creati come ‘verità’ non perché è logico o dimostrabile, ma a causa di rotture della tecnica di registrazione. Non importa poi quanto ridicola sia la menzogna, se è ripetuta abbastanza spesso che il cervello non riconosca più la differenza tra la realtà e le filastrocche. Questa tecnica è sottovalutata nella sua capacità di consentire ai burattinai di ipnotizzare milioni di persone. Invece di “equa ed equilibrata” è “lo abbiamo detto abbastanza volte, e si crede che sia”.
E’ un giorno tragico quello in cui lo Stato può monopolizzare sulla schiavitù e sulla detenzione di una popolazione. Hollywood continuerà a spaventare la gente con film sulla mafia, gangster, gente corrotta e i reati blu, la cui stupidità e avidità li cattura. Alla fine, le nostre menti sono già condizionate ad accettare che vivono in uno Stato di polizia economico e sociale, perché lo si legge nel giornale, lo si ha visto lodato nelle notizie e nei talk show, o visto in un film. Ci sono diversi film in programma proprio ora che supportano la storia ufficiale dell’11 settembre 2001 e alcuni filmati che glamorizzano la guerra contro l’Iraq.
Secondo David L Robb, autore di Operazione Hollywood:
“Hollywood e il Pentagono hanno una lunga storia nel fare film insieme. E’ una tradizione che risale ai primi giorni dei film muti e si estende fino ai nostri giorni. E’ stata una collaborazione che ha funzionato bene per entrambe le parti. Ai produttori di Hollywood permette di ottenere ciò che vogliono - l’accesso a miliardi di dollari di hardware e attrezzature militari - carri armati, jet combattenti, sottomarini nucleari e vettori aerei -, e al militare viene ciò che vuole - film che ritraggono i militari in una luce positiva; film che aiutano il servizio nel loro sforzi per il reclutamento. Il Pentagono comunque non è soltanto un ‘passivo’ sostenitore di film. Se al Pentagono non piace qualcosa nel copione, di solito suggerisce le modifiche che permetterà al film di ricevere il sostegno militare e di approvazione. A volte queste modifiche proposte, sono minori. Ma a volte le modifiche sono drammatiche. A volte cambiano il dialogo. A volte cambiano i caratteri. A volte cambia anche la storia. ”
Essi creano qualcosa di coniato ‘dis-info-tainment’. Un mix di disinformazione con l’intrattenimento, e lo chiamano “disinfotainment”.
La violenza adulterata è ormai accettata dalla TV regolare. Uccidere in nome della madre patria è lodato, a meno che la violenza impegnata non sia stata commessa in propria difesa per proteggere qualcuno dal sistema. Cecchini, bombardieri, assassini, sono adorati se stanno combattendo per il sistema, se sono in campo militare, o sono associati con i gruppi che controllano le masse a livello locale, come ad esempio la polizia. Io non accetto la violenza, tuttavia è ipocrita sostenere una forma di omicidio quando favorisce l’élite, e condannare un altra quando è fatta per tutelare la propria terra, la libertà, o le persone care. Questa strana realtà si trasferisce in sé nel mondo ombroso dei video giochi, che sono rafforzati con le piattaforme e dal compito del giocatore di uccidere il più possibile.
I giocatori sono sempre più giovani e fra i più giovani 7 bambini su 10 non giocano con i giochi suggeriti per la loro maturità. Di recente facevo l’esplorazione del videogiochi per PC da una selezione molto grande per un negozio di elettronica. Ero costernato nel visualizzare circa 50 giochi diversi in cui l’impostazione del gioco è l’Iraq, e l’obiettivo è quello di uccidere il maggior numero possibile di ribelli e di compiere la missione indicata. I bambini di oggi sono stati indottrinati attraverso i loro giochi preferiti, e dai programmi di applicazioni della legge, ad essere i premitori di pulsanti delle armi di distruzione di massa per il mondo di domani.
C’è forse da meravigliarsi perché ci siano due fatture interne e una fattura del senato (con una in più per strada), che sono passi da gigante nello smantellamento alla libertà di espressione dei cittadini. Tali conti insieme ucciderebbero il centro di accesso via cavo (PEG) di cui il pubblico possiede ancora le sole onde radio. E’ la programmazione creata localmente, senza censura o lucro. Il loro reddito è derivato dai diritti di esclusiva della città locale e una piccola percentuale libera di abbonati via cavo. Si tratta di una acquisizione aziendale perché si tratta di centralizzare la comunicazione rimuovendo la programmazione su base locale e spostare il pubblico a programmi più ufficiali, nazionalisti e sensazionalisti che promuovono la violenza, l’uniformità e la schiavitù sopra il colore, diversità e libertà. L’accesso via cavo caratterizza la libertà di espressione e di informazione con prospettive, trascurato dalle televisioni importanti. E’ inoltre dotato di un libero flusso di programmazione con un nuovo sistema di programmi in corso, mandato in onda da nuovi produttori a rotazione. Ciò mantiene il contenuto e le informazioni creative e su base locale, mentre la rete della TV è rigida con fasce orarie regolari e ripetitive di programmazione.
I blocchi di programmazione che vengono universalmente accettati, sono paralleli al passaggio di imbarcare tutta la nostra vita verso la campana della fabbrica e dell’illusione del tempo. Questa è la creazione di una mente alveare. La mente alveare è il risultato di un massiccio lavaggio del cervello sul grande pubblico. Tutti condividono lo stesso pensiero, gli obiettivi, la conoscenza e la comprensione. Una mente alveare indirizza la società verso la conformità, mentre ignora la diversità mascherata nell’ambito della televisione, come la strada verso l’utopia. Nella programmazione di rete, che sia una notizia o una fiction, è orientata alla creazione artificiale del nostro mondo e della realtà. Con la corretta quantità di intrattenimento e sensazionalismo, possiamo anche vivere la nostra vita attraverso il televisore.
Molti ancoraggi e attori sono belli e la ricerca dimostra che le persone attraenti sono di solito percepite come degne di fiducia. Mentre la reale notizia vi rotola rapidamente sul fondo dello schermo, l’àncora di vendita, vi vende l’idea di avere bisogno del vostro buco d’inferno di stato di polizia proprio qui: nella vostra locale giurisdizione, oppure 2 squadre sportive concorrenti che si inseguono per 2 ore intorno a un tribunale nel tentativo di segnare punti, significa qualcosa per voi. Niente istruzione, niente informazioni, confusione. I mezzi di oggi rappresentano uno strumento di indottrinamento e lavaggio del cervello che viene utilizzato per conto degli interessi dei loro proprietari.
Dal 1996 con l’atto Telco, le stazioni radiofoniche e televisive in tutta la nazione americana sono state acquistate dai punti vendita di importanti media internazionali. Clear Channel e Infinity sono le due più grandi società di radio oggi. Ciò ha centralizzato la distribuzione di informazioni e ha minacciato da allora la nostra società libera. I media suonano i tamburi per il battito cardiaco dei loro proprietari, i cui interessi non sono il pubblico in generale. Invece sono interessati ai loro altri impegni finanziari come la difesa dei contraenti, affari con il petrolio, i partiti politici, il carcere. I conflitti di interesse con la liberalizzazione delle aziende sono monumentali. Le linee sono ora offuscate fra la copertura della guerra tra una rete e l’altra.
Una volta giunti alla conclusione che i media ci ingannano intenzionalmente, siamo in grado di applicare i principi del problema-reazione-soluzione. Questa formula porta un problema creandolo o permettendogli di accadere, e lo presenta alla popolazione. Potrebbe essere il terrorismo, molestie, extra terrestri. Questi argomenti creano paura e nessuno sano di mente sosterrebbe il terrorismo o la criminalità. E’ quindi adatto per silurare la televisione, i giornali e la radio con ‘il problema’. La reazione naturale da parte dei cittadini è una richiesta di maggior controllo al fine di garantire più sicurezza. La maggior parte lascia che la loro paura abbia il controllo sul lato emotivo e sulle loro decisioni e di solito viene tradotto in qualcosa di simile, “Il governo ha bisogno di più potere sulla nostra vita per renderci sicuri e liberi dalla tirannia. Io credo in ciò che i media mi dicono, quindi sosterrò qualsiasi decisione prendono”. Oggi i programmi principali di notizie scoraggiano il dissenso alla guerra e dipingono gli attivisti con un pennello negativo e con un accenno di tradimento. Allo stesso tempo, i cosiddetti giornalisti sono in un ingranaggio di una macchina molto più grande che sa che se riportano una storia che dipinge il governo in una luce buia, è probabile che rimanga sul “‘filo” e in prima pagina.
La cosa più inquietante sullo spendere una singola ora esaminando la rete di notizie e i film moderni di Hollywood, sono abitualmente i temi nello sfondo. La centrale idea di innumerevoli caratteristici “rapporti investigativi” o “Venerdì notte speciale”, sono sopra a una minaccia di qualche tipo nel periodo in esame.
La fine del mondo come la conosciamo, è stata venduta. Se i notiziari non vi han nutrito sufficentemente, allora il “The History Channel” o il Discovery canale stanno parlando di crociate, o di asteroidi, di UFO, di terremoti, del terrorismo, o ci mostra assassini seriali. Essi sono creati artigianalmente con il messaggio che il nostro mondo è instabile, e la minaccia è sempre una invisibile e pericolosa, che solo i nostri militari sono in grado di correggere. Quando si registra un programma e si trascrivono tutti i messaggi, vi ritrovereste con uno scritto, un copione prodotto dagli studi filmatografici dell’inferno di Hollywood.
Non sono il solo a notare e fare questa osservazione. I media locali e le reti di notizie, progettano i propri editoriali sulla disperazione e la paura, perché i proprietari, produttori, editori, hanno capito che la paura vende. Il risultato finale sono i voti desiderati, espressi come previsto. I comandanti delle moderne ruote hanno capito che ci piace essere terrorizzati. Basta guardare il successo dei generi in azione / suspense / terrore, che sono spuntati sul nastro trasportatore e confezionati per il nostro gioioso consumo. Quando i redattori responsabili hanno scoperto che bastava semplicemente stuccare un grafico di segnalazione di terrore e non spaventando la gente allo stesso modo che erano abituati, cominciarono a rilanciare di un paio di tacche la campagna di terrore, con nuovi e creativi modi per vendere le forze di polizia di Stato.
Quando si arriva dall’altro lato del terrore e segnalazioni di tutti i tipi e dimensioni, si trova un altro incubo mascherato come il salvatore. Il ‘Ministero della Verita’ vi proteggerà. Il governo della madre patria è qui per salvarvi, e racchettare questa cimice marrone del terrorismo, questo alienante alieno grigio, questa aviaria influenza aviaria, e ogni altro incubo che il notiziario della notte vi ha portato. I migliori specialisti di relazioni pubbliche utilizzano la scienza del servire il nostro re, fino al fotogramma per fotogramma. George W. Bush è dipinto in numerosi pose con un aureola intorno la sua testa. In altre immagini è alto, con decine di bandiere americane che soffiano nel vento dietro di lui. Uno di carattere più blasfemo con lui che parla davanti alla croce di Gesù Cristo. Il messaggio inviato non potrebbe essere più chiaramente presentato. Il Messia di stato è il nostro attuale capo e solo attraverso di lui, saremo in grado di raggiungere le porte di sicurezza. La menzogna che è stata accettata da tanti come verità è che questa è una guerra di religione. Numerosi programmi di orario di punta narrano la storia delle crociate (senza gli orrori), sincronizzando le nostre vibrazioni fuori lontano fino a qualcosa come il 13 ° secolo, al posto del 21 ° secolo. Se in America le persone accettano il fatto che le crociate sono qui, che George Bush riferisce direttamente a Dio, e le rivelazioni sono qui, hanno vinto la guerra sulle nostre menti.
L’altoparlante sussurra, “Tutti i nostri problemi sono per incidente, mai creati.” In tutta la camera del sistema i servitori grugnano, “Se non avete nulla da nascondere, non avete nulla da temere.” E` la trama che dice che i terroristi mediorientali da una grotta afghana, sono la causa al di là della nostra piccola, “guerra al terrore”. I messaggi relativi nello scritto sono di demonizzare minoranze di giovani maschi e elargire dure punizioni per i crimini che commettono. Essi non se ne escono apertamente con il loro stato e espongono la loro agenda razzista. Vengono da voi areando notizie dello stesso reato ripetutamente, e di solito quando è commesso da un gruppo di minoranza. Le reti amano il fatto che i televisori dettino le norme nella società di oggi, e quindi dell’opinione politica. Chi avrebbe immaginato che all’elezione nel 2004 negli Stati Uniti d’America, i due candidati di entrambe le parti sarebbero stati all’Università di Yale, e entrambi membri provenienti dalla società della Skull and Bones? Di 290 milioni di americani, questi erano i migliori che si potessero proporre?
E’ la decisione dei proprietari di influenzare i produttori, editori e altri soggetti partecipanti alla pittura a pennello per soddisfare l’obiettivo, che è la linea di fondo.
Lo Sport , se è ciò che la gente vuole, allora la riceveranno, di solito in grandi dosi. Sport multimediale (o sport spettacolo) è solo una fuga dalla nostra esistenza. È come il gioco d’azzardo, o la tossicodipendenza. Essa prevede che la zona cuscinetto di radicamento in qualcosa con altre persone, come ci è stato detto, è buona. La Fantasia della gente viene portata a fissare lo sport. E` uno simulatore di mascolinità in un’epoca in cui c’è una spinta al cambiamento di noi uomini, a diventare robot. E’ nella natura umana resistere e combattere a quella che è la nostra soppressione. I sociologi e gli psicologi in zone di influenza lo sanno. Lo Sport spettacolo testa lo sbocco internazionale, per ciò che è stato spogliato di distanza da noi. Abbiamo perso il diritto di ribellarsi e cambiare il nostro governo attraverso la guerra, se necessario. Oggi nella nostra nazione la maggior parte della popolazione non sa che cosa sta realmente accadendo con la caduta del dollaro americano e dei piani per il trasferimento di ricchezza americana ad altri paesi. Tuttavia, la maggior parte possono dire chi sono i giocatori della serie A di basket o di calcio. Un sacco di tifosi desiderano di essere loro le star, là fuori sul palco, in tribunale, e sulla striscia del traguardo. O sei il “Numero Uno” nel centro della scena, o non sei nulla. Fine del racconto.
Ciò che non ho mai capito quando ero nel liceo è stato il motivo per cui i miei coetanei e amici agivano da ingenui o ignoranti, con un modo di fare alla “John Wayne” o “Beavis e Butthead”. Quello che ho imparato da allora, è che i numerosi programmi che si prostituiscono essi stessi come ‘intrattenimento’, sono in realtà mirati al minimo comune denominatore. Ciò è particolarmente vero con i disc jockeys in radio oggi. Il motivo per cui le nostro onde radio sono sature con scherzi e centrate sul contenuto fatto di scherzi, sulle parti intime, di razzismo di confine, e di generale chiacchera spazzatura, è perché si tratta di ‘vendita’. Nel frattempo, un gran numero dei nostri bambini, di giovani adulti, e di ascoltatori anziani, stanno simulando quello che vedono e sentono, perché il problema è che l’attuale ‘norma’ di vendita viene presentata come sgagia o ‘chic’. Quando la condizionatura è così intensa che queste forme di contenuto sono considerate ‘norma’, qualsiasi altra cosa, che sta diminuendo di giorno in giorno, sembra sia diventata bizzarra o poco interessante per l’attenzione dei media americani. Ipoteticamente, se un produttore su una rete se ne esce con una una storia per esporre la corruzione ai più alti livelli delle funzioni di governo, è probabile che il necessario impatto non venga raggiunto, perché il cervello dello spettatore medio è già stato condizionato a cercare (evadere con) alcuni tipi di ‘disinfotainment’.
I mezzi di informazione han creato l’immagine perfetta della società che potrebbe esistere se solo noi facessimo le cose nel loro modo, (i loro interessi/interessi delle amministrazioni pubbliche). Ci dicono che cosa è la felicità, e ciò che non lo è, e uguale per amore, odio o qualsiasi altra cosa essi possono impiantare nel nostro inconscio. Siamo in grado di diventare i perfetti schiavi del sistema attraverso l’indottrinamento dato per mezzo della rete TV. Nel corso del tempo i messaggi stanno diventando sempre più razzisti, violenti, e disonesti. Ma la programmazione è iniziata decenni fa e pochi hanno occhi per vederla per quella che è diventata. Viviamo in un mondo in cui le popolazioni danno via le loro opinioni e pensieri alla versione ufficiale manifestata, dove l’utopia è proprio dietro l’angolo, quando il grande fratello sta sparando. E’ un mondo in cui Hollywood ci può fare credere qualsiasi cosa, anche che siamo liberi. E’ un mondo in cui il pubblico ministero e il giudice sono seduti sullo stesso lato della panchina.
La più ovvia ragione per cui le nostre menti sono state controllate psicologicamente su vasta scala, è perché la nostra cultura è stata condizionatamente incrementata attraverso la TV, la radio, o la carta. La realtà viene data al mondo attraverso uno schermo, inchiostro, o onde radio. La verità si nasconde dietro lo schermo. L’indottrinamento attraverso questi mezzi ci avverte che le opinioni diverse da quelle presentate da questi ultimi, sono poco importanti e devono essere condannate. Questa amministrazione dei media ha un monopolio con un attento programma artigianale per la disumanizzazione di chiunque dissenta la versione ufficiale degli eventi.
Alcune persone sbagliano circa il 5% del tempo. Alcuni sbagliano la maggior parte del tempo. Io mi augurerei di sbagliarmi sempre. Un sacco di persone che affrontano queste realtà intense, mi chiedono per retorica, “Quale è la tua saccente soluzione?” Ricorda che si tratta di telespettatori, di consumatori e di tutti gli altri voti chiamati paio di dollari che hanno contribuito a questo sistema di oligarchia laica, e alla sua fondazione in calcestruzzo nel nostro cortile. Dobbiamo riconoscere la verità sul motivo per cui il sistema è difettoso e ci schiavizza, se lo vogliamo battere.
La soluzione più importante alla lotta contro questo tipo di lavaggio del cervello e di controllo mentale, è quello di avviare con noi stessi il nostro risveglio nelle più piccole cose. In questo caso è il lavaggio del cervello, ma dopo un po’ che siamo usciti dal riquadro, cominciamo ad avventurarci al di fuori del sistema e in un terreno sconosciuto. Lottare con le persone e costringerli a capire ‘la nostra verità’ non è una soluzione. Se il nostro libero arbitrio collettivo ha creato questo incubo, solo la nostra libera volontà collettiva puo` cambiarlo. La battaglia inizia nel cuore e nella mente dell’osservatore, quindi si estende da lì verso l’esterno solo a quelli che sono aperti alle informazioni.
Se si sceglie di percorrere la strada verso la verità, allora si deve essere preparati per gli ostacoli che vi attendono. Si può essere condannati o criticati dalla famiglia, dagli amici, dalle persone care, o dai collaboratori. Questa è la loro programmazione che ha avuto inizio fin dalla nascita e che sta facendo esattamente ciò che è supposta dover fare.
Dovrai essere più forte di questo. È necessario rendersi conto che c’è una realtà che esiste al di fuori di questo sistema di controllo artificiale. Come Indiana Jones nell’ Ultima Crociata, che ha ’saltato in fede’ nel corso del canyon senza ponte, nel tentativo di arrivare dall’altro lato. Come Neo in Matrix, che ha preso la pillola rossa da Morpheus nel tentativo di attraversare il suo vero sé. Una volta che ti svegli, è come se un ipnotizzatore abbia schioccato le dita. Ti svegli e dici a te stesso, “Oh mio Dio. Ora vedo. Perché ci ho impiegato così tanto tempo per svegliarmi?!” Per alcuni di voi può essere un grande shock.
Come ogni altra cosa, assumete queste informazioni e conoscenze in fasi. Se hanno avuto bisogno di una vita per stamparvi la vostra realtà, allora sapete anche che potrebbe essere necessario più di un giorno per risvegliarsi pienamente.
Ricorda, il viaggio di mille miglia comincia con un solo passo.
Fonte: informationliberation
Traduzione: Calmart Giornale
May 2nd, 2008