Per più di mezzo secolo coloro che hanno cercato di contrapporsi alle forze che sottendono il paradigma israeliano hanno identificato la politica e la pratica israeliane con il sionismo e con l’ideologia sionista. Temo di dover dire che si sono completamente sbagliate. Certo, il progetto sionista impone di depredare la Palestina nel nome delle aspirazioni nazionali ebraiche. Ed è anche corretto affermare che Israele è stato alquanto efficiente nel tradurre la filosofia sionista in una devastante pratica repressiva e omicida. Tuttavia gli israeliani, o più precisamente la grande maggioranza degli ebrei laici nati in Israele, non sono motivati né invigoriti dall’ideologia sionista. Il suo spirito o i suoi simboli sono per loro praticamente privi di significato. Per quanto strano possa sembrare, per la maggior parte degli ebrei laici nati in Israele il sionismo è una nozione straniera o semplicemente arcaica.
Dato che la grande maggioranza di israeliani è confusa dalla nozione di sionismo, buona parte delle cosiddette critiche anti-sioniste hanno avuto scarso effetto su Israele, sulla politica israeliana e sul popolo israeliano. In altre parole, negli ultimi sessant’anni coloro che hanno usato il paradigma del sionismo e il suo opposto non hanno fatto altro che predicare ai convertiti.
Va ora rivisto completamente il complesso amalgama composto da Israele, sionismo ed ebraismo.
Viaggio interiore
Una volta all’anno, in occasione della Pasqua, la mia famiglia mi lascia a Londra per due settimane. Mia moglie Tali e i nostri due bambini Mai (12) e Yann (7) partono per Israele. Mia moglie la chiama visita di famiglia, insiste che i bambini devono vedere i loro parenti stretti e che le mie idee su Israele, identità ebraica e sionismo globale non devono mettersi in mezzo o interferire con gli affari di famiglia. Per ovvi motivi, io non vado mai in Israele. Ho deciso dieci anni fa che, a meno che Israele non diventi lo stato di tutti i suoi cittadini, io lì non ho niente da fare.
Nei nostri primi anni a Londra come genitori Tali e io abbiamo avuto un po’ di discussioni sulla sua scelta di Israele come meta pasquale. All’inizio la disapprovai. Insistevo sul fatto che trascinare dei bambini innocenti nell’apartheid dello “Stato per soli ebrei” avrebbe contribuito ben poco alla loro futura serenità, e che avrebbe anzi potuto distorcere il loro senso etico. In quegli anni da genitori alle prime armi Tali liquidava le mie paure, diceva che i nostri figli andavano trattati come esseri umani liberi. Avevano il diritto di vedere la loro famiglia e sarebbe spettato a loro decidere quando sarebbero stati pronti a farlo.
Quando i nostri figli erano molto piccoli trovavo molto difficile argomentare la mia posizione. Mai e Yann non certo interessati alle complessità politiche o etiche. Tuttavia, mentre i miei figli crescevano, i loro ripetuti soggiorni nello shtetl ebraico diventavano un importante capitolo educativo per me più che per chiunque altro. Assistere alla trasformazione dei miei figli in blandi filo-israeliani mi ha aperto gli occhi. Mi è accaduto di comprendere l’impatto di Israele e del sionismo attraverso gli occhi dei miei bambini britannici. Ho imparato ad ammettere quanto sia facile innamorarsi di Israele.
I miei figli adorano quel posto. Amano il cielo blu, il mare, le spiagge sabbiose. Penso che amino anche l’hummus e il falafel. Non bisogna essere un genio per capire che tutto ciò che ho appena citato appartiene alla terra, cioè alla Palestina, e non allo Stato di Israele. Ma non finisce qui. Adorano anche parlare ebraico circondati da persone che lo parlano, ridere e perfino addolorarsi in ebraico. Amano la chutzpah ebraica che è intrinsecamente unita alla schiettezza israeliana. In fin dei conti, l’ebraico è la loro lingua materna.
Quando Tali e i bambini fanno ritorno nella nuvolosa Londra si sentono confusi e spaesati per un po’. Tali diventa lievemente nostalgica al pensiero della fortunata carriera teatrale che si è lasciata alle spalle. E questo è normale. Il caso dei miei figli è leggermente più complesso. Loro sono britannici. Anche se l’ebraico è la loro lingua materna, l’inglese è la loro prima lingua. A Londra sentono la mancanza di alcune libertà celebrate laggiù: vorrebbero continuare a giocare nei campi, godersi il glorioso sole mediterraneo inebriati dai fiori di una primavera secca. Però l’aspetto più percettibile è che Israele risolve quello che sembra essere il loro inevitabile complesso identitario. Quando vivono qui a Londra sono turbati dalla loro identità etnica, non sanno decidere chi sono, se ex-israeliani, ex-ebrei, ebrei laici, di cultura cristiana, discendenti di un palestinese di lingua ebraica, figlio e figlia di un famigerato personaggio che odia se stesso e fiero di farlo e via dicendo. In Israele, soprattutto quando sono circondati dai loro familiari, non si pongono nessuna di queste domande. Gli israeliani tendono ad accettarti come fratello, sempre che tu non sia arabo. Mentre nella Londra multietnica i miei figli si trovano spesso ad affrontare ovvie domande che riguardano le loro origini, domande cui fanno molta fatica a rispondere a causa mia e della mia posizione, in Israele quelle domande sono inesistenti.
Quando i miei figli ritornano a Londra, per una settimana o due mi fanno sentire come se fossimo io e la mia pazzia a imporre loro queste condizioni di esilio invernale. In fondo al mio cuore so che hanno assolutamente ragione. ‘È dura’, è tutto quello che posso dire in mia difesa.
Per una settimana o due dopo il loro ritorno i miei figli diventano leggermente sionisti. Non che siano in disaccordo con quello che dico della Palestina, non che sviluppino una qualche aspirazione nazionale ebraica, e non è neanche che i miei figli siano ciechi alle sofferenze del popolo palestinese. Anzi, il mio figlio più piccolo, che ha sette anni, è sconvolto da quel muro gigantesco e non fa che domandare delle persone che ci vivono dietro. Ma c’è qualcosa che sperimentano in Israele, qualcosa che ha fatto del sionismo la storia di maggior successo tra gli ebrei della diaspora per più di due millenni. Non è l’ideologia a rendere così attraente il sionismo, ai miei figli non interessa l’ideologia e probabilmente non sanno neanche cosa significhi questa parola. E non è neanche la politica, i miei figli non sanno molto di politica. È tutta una questione di appartenenza. Il sionismo è un identificatore simbolico e offre agli ebrei della diaspora un ordine simbolico. Dà un significante a ogni possibile apparenza, crea un mondo logico e coerente. Dà un nome al mare, al cielo, al sole, alla terra, alla fratellanza, al desiderio e all’amicizia. Ma dà anche un nome al nemico, ai gentili (goyim) e perfino agli ebrei che odiano se stessi. Il sionismo è un lucido ordine mondiale, purtroppo anche spietato e omicida.
Attraverso gli occhi dei miei bambini ho l’occasione di studiare il significato di Israele più che la sua politica o le sue azioni. Grazie a loro posso capire cosa offre Israele e quanto efficace sappia essere. Analizzando il rapporto empatico dei miei figli con Israele ho compreso che l’esperienza ebraica contemporanea si fonda su due sistemi dialettici. L’uno si basa su Eretz Yisrael e la Diaspora, l’altro può essere formulato come “ama te stesso quanto odi tutti gli altri”.
Eretz Yisrael e la Diaspora
“Sono un essere umano, sono ebreo e sono israeliano. Il sionismo è stato uno strumento che mi ha fatto passare dalla condizione di ebreo alla condizione di israeliano. Credo che sia stato Ben-Gurion a dire che il movimento sionista era l’armatura necessaria per costruire la casa, e che dopo la fondazione dello stato doveva essere smantellato”. (Avraham Burg, ‘Leaving the Zionist ghetto’ in un’intervista con Ari Shavit, 25 luglio 2007)
Per gli ebrei laici nati in Israele il sionismo significa ben poco. Se il sionismo serve ad affermare che gli ebrei hanno diritto a una patria in Sion, l’ebreo laico nato in Israele questa realtà la vive. Per lui/lei, il sionismo è un capitolo storico remoto collegato a una vecchia fotografia che ritrae un uomo con una gran barba nera, Theodor Herzl. Per gli israeliani il sionismo non è una trasformazione in attesa di realizzarsi ma piuttosto un capitolo storico noioso, tedioso e datato, poco più che chiacchiere senza senso. È molto meno interessante delle buste piene di denaro di Olmert o della conversione di Obama in portavoce di Israele. Di fatto, per i nuovi israeliti la parola Galut (Diaspora) ha delle connotazioni negative. È associata ai ghetti, alla vergogna e alla persecuzione, e non ha niente a che fare con Manhattan o con il quartiere londinese di Soho. In altre parole, gli israeliani non tendono a identificare la loro emigrazione da Israele come un ritorno alla Diaspora. Come altre popolazioni migranti, cercano semplicemente una vita migliore. Va detto che per la maggioranza degli israeliani Israele è lungi dall’essere un luogo glorioso ed eroico. È naturale, dopo sessant’anni passati con la stessa donna capita che non si apprezzi più la sua bellezza.
Il cosiddetto “israeliano”, vale a dire l’ebreo laico nato in Israele, il riuscito prodotto del sionismo post-rivoluzionario, è ora così abituato alla propria esistenza in quella regione che ha perso il suo istinto di sopravvivenza ebraico. Adotta invece la più edonistica interpretazione dell’individualismo illuminato occidentale che abolisce le residue reminiscenze del collettivismo tribale. Questo può spiegare perché Israele sia stato sconfitto nell’ultima guerra del Libano. Il nuovo israeliano non vede alcun valido motivo per sacrificarsi su un altare ebraico collettivo. È molto più interessato a esplorare gli aspetti pragmatici della filosofia della “bella vita”. Questo può anche spiegare come mai l’esercito israeliano non riesca a far fronte alla crescente minaccia dei razzi Qassam. Per farlo, i generali israeliani dovrebbero ricorrere ad audaci tattiche di fanteria. Apparentemente hanno imparato la lezione in Libano: la società edonistiche non producono guerrieri spartani e senza veri guerrieri a disposizione è meglio combattere da lontano. Invece di mandare a Gaza reparti speciali di fanteria all’alba, sembra che sia molto più semplice sganciare bombe su quartieri popolosi oppure affamarne gli abitanti per costringerli alla sottomissione. Inutile dire che i palestinesi, i siriani, Hezbollah, gli iraniani e tutto il mondo islamico lo sanno benissimo. Giorno dopo giorno assistono alle codarde tattiche israeliane e sanno che Israele ha i giorni contati.
Per quanto possa sembrare allarmante, gli israeliani non sono troppo preoccupati da questa fatale e inevitabile realtà, almeno non consapevolmente. Dato che il loro istinto di sopravvivenza tribale è stato sostituito dall’individualismo illuminato, i giovani israeliani si preoccupano più della sopravvivenza individuale che di progetti collettivi. L’israeliano può arrivare al punto di pensare “come diavolo faccio a andarmene di qui?” Il nuovo ebreo laico israeliano è un artista della fuga. Non appena termina la leva obbligatoria, corre all’aeroporto o impara a disconnettersi da tutti i canali di informazione. Il numero di israeliani che lasciano la madrepatria cresce giorno per giorno. Gli altri, quelli condannati a restare, sviluppano un’apatica cultura di indifferenza.
Beaufort e Sderot
Di recente ho visto Beaufort, un pluripremiato film israeliano di guerra. Anche se le sue qualità cinematografiche non mi hanno affatto colpito, la pellicola è una sorprendente denuncia della stanchezza e del disfattismo israeliani. Il film narra la storia di un reparto speciale della brigata Golani dell’Esercito di Difesa Israeliano in un bunker all’interno di una fortezza bizantina in cima a una montagna del Libano meridionale. L’azione si svolge nei giorni che precedono la prima ritirata israeliana da quella zona, nel 2000. Fatto sta che i soldati israeliani sono circondati dai guerriglieri di Hezbollah. Trascorrono giorni e notti in trincea, si nascondono in rifugi di cemento armato e sono sottoposti a una pioggia incessante di razzi e missili. Nonostante i loro progetti per il futuro, in una vita lontana da quell’inferno in cui sono intrappolati, muoiono uno dopo l’altro per mano di un nemico che non vedono nemmeno.
Gli israeliani hanno molto amato questo film, il resto del mondo era un po’ meno convinto dei suoi pregi artistici. Se vi state chiedendo perché sia piaciuto così tanto agli israeliani, questa è la mia risposta. Per gli israeliani, la trama di Beaufort è l’allegoria di uno stato che giunge a rendersi conto della temporalità e della futilità della propria esistenza. Così come i soldati israeliani sognano di scappare più lontano possibile, andando a vivere a New York o sballandosi a Goa, la società israeliana sta facendo i conti con il proprio fatale destino. Come i soldati del film, gli israeliani vogliono diventare americani, parigini, londinesi e berlinesi. Il numero di israeliani in coda per ottenere un passaporto polacco aumenta ogni giorno che passa. Beaufort è la metafora di una società che si sa assediata. Una società che si sta accorgendo che potrebbe non esserci una via d’uscita, né fisica né attraverso una crescente indifferenza. Il film può essere interpretato come la parabola di una società che sta facendo i conti con la drammatica nozione della propria temporalità.
È curioso che, mentre i soldati di Beaufort e gli abitanti reali di Sderot o Ashkelon sentono che niente più li trattiene in quei luogi e vogliono confusamente lasciarsi alle spalle tutto e scappare per salvarsi la pelle, per l’ebreo della Diaspora Israele è un luminoso modello di gloria. Israele è sia il significato che il significato nel suo farsi. Per l’ebreo della Diaspora Israele è la trasformazione simbolica che mira alla liberazione e perfino alla redenzione dalla sofferenza ebraica. Israele è tutto ciò che l’ebreo della Diaspora non è. È ricco di chutzpah, è energico, è militante, lotta per quello in cui crede. Dunque per un giovane ebreo di Golders Green o di Brooklyn emigrare in Israele o arruolarsi in quello che erroneamente considera l’eroico esercito israeliano è ben più glorioso che fare l’avvocato, il dentista o il commercialista nello studio di papà.
Essendo terrorizzato dalla remota possibilità che i miei figli un giorno possano sorprendermi con la scelta di trascorrere del tempo in Israele da soli, senza il controllo materno, negli ultimi tempi ho cercato di capire quello che Israele ha da offrire agli ebrei del mondo. Di fatto, non sono molti i genitori ebrei che vieterebbero ai propri figli di entrare nell’esercito israeliano. E perché dovrebbero? L’esercito israeliano è molto sicuro, evita gli scontri sul campo, uccide da lontano e tiene in considerazione i propri soldati almeno quanto ama infliggere sofferenza estrema agli altri. Ogni genitore ebreo deve accettare l’utilità che suo figlio impari a guidare un carro armato o un elicottero e a sparare con un MK 47. Diversamente dai combattenti palestinesi scandalosamente male equipaggiati che muoiono tutti i giorni in gran numero, è difficile che i soldati israeliani rischino la vita. Ecco dunque che l’eroismo dell’emigrazione e perfino dell’arruolamento sembrano essere un’avventura sicura, almeno per ora.
Benché sia chiaro che la maggioranza dei giovani ebrei della Diaspora scelga di continuare la propria vita evitando di raccogliere la sfida dell’aliyah (lett. ascesa, l’immigrazione ebraica nella terra di Israele), il sionismo comunque fornisce loro un identificatore simbolico. Il sionismo e i suoi “aliyah operators” offrono loro la possibilità di identificarsi con i pochi che sono arrivati a tanto o di diventare essi stessi soldati di uno degli eserciti più forti del mondo.
Il nuovo ebreo errante
Il sionismo inventò il popolo ebraico e pose il suo Stato, Israele, in un conflitto devastante che sta ora assumendo proporzioni globali, trasformandosi in una pericolosa minaccia mondiale. Ma per gli israeliani, cioè coloro che si trovano nell’occhio del ciclone, “sionismo” significa molto poco. Gli israeliani si arruolano nell’esercito israeliano non perché sono sionisti ma perché sono ebrei (in contrapposizione con i musulmani che li circondano). Questa fondamentale constatazione può dare un nuovo significato al concetto dell’“ebreo errante”. La dialettica instauratasi tra la Diaspora e Eretz Yisrael porta a un flusso incrociato di migrazione, aspirazione e speranza. Gli ebrei della Diaspora si sentono attratti da Israele alla luce della fantasia sionista, mentre gli ebrei israeliani sono decisi a fuggire dallo stato di assedio in cui si trovano. La Diaspora si sta dirigendo verso Eretz Yisrael, mentre buona parte degli ebrei israeliani cerca disperatamente di uscirne.
Questo flusso incrociato di attrazione/emigrazione non è fortuito, ma il prodotto diretto delle sacre scritture. Come ho esplorato nel mio articolo “Esther to AIPAC” [1], sono sempre più numerosi gli studiosi della Bibbia che mettono in discussione la sua storicità. Apparentemente la Bibbia sarebbe stata scritta prevalentemente “dopo l’esilio babilonese e le sue pagine rielaborano (e in gran parte inventano) la storia israelita precedente facendo sì che rifletta e reiteri le esperienze di coloro che ritornarono da quell’esilio”.
Questo fa sì che la Bibbia, essendo un testo sull’esilio, conduca a una realtà frammentata nella quale l’ebreo della Diaspora anela al “ritorno”, ma una volta consumato questo ritorno l’ideologia perde la sua attrattiva. Il caso del sionismo è incredibilmente simile: è riuscito ad attirare alcuni ebrei a Sion, ma una volta lì l’ideologia non offre loro l’avventura sperata.
Possiamo chiaramente rilevare nel progetto ebraico una tensione dialettica tra il sionismo, l’identità dell’ebreo della Diaspora e l’israelianità. Il sionismo e Israele sono i due poli che insieme formano l’esperienza ebraica contemporanea.
Ama te stesso quanto odi tutti gli altri
Una volta compresa l’opposizione dialettica tra Eretz Yisrael e la Diaspora, passiamo a riflettere sui rapporti speciali tra i due.
Mentre Eretz Yisrael e la Diaspora instaurano un flusso incrociato di attrazione ed emigrazione, Israele stabilisce una coerente e logica interpretazione simbolica della supremazia e dello sciovinismo ebraici. Israele converte la massima “ama te stesso quanto odi tutti gli altri” in una devastante realtà in cui l’ebreo che ama se stesso si rivela capace di infliggere dolore estremo a coloro che lo circondano.
Per comprendere il concetto ebraico dell’amore di sé, dovremmo prima riflettere su ciò che rende possibile questa forma particolare di coscienza personale emotiva: l’appartenenza al “popolo eletto”.
Mentre l’interpretazione ebraica religiosa vede la condizione di “eletto” come un fardello morale con cui Dio ordina agli ebrei di essere un esempio di comportamento etico, l’interpretazione ebraica laica si riduce a una banale forma sciovinista di supremazia etnicamente orientata. Incoraggia chiaramente coloro che sono abbastanza fortunati da avere una madre ebrea ad amare se stessi ciecamente. È importante precisare a questo punto che nella maggioranza dei casi la supremazia ebraica è solita produrre un certo livello di disprezzo dei diritti fondamentali dell’altro. In molti casi conduce all’animosità e perfino all’odio, latente o manifesto.
Alla base della rivendicazione sionista della Palestina a spese dei suoi abitanti autoctoni c’è proprio questa supremazia. Ma ovviamente non si limita alla Palestina, e un altro caso è rappresentato dalla radicale manifestazione del gruppo di pressione ebraico per l’estensione della “Guerra al terrore”, come espressa, per esempio, dall’American Jewish Committee. Lungi da me affermare che questo genere di bellicismo sia caratteristico degli ebrei (come popolo); tuttavia è purtroppo sintomatico del pensiero politico tribale ebraico di sinistra, destra e centro. Dunque non dovrebbe sorprenderci che in prima linea nella lotta per l’umanesimo e i valori etici universali ci siano ebrei come Gesù, Spinoza e Marx, che fecero di tutto per introdurre un principio di fratellanza opponendosi in primo luogo alla supremazia tribale che trovavano in sé e nel loro patrimonio culturale. Protestarono soprattutto contro quello che era loro familiare e vi preferirono la fratellanza e l’amore.
Tuttavia va notato che Gesù, Spinoza e Marx non riuscirono a trasformare gli ebrei (come collettività), anche se riportarono un certo successo con alcuni di essi. Tutto fa pensare che lo spostamento dal tribalismo monoteista dogmatico all’universalismo pluralista tollerante sia quasi impossibile. Di fatto, molti ebrei sono riusciti a lasciarsi alle spalle Dio, altri sono diventati marxisti, ma in qualche modo molti di questi sono rimasti fedeli alla loro filosofia monoteista esclusiva e tribale “solo per ebrei” (Bund, Jews Agains Zionism). Altri si sono spinti a diventare una “nazione come le altre nazioni” (lo slogan del sionismo), solo che si sono preoccupati di epurare e uccidere tutti coloro che non rientravano etnicamente nelle loro visione di se stessi (la Nakba del 1948). Alcuni sono diventati così liberali e cosmopoliti da riuscire a ridurre il conflitto mondiale contemporaneo a una questione di bibite. “Quelli che bevono Coca-Cola non si fanno la guerra”, ci hanno detto. Sarà anche vero, ma a quanto sembra i bevitori di Coca-Cola hanno recentemente assassinato un milione e mezzo di iracheni nel nome della “democrazia”.
È estremamente importante ricordare che molti ebrei sono riusciti ad assimilarsi e a lasciarsi alle spalle le loro caratteristiche tribali, e ora si comportano come normali esseri umani. Non hanno niente a che fare con il Bund, con i neo-conservatori, con il sionismo. A quanto pare questi esseri umani davvero emancipatisi non sono oggetto del mio studio, e posso solo augurare loro fortuna e successo.
Tuttavia, anche se gli ebrei sono tra loro divisi su molte questioni, sono però uniti nella lotta contro quelli che identificano collettivamente come i loro nemici. Ci ho messo un po’ a capire che chi opera sotto l’esclusiva bandiera ebraica nei movimenti di solidarietà con la Palestina e contro la guerra si preoccupa innanzitutto di combattere qualsiasi riferimento alla lobby ebraica o al potere ebraico.
Una spiegazione è già stata fornita. Il sionismo in sé ha poco a che fare con Israele, è un discorso interno alla Diaspora ebraica. Ne consegue che il dibattito tra sionisti e anti-sionisti ebrei non ha alcun effetto su Israele o sulla lotta contro le azioni israeliane. Serve a mantenere la discussione all’interno della famiglia e a creare più confusione tra i gentili. Permette all’attivista etnico ebreo di affermare che “non tutti gli ebrei sono sionisti, anzi, ci sono al mondo circa due dozzine di ‘anti-sionisti ebrei’”. Per patetico che possa suonare, questo argomento ottuso è comunque riuscito a mandare in frantumi qualsiasi critica rivolta negli ultimi quarant’anni al lobbismo etnocentrico ebraico. A quanto pare (e purtroppo), quando si tratta di “azione” i sionisti e i cosiddetti “anti”-sionisti ebrei agiscono come un solo popolo. E perché agiscono come un solo popolo? Perché lo sono. Lo sono davvero? Non importa, finché lo credono o si comportano come se lo fossero. E cos’è che li rende un solo popolo? Probabilmente odiano chiunque altro almeno quanto amano se stessi.
C’è un vecchio detto ebraico: “Dimmi chi sono i tuoi amici e ti dirò chi sei”. Per una lettura ben più attenta della politica tribale contemporanea ebraica, sarebbe appropriato correggerlo così: “Basta che tu mi dica chi odi e ti dirò chi sei”. Se, per esempio, odi Finkelstein, Atzmon, Blankfort, Mearsheimer & Walt e così via, sei ebreo. Se ti limiti a non essere d’accordo con loro puoi essere chiunque.
L’odio e l’avversione personale sono tristemente sintomatici della politica tribale ebraica, probabilmente per il fatto che la politica ebraica è marginale e si definisce attraverso la negazione. Va notato che Israele è riuscito a perfezionarla e a darle nuovo significato. Se l’ebreo della Diaspora ha il diritto di amare se stesso, il suo odio per l’altro è ampiamente soffocato. Per quanto alcuni ebrei amino seguire alla lettera i loro dettami religiosi e sputare sulle chiese [2] o semplicemente distruggere le vite di illustri accademici e artisti, l’odio e la violenza non sono tollerati nel discorso occidentale contemporaneo. Ed è qui che entra in gioco Israele. Gli israeliani amano se stessi ma sono capaci di odiare chiunque altro. Sono capaci di affamare milioni di palestinesi, di uccidere quando ne hanno voglia. Israele ha trasformato lo slogan “ama te stesso/odia tutti gli altri” nella pratica di tutti i giorni. Ha risolto la tensione ambivalente insita nell’amare se stessi quando si è in mezzo agli altri. Israele non si limita a odiare il professor Finkelstein, è anche capace di arrestarlo e deportarlo. Israele non si limita a odiare i palestinesi, è ugualmente capace di affamarli, di imprigionarli tra muri e filo spinato, di bombardarli e perfino di attaccare con armi nucleari gli irriducibili, quando il momento è propizio.
Questo è l’aspetto più spaventoso della complementarità tra Eretz Yisrael e la Diaspora. È la materializzazione di una società guidata dall’odio. Dopo due millenni di vita errante, l’ebreo nazionale recentemente riformato è capace non solo di odiare ma anche di infliggere l’estrema sofferenza a coloro che odia.
Esplorare la questione ebraica
Una volta all’anno, in occasione della Pasqua, la mia famiglia mi lascia a Londra per due settimane. Mia moglie Tali e i nostri due bambini Mai e Yann partono per Israele. Vedo chiaramente quanto adorino andarci. Capisco benissimo cos’è che amano laggiù. Per fortuna posso dire che almeno per ora i miei figli non sono follemente innamorati di sé e non si vedono come parte di una collettività tribale. E dunque non odiano nessuno.
Però attraverso la loro esperienza posso capire cosa ha da offrire Israele, soprattutto a coloro che non ci abitano. Posso capire quanto appaia attraente l’avventura israeliana vista da lontano. Attraverso la loro esperienza apprendo la dialettica tra Israele e l’aspirazione sionista della Diaspora. Il rapporto di negazione e di complementarità tra i due è l’essenza dell’esperienza ebraica contemporanea.
Se vogliamo combattere i crimini commessi da Israele e il male promosso dalle lobby sioniste globali, faremmo bene ad avviare uno studio approfondito della questione ebraica e dell’esperienza ebraica. Non si tratta solo di Israele e o del sionismo, ma dell’amalgama complesso e devastante formato da entrambi. A meno di interrogarci sull’esperienza ebraica, siamo destinati a sprecare il nostro tempo continuando a impiegare una terminologia ottocentesca irrilevante e arcaica che non ha niente a che fare con il conflitto.
Se saremo abbastanza coraggiosi da esplorare la questione ebraica e l’identità ebraica potremo essere in grado di capire che l’apartheid israeliano non è solo dovuto a circostanze politiche ma è di fatto l’esito naturale di una filosofia tribale orientata etnicamente. Il muro israeliano non è una misura politica ma piuttosto la manifestazione di un atteggiamento razzista esclusivo che sta alla base del concetto ebraico di segregazione. Quando saremo in grado di affrontare la questione ebraica esaminando le differenze tra israeliani e sionisti della Diaspora potremo capire anche perché il senatore Obama è corso alla conferenza dell’AIPAC tre ore dopo essersi assicurato la candidatura per il Partito Democratico. La serie di promesse fatte da Obama, Clinton e McCain all’AIPAC pochi giorni fa è un riflesso concreto dell’esperienza ebraica contemporanea. I senatori offrono ai lobbisti ebrei americani proprio quello che vogliono. A spese dei palestinesi, degli iracheni, dei siriani, degli iraniani e di miliardi di musulmani, i politici americani promettono apertamente che l’America continuerà a essere favorevole a Israele. A quanto pare l’America preferisce assecondare la sua piccola minoranza ebraica invece di essere un credibile mediatore internazionale e un vero negoziatore.
Tenendo conto dei crimini commessi dallo stato ebraico in nome del popolo ebraico, credo che abbiamo il pieno diritto di mettere in dubbio la filosofia e la prassi dell’esperienza ebraica. Non dobbiamo farci intimidire dagli attivisti etnici ebrei e dalle campagne di diffamazione sioniste.
Visto che gli ebrei non costituiscono una razza ma soccombono ampiamente a diverse forme di politica collettiva ed etnicamente orientata, non dovremmo temere di toccare questo argomento. Una volta dato per scontato che gli ebrei non costituiscono una razza, lo studio dell’identità e della politica ebraica non è né razzismo né essenzialismo. Al contrario, è una lettura critica dell’ideologia razzista e della sua inerente supremazia.
Quelli di noi che considerano Israele e il sionismo un grave pericolo per la pace mondiale devono insistere in questo studio. Invece di concentrarci separatamente sul sionismo o su Israele, dobbiamo apprendere l’amalgama unico e complesso formato da entrambi. Questo composto dialettico plasma la nozione contemporanea di esperienza ebraica. Il sionismo in sé non è altro che un diversivo che serve ad attirare la nostra attenzione e a distrarci. Sembra proprio che i nostri attacchi contro il sionismo non abbiano alcun effetto su Israele, la sua politica e la sua gente. Al massimo disturbano alcuni ebrei sionisti.
Se lo studio dell’esperienza ebraica può aiutarci a salvare le vite di milioni di palestinesi, di iracheni, di siriani e di iraniani, è anche nell’interesse collettivo ebraico comprendere la vera natura dell’esperienza e della politica ebraica. In fin dei conti è la politica ebraica (più che la religione) quello che potrebbe demonizzare l’intera collettività degli ebrei per il prossimo millennio. È nell’interesse della collettività ebraica arrestare la bestia politica prima che sia troppo tardi.
Lo devo ai miei fratelli e alle mie sorelle palestinesi, lo devo a me stesso, lo devo a Yann e a Mai: voglio essere sicuro che quando verrà il momento, per loro, di protestare contro la mia “esperienza anti-ebraica”, sarò abbastanza intelligente da discuterne con loro in maniera aperta e ponderata.
[2] Secondo il Dr. Israel Shahak, nel suo libro Jewish History, Jewish Religion, questa pratica ha radici antiche ed è diventata sempre più diffusa: disonorare i simboli religiosi cristiani è un antico dettame religioso dell’Ebraismo. Sputare sulla croce, in particolare sul Crocifisso, e sputare quando un ebreo passa accanto a una chiesa, sono obbligatori per gli ebrei devoti fin dal 200 d.C. circa. In passato, quando il pericolo dell’ostilità anti-semita era concreto, i rabbini raccomandavano agli ebrei devoti di sputare in modo che non ne fosse chiaro il motivo o di sputarsi sul petto, non direttamente sulla croce o apertamente davanti a una chiesa.
“Tre anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra nera scende.
Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende.”
I Capi Segreti del Mondo
Rivelata la fonte della maggior parte se non di tutti i nostri mali (dal presente al passato): Questo eccellente documentario revisiona e collega i punti attraverso 5000 anni di storia umana, dal tempo dei faraoni fino ad oggi risalendo tutti le vie fino alle presenti dinastie che, in una ricerca di perfezionare la schiavitù del genere umano, stanno creando il Nuovo Ordine Mondiale (NWO).
Dai pirati ai ‘banksters’ (banchieri-rapinatori), all’élite che governa, a chi dirige il mondo delle finanze, ai mezzi di informazione, e a chi copre entrambi i lati di quasi ogni conflitto o guerra: il mondo farà più senso dopo aver guardato questo documentario.
Informazioni sul Produttore del documentario:
Da giovane ha avuto lunghe discussioni con i genitori per via di un anello del padre con iscritto una “G”, un compasso e una squadra. In vecchiaia, anni di un’intensa attività di ricerca la han portata all’identità, storia e piani, di un potere “organizzato in modo così sottile, così vigile, così intersecato, così completo, così pervasivo”, che anche il noti ‘leader’ del mondo stanno attenti a non parlare in “condannando” il risultato delle sue ricerche.
È una lunga maratona che consiglio però di prendersi il tempo di fare, magari dividendo l’intera visione in tappe di un paio di giorni. Anche chi ha in parte già masticato questi temi, troverà questo documentario esaustivo, completo e in un flusso molto logico che collega tutti i punti insieme rivelando il disegno segreto celato dietro al grande puzzle.
1- Quel giorno in Settembre
2- Solo l’inizio
3- Profitti dall’ 9/11
4- L’impero nascosto
5- Accaparrare del Vaticano
6- I faraoni e AMEN
7- Abramo era un faraone?
8- Oceano di Sangue
9- La Regina
10- Re dei Re
11- L’impero
12- Il Culto dell’ AMEN
13- Il Comitato dei 300 - Illuminati
14- I Padrini Rothschild
15- Il Nuovo Ordine Mondiale - NWO
16- Framassoneria / Mafia
17- Imbrogliare a Monopoli - controllare i soldi
18- Credito privato: Schiavizzazione
19- Bush e i suoi compagni Nazi. Questo video non è più disponibile a causa di un reclamo di violazione del copyright di terze parti.
20- Palestina/Israele
21- Macellai ‘Bankster’ (Banca-ganster)
22- La corporazione dei Media (Asses of Evil <> livE of sessA)
23- I baroni del commercio di droga
24- La così chiamata “Guerra al Terrore”
25- Dati sull’Iraq
26- L’Anticristo?
27- La schiavitù del sistema di credito
28- La schiavitù delle tasse - le tasse vanno ai Bankster
I Massoni “devono morire per mano della rivoluzione che è stata realizzata con la loro collaborazione”, secondo CG Rakovsky, un fondatore della società Internazionale Comunista.
“Il vero segreto della massoneria è il suicidio della massoneria come organizzazione, e il suicidio fisico di ogni muratore importante”.
Tale rivelazione proviene dall’interrogatorio della polizia stalinista 1938 intitolato “The Red Symphony“.
“È chiaro che so di questo non come un framassone, ma come uno che appartiene a “Loro”, [gli Illuminati] dice Rakovsky, collega di Leon Trotsky arrestato per aver tramato contro Stalin.
Rakovsky dice che l’obiettivo è quello di convincere Stalin, un nazionalista, a cooperare con il partito “comunista-capitalista internazionale”.
I ‘PROTOCOLLI dei SAVI di SION’ e la ‘RED SYMPHONY’
La Massoneria è la più grande società segreta con oltre cinque milioni di membri, tra cui tre milioni negli Stati Uniti. È strumentale nella cospirazione totalitaria. Nei Protocolli dei Savi di Sion, l’autore (che a mio parere, è Lionel Rothschild) scrive:
“La Massoneria Gentile funge ciecamente da schermo per noi e per i nostri obbiettivi, ma il piano d’azione della nostra forza, anche il suo stesso onesto luogo, rimane per tutto il popolo un mistero sconosciuto …. Chi, e che cosa è in grado di rovesciare una forza invisibile? ” (Protocollo n. 4)
Ancora una volta egli scrive, “dobbiamo creare e moltiplicare le logge libere massoniche … assorbire in loro tutti coloro che possono diventare, o che sono di rilievo in attività pubbliche, perché in queste logge troveremo i nostri principali uffici di intelligence e di altri mezzi di influenza …. La maggior parte delle trame segrete dei politici ci saranno note, e cadranno sotto la nostra mano guida … Noi sappiamo l’obiettivo finale … mentre i goym (i gentili) non sono a conoscenza di nulla … ” (Protocollo 15)
Nel suo interrogatorio, Rakovsky dice che milioni di persone affollano il gregge della massoneria per ottenere un qualche vantaggio. “I governanti di tutte le Nazioni Alleate, con pochissime eccezioni, sono tutti Massoni.”
Tuttavia, il vero obiettivo è di “creare tutti i presupposti necessari per il trionfo della rivoluzione comunista, questo è l’obiettivo evidente della massoneria, ma è chiaro che tutto questo avviene sotto vari pretesti, ma che si nascondono sempre dietro ai loro ben noti slogan [Libertà, Fraternità, Uguaglianza]. Capisci? ” (254)
I Massoni dovrebbero ricordarsi della lezione avuta nella Rivoluzione francese. Anche se “hanno svolto un ruolo rivoluzionario colossale; ha divorato la maggior parte di massoni …” Dal momento che la rivoluzione richiede lo sterminio della borghesia come classe, [così che tutta la ricchezza viene tenuta dagli Illuminati in veste di Stato] ne consegue che i massoni devono essere liquidati. Il vero significato del comunismo è una tirannia degli Illuminati.
Quando questo segreto verrà rivelato, Rakovsky si immagina “l’espressione di stupidità sul volto di alcuni liberi muratori (massoni), quando si renderanno conto che devono morire per mano dei rivoluzionari. Come egli urlerà e vorrà che i suoi servizi per la rivoluzione debbano essere valutati! È una visione di cui si può morire …, ma di risate! ” (254)
Rakovsky si riferisce alla massoneria come a un imbroglio: “un manicomio ma in libertà”. (254)
In Russia nel 1929 ogni Massone che non era ebraico è stato ucciso insieme con la sua famiglia, secondo Alexey Jefimow in “Chi sono i governanti della Russia?” (77)
Come per i liberi muratori, anche per gli altri applicanti dell’utopia umanistica padrona di classe (neo cons, liberali, sionisti, gay, femministe, e attivisti), questa potrebbe essere una brutta sorpresa. Essi possono venire spinti a lato una volta che hanno servito il loro scopo.
Chi sono “essi”?
Quando l’interrogatore spinse Rakovsky ad un approccio con una iniziativa notabile degli Illuminati, Rakovsky era sicuro solo di due che sono ora deceduti: Walter Rathenau, il ministro degli Esteri Wiemar, e Lionel Rothschild. Dice che Trotsky è la sua fonte di informazione.
Altri, lui insiste, sono speculazione:
“Come istituzione, la Banca di Kuhn Loeb & Company di Wall Street: [e] le famiglie di Schiff, Warburg, Loeb e Kuhn; dico famiglie al fine di sottolineare diversi nomi, poiché sono tutti collegati fra loro da matrimoni … ; Quindi Baruch, Frankfurter, Altschul, Cohen, Benjamin, Strauss, Steinhardt, Blom, Rosenman, Lippmann, Lehman, Dreifus, Lamont, Rothschild, Lord, Mandel, Morganthau, Ezekiel, Lasky …. ognuno dei nomi elencati, anche di quelli non appartenenti a “loro” potrebbe sempre portare a “loro” per un qualsiasi proposito di tipo importante “. (272)
Consentendo il privilegio di creare denaro ai banchieri, abbiamo creato un vampiro insaziabile. Se poteste produrre denaro, immaginate la tentazione di possedere ogni cosa!
La RIVOLUZIONE segreta
Rakovsky si riferisce al crollo e alla Grande Depressione del 1929 come a una “rivoluzione americana”. Il crollo è stato deliberatamente precipitato dagli Illuminati a scopo di lucro, per spezzare il cittadino “classico americano,” e per prendere il potere politico.
“L’uomo per mezzo del quale hanno fatto uso di tale potere, è stato Franklin Roosevelt. Avete capito? … In quell’anno, nel 1929, il primo anno della Rivoluzione Americana, nel febbraio Trotsky lascia la Russia; il crollo avviene nel mese di ottobre … Il finanziamento di Hitler è stato concordato nel mese di luglio del 1929. Pensate che tutto questo sia stato un caso? I quattro anni dello Stato di Hoover sono stati utilizzati per la preparazione della presa del potere negli Stati Uniti e nell’URSS: per mezzo di una rivoluzione finanziaria, e qui [in Russia] con l’aiuto della guerra [di Hitler, la Seconda Guerra Mondiale], e con la sconfitta che ne è conseguita. Potrebbe un romanzo di grande fantasia essere più evidente per te? ” (273)
Rakovsky propone a Stalin di cooperare con gli Illuminati, (cosa che ha successivamente fatto.) La prima condizione è che egli fermi l’esecuzione dei Trotskysti. Poi “varie zone d’influenza” vengono stabilite dividendo “il comunismo formale, da quello reale.” Ci sarnno “concessioni reciproche per l’aiuto reciproco per un certo tempo, mentre il piano perdura … Appariranno persone influenti, a tutti i livelli della società, anche molto alti, che aiuteranno il comunismo stalinista formale …” (276)
Rakovsky delinea il piano degli Illuminati di coniugare il comunismo e capitalismo. In ogni caso, gli Illuminati avranno il controllo di tutta la ricchezza e potere.
“A Mosca c’è il comunismo: a New York capitalismo. Sono entrambi la stessa cosa, come tesi e antitesi. Analizza entrambi. Mosca è soggettivo comunismo, ma [oggettivo] Stato capitalista. New York: Capitalismo soggettivo, ma in obiettivo Comunismo. Una sintesi personale: la finanza internazionale, il capitalista comunista. ‘Essi.’ “(276)
CONCLUSIONE
“The Red Symphony” conferma che i nostri leader politici e culturali sono per la maggior parte degli imbroglioni o dei traditori. La sovversione degli Stati Uniti fa parte di un piano per la tirannia del mondo.
L’occulta Cabala dei banchieri e delle altre persone benestanti è piegata a schiavizzare l’umanità. Molti sono gli ebrei, ma molti non lo sono. Il denominatore comune è la Massoneria. La maggior parte delle religioni e dei gruppi sono stati sovvertiti dagli Illuminati con il piano di governare il mondo e usurpare tutte le sue ricchezze, come è indicato nei Protocolli (dei savi di sion). Una manifestazione della tirannia luciferiana emergente dei Rothschild, con sede a Gerusalemme, la Nuova Corte Suprema israeliana, che è una progettazione massonica.
La maggior parte dei massoni e degli ebrei non sono a conoscenza di questo piano, si opporrebbero, e quindi sono essi stessi vittime di esso. L’antisemitismo è utilizzato per distrarci dal vero problema, la creazione di uno Stato di polizia a livello mondiale dedicato a proiettare la ricchezza degli Illuminati.
La “guerra al terrore” stà istituendo questo tipo di controllo autoritario. Cosa stanno pianificando che lo richiede? Un altra grande depressione? Un altro attacco “terrorista”? L’ 11 di settembre dimostra che la macellazione di americani innocenti è senza ‘compunzione’.
Sotto la dispensa satanica, ognuno è ingannato. I sionisti sacrificano la loro vita per Israele, i comunisti per la “giustizia sociale”, le femministe per la “parità”, e gli americani per il petrolio iracheno.
Tutti noi siamo ingannati ad allontanarci dall’essenza, a pensare che la religione e la morale sono ormai di “vecchio stile”. La Morale universale e le sue leggi esistono e devono essere rispettate per il nostro bene. Dio è semplicemente la realtà.
Noi siamo viziati, distratti, insaziabii e frivoli. Come massoni, siamo solo agnelli per la macellazione.
Incredibile e bizzarro come sembra, l’umanità è in effetti vittima di un diabolico complotto.
La guerra, il genocidio e la depressione del secolo scorso non sono stati accidentali o inevitabili, ma il risultato di una progettazione malefica.
Il scioccante elemento di prova è un interrogatorio del 1938 della polizia stalinista (NKVD), a un fondatore della Comunisti Internazionali, Christian Rakovsky G. di 65, che affacciava l’esecuzione per aver macchinato di rovesciare Stalin.
Le 50 pagine di trascrizione del suo interrogatorio, soprannominato “The Red Symphony,” non erano destinate a diventare pubbliche. Esse però confermano che i Rothschild-Illuminati prevedono di utilizzare il comunismo per stabilire nel mondo una dittatura dei super ricchi.
Questo è forse il più esplosivo documento politico della storia moderna. Rivela il motivo per cui gli Illuminati hanno creato Hitler e poi hanno cercato di ucciderlo, e perché Stalin ha fatto un patto con Hitler nel 1939.
Christian Rakovsky era un veterano comunista iniziato a informazioni privilegiate. Nato come Chaim Rakeover nel 1873, aveva studiato medicina in Francia prima di diventare un rivoluzionario. Egli è stato il leader di un gruppo terroristico che ha attaccato i funzionari governativi.
Nel 1919, Lenin lo nomina come incaricato del governo sovietico in Ucraina. Con successo tenne campo per il bolscevichi durante la guerra civile. Stalin lo nominò ambasciatore russo a Parigi nel 1925.
Rakovsky apparteneva alla potente fazione Trotskysita che prendeva ordini dai Rothschild. Molti di questo gruppo sono stati fucilati nel 1937 nello spurgo del Partito Comunista di Stalin.
Interrogatorio di mezzanotte
Le circostanze dell’interrogatorio di mezzanotte del 26 gennaio 1938 sono state molto drammatiche.
Che cosa avrebbe potuto eventualmente dire Rakovsky per salvare la sua vita?
Rakovsky sembra usare la tattica di “ingannare con la verità.” Vince la fiducia nel rivelare la verità, ma lascia alcune parti fuori. Cerca di impressionare il suo interrogatore che lui e Trotsky rappresentano una potenza invincibile che chiama “Capitalista-Comunista Finanziaria Internazionale”.
Egli conferma che il “movimento rivoluzionario” è stato progettato per mobilitare il sostegno, fingendo di servire gli ideali morali e collettivi dell’umanità. Il vero obiettivo però era quello di dare il potere totale del mondo ai banchieri, dividendo la società e minando l’autorità istituita.
“Rivoluzione” significa realmente, “capovolgimento” della civiltà occidentale.
“Il cristianesimo è il nostro unico vero nemico, poiché tutte le politiche e i fenomeni economici di borghesia sono stati solo delle sue conseguenze,” Rakovsky dice. (Griffin, pag 264)
La pace è “contro-rivoluzionaria” dal momento che è la guerra che apre la strada per la rivoluzione.
Rakovsky, la cui lingua è stata allentata da un lieve inebriante nel suo vino, si riferisce agli Illuminati come “essi” o “loro”. Lui ne è membro anche se non fa parte del cerchio interno.
Egli spiega che gli “Illuminati” sono una società segreta massonica dedicata al comunismo. In maniera significativa, il suo fondatore Adam Weishaupt prese il nome dalla “iseconda cospirazione anti-cristiana che era, gnosticismo”. (249)
Come questo aderente resoconto venne in superficie
L’interrogatorio venne fatto da uno dei migliori agenti di Stalin, Gavriil Kus’min noto come “Gabriel”.
Oltre a lui e un tecnico del suono nascosto, il medico Jose Landowsky è stata l’unica altra persona presente.
Conscritto dalla NKVD per contribuire a “allentare le lingue dei detenuti,” il Dt. Landowsky era disgustato dalle numerose torture che assistiva.
L’interrogatorio di Rakovsky, tuttavia, fu cordiale. Il Dt. Landowsky dubita se il mite euforico che ha messo nella bevanda a Rakovsky ha avuto molto effetto.
L’interrogatorio, condotto in francese durò da mezzanotte fino alle 7 di mattina. Dopo, Kus’min ordinò a Landowsky di tradurre l’intervista in russo e di fare due copie.
Il contenuto è stato mentalmente così illuminalnte che Landowsky fece un ulteriore copia, per se stesso. “Io non sono dispiaciuto che ho avuto il coraggio per questo”, ha scritto. (279) (I bolscevichi avevano sparato al padre di Landowsky, un colonnello Tsarista, durante la rivoluzione del 1917.)
Un volontario fascista spagnolo più tardi, ha trovato il manoscritto sul corpo morto di Landowsky in una capanna sul fronte di Petrograd durante la Seconda Guerra Mondiale. Lo ha portato in Spagna dove è stato pubblicato come la “Sinfonia en Rojo Mayo”, nel 1949.
Il testo completo della “The Red Sinfonia” è stato messo on-line da Peter Myers.
La trascrizione è stata pubblicata in inglese nel 1968 come “The Red Symphony: X-Ray della Rivoluzione”. Lo potete trovare nel “Quarto Reich dei ricchi” di Des Griffin. (1988).
Rivelazione
Rakovsky dà al suo interrogatore una sorprendente vista all’interno della storia moderna, al fine di dimostrare che il suo sponsor controlla il mondo.
“Il denaro è la base del potere”, dice Rakovsky, Rothschild lo fabbrica grazie al sistema bancario.
Il “movimento rivoluzionario” è stato un tentativo di Meyer Rothschild e dei suoi alleati per proteggere ed estendere il monopolio totalitario che istituisce un Nuovo Ordine Mondiale.
Secondo Rakovsky, “I Rothschild non sono stati i tesorieri, ma i Capi di quel primo segreto comunismo … Marx e il più alto capo della Prima Internazionale … erano controllati dal barone Lionel Rothschild, [1808-1878] il cui ritratto rivoluzionario è stato fatto da Disraeli il premier inglese, che era anche una sua creatura, ed è stato lasciato a noi [nel romanzo di Disraeli ‘Coningsby.’] “(250)
Il figlio di Lionel, Nathaniel (1840-1915), doveva rovesciare la dinastia cristiana dei Romanoff. Attraverso i suoi agenti Jacob Schiff e i fratelli Warburg, ha finanziato il fianco giapponese nella guerra russo giapponese, come anche una fallita insurrezione a Mosca nel 1905. Ha avviato poi la prima guerra mondiale (Trotsky era dietro l’assassinio dell’arciduca Ferdinando) e ha finanziato la rivoluzione bolscevica del 1917. Rakovsky disse che era stato personalmente coinvolto nel trasferimento di fondi a Stoccolma. (251-252)
Lo strumento dei Rothschild è stato il movimento operaio ebraico o il cosiddetto “Bund”. La “fazione segreta” del Bund ha infiltrato tutti i partiti socialisti in Russia e ha fornito la guida per la rivoluzione russa. Alexander Kerensky, il primo ministro Menshevik, era un membro segreto. (253)
Leon Trotsky avrebbe dovuto diventare il leader dell’Unione sovietica. Trotsky, un ebreo sposato con la figlia di uno dei più vicini associati di Rothschild, il banchiere Abram Zhivotovsky, che divenne parte del “clan”.
Ma comunisti “nazionali” come Lenin (un quarto ebraico) si misero in mezzo. Lenin oltrepassò Trotsky e fece pace con la Germania (trattato di Brest Litovsk, 1918.) E questo non era il piano di Rothschild.
La guerra mondiale era supposta terminare nel modo in cui la seconda guerra mondiale ha fatto. La Russia era supposta occupare la Germania nel 1918 e assistere “rivoluzionari” locali nell’istaurare una “repubblica popolare”.
Trotsky fu responsabile di un tentativo di assassinare Lenin nel 1918, ma Lenin allora sopravvisse. Quando poi Lenin ebbe un ictus nel 1922, Trotsky aveva Levin, il medico ebraico di Lenin, che lo finì.
In questo momento cruciale, l’imprevisto accadde. Trotsky si ammalò e Stalin fu in grado di prendere il potere. In questo cruciale frangente, i Trotskysti finsero di sostenere Stalin e infiltrando il suo regime, al fine di sabotarlo.
Rakowsky caratterizza Stalin come un “Bonapartista”, un nazionalista in contrapposizione a un Comunista Internazionale come Trotsky.
“È un killer della rivoluzione, non la serve, ma si avvale dei propri servizi; egli rappresenta il più antico imperialismo russo, così come Napoleone identificava se stesso con i Galli …” (257)
Riguardo Stalin
Per controllare Stalin, la finanza internazionale è stata costretta a costruire Hitler e il partito nazista. Rakowsky conferma che finanzieri ebrei hanno sostenuto i nazisti, anche se Hitler non era a conoscenza di questo.
“L’ambasciatore Warburg si è presentato sotto falso nome e Hitler non aveva nemmeno indovinato la sua razza … ha mentito anche per quanto riguarda il cui rappresentante lui era … Il nostro obiettivo era quello di provocare una guerra e Hitler era guerra … [i nazisti] … han ricevuto milioni di dollari inviati da Wall Street, e milioni di marchi tedeschi da finanziatori attraverso ‘Schacht’, [fornendo], la manutenzione dei S.A. e delle S.S., e anche il finanziamento delle elezioni … ” (259-260)
Purtroppo per i banchieri, anche Hitler si è dimostrato intrattabile. Ha iniziato a stampare i propri soldi!
“Ha assunto per se stesso il privilegio di fabbricazione del denaro e non solo denaro fisico, ma anche finanziario, assunse la macchina intatta di falsificazione e la mise a lavorare per il bene dello stato … Siete in grado di immaginare ciò che sarebbe stato … se avesse infettato altri Stati e portato alla creazione di un periodo di autarchia [assoluto comando, in sostituzione di quello dei banchieri]. Se ti è possibile, immagina quindi le sue funzioni … controrivoluzionarie ” (263)
Hitler era diventato una grande minaccia per Stalin, che non era immischiato con il denaro. La presente missione di Rakovsky era stata quella di convincere Stalin a fare un patto con Hitler e voltare l’aggressione di Hitler contro l’Occidente. Lo scopo era di sfiancare la Germania e le nazioni occidentali l’un con l’altra prima che un altro fronte fosse aperto in Oriente.
[Secondo Walter Kravitsky, il capo dell’informazione militare sovietica in Europa che ha disfunzionato ad ovest e più tardi è stato assassinato nel 1941, Stalin era determinato a fare un patto con Hitler già nel 1934. Egli non aveva alcun desiderio di combattere i nazisti. Possibile che Rakovsky e il suo sponsor non conoscessero questo? Kravitsky sui Servizi Segreti di Stalin (1939)]
Rakovsky esortò i russi a utilizzare la tattica di “ingannare con la verità.” I russi volevano impressionare Hitler, con il loro autentico desiderio di pace. Hitler non doveva sospettare che egli era stato creato per una guerra su due fronti.
A Stalin è stata data una scelta. Se accettava di dividere la Polonia con Hitler, l’Occidente avebbe dichiarato guerra a un solo aggressore, la Germania. Se rifiutava, i banchieri avrebbero consentito a Hitler di deporlo.
Kus’min chiese alcune conferme a livello elevato. Rakovsky gli disse di incontrare Joseph Davies, l’ambasciatore degli USA a Mosca, un connazionale Framassone e rappresentante dell’amministrazione dell’Organizzazione internazionale comunista di Roosevelt .
Qualcuno è stato inviato da Davies che ha confermato che “ci sarebbe molto da guadagnare” se Rakovsky avesse ottenuto un’amnistia. Il 2 marzo 1938 un potente radio messaggio è stato inviato a Mosca, nel cifrario della sua ambasciata di Londra.
“Amnestia o il pericolo nazista aumenterà”, diceva. Davies partecipò al processo a Rakovsky, e gli diede un saluto massonico. Lo stesso giorno, il 12 marzo 1938, Hitler marciava in Austria.
La pena di morte a Rakovsky venne commutata. Alcuno credono che egli abbia vissuto il resto dei suoi giorni sotto falso nome. Un’altra fonte vuole abergli sparato nel 1941.
Negoziati segreti sono stati avviati con Hitler. Il risultato è stato il patto Molotov-Ribbentrop, firmato nel mese di agosto del 1939, appena una settimana prima dell’invasione della Polonia.
L’interrogatorio sembra aver creato un accordo tra Stalin e gli Illuminati.
23rd August 1939: Vyacheslav Molotov, ministro estero Russo, firma il patto di non-aggressione negoziato fra la Russia Sovietica e la Germania, al Kremlino in Mosca. In piedi dietro lui la sua controparte Germana Joachim von Ribbentrop (sinistra), e Joseph Stalin (centro). (Foto di Keystone/Getty Images)
La Russia lotta nella frizione Rothschild
L’ Europa e negli Stati Uniti hanno da tempo ceduto il controllo agli Rothschild-Illuminati. In Russia, ci sono ancora alcuni spasmi di morte.
Di recente, Vladimir Putin ha arrestato Mikhail Khordordovsky, il capo della più grande compagnia petrolifera della Russia, la “Yukos”, e “l’uomo più ricco della Russia.”
Putin ha annunciato che la Russia avrebbe sequestrato $ 12 miliardi, il 26% , la sua partecipazione in società petrolifera, uno dei tanti mezzi nazionali saccheggiati nella riorganizzazione del comunismo 15 anni fa.
Poi apprendiamo che le azioni già erano passate a nessun altro di meno che al banchiere Jacob Rothschild, nel quadro di un “accordo precedentemente sconosciuto” progettato per tale circostanza. I due si conoscevano da anni “attraverso il loro reciproco amore per le arti”.
Rakovsky disse a Kus’min che gli Illuminati non prendono mai posizioni politiche o finanziarie. Utilizzano “intermediari”.
“Le coordinate bancarie e i politici sono solo gli uomini di paglia …. anche se occupano posti di alto livello e sembrano essere gli autori dei piani che vengono svolti …” (248-249)
Khodordovsky, ovviamente, è un “intermediario” per i Rothschild. Così sono Richard Perle, Henry Kissinger e Ariel Sharon, ciascuno dei quali ha parlato contro Putin. Perle, l’architetto della guerra in Iraq, ha chiesto l’espulsione della Russia dal Gruppo degli Otto. Sharon ha espresso preoccupazione per “la persecuzione di uomini d’affari ebrei”. Khodordovsky è ebreo come Simon Kukes il suo successore. E come Perle e Kissinger.
Molti ebrei servono gli Illuminati e questo è causa di anti-semitismo. Ma Tony Blair e George W. Bush li servono troppo e non sono ebrei. La composizione dei Bilderbergers e la Skull and Bones è per la maggior parte non ebraica. Gli Illuminati sono un’alleanza tra i Rothschild, e “tutto il mondo dei super ricchi” uniti dalla massoneria, il cui Dio è Lucifero.
Il genere umano, magnifico esperimento divino, è stato sovvertito e compromesso. Dai soldati degli Stati Uniti in Iraq fino al contribuente che paga il debito nazionale, siamo tutti “uomini di paglia”.
Dai fumi delle nebbie gettate sopra la verità dell’9/11 emergono nuove conferme per le teorie cospirative o forse, ennesime nuove disinformazioni o depistaggi.
La cosa è, che se si va alla ricerca della verità e al vaglio degli elementi di prova, diventa ben presto evidente che il sionismo e dei suoi fautori sembrino rappresentare una minaccia cinica e virale per tutti coloro che non appartengono a loro stessi.
L’evidenza per il coinvolgimento sionista israeliano nell’ 9 / 11 è così chiara e prevalente che la conclusione è inevitabile e senza concorrenti, razionali argomenti o di fatto, per chiunque altro, ovunque e comunque. Si potrebbe inserire qui la famosa citazione di Sherlock sull’improbabile. Potremmo inserire le regole di indagine scientifica. Si potrebbero inserire tutti i tipi di cose utili, ma non sono necessarie. È evidente dove la verità ci porta e questo è il motivo per cui la verità è anti-semita.
Questo è il motivo per cui non vi è stata alcuna reale inchiesta sull’9 / 11. Questo è il motivo per cui Bush & Co. sono stati contrari a qualsiasi inchiesta per così tanto tempo e poi han rigirato le responsabilità di una indagine farsa a qualcuno come Philip Zelikow. Essi han prima cercato di fare un paragone con un omicidio, Henry Kissinger, l’uomo di David Rockefeller sulla scena. Questo è stato troppo scandaloso anche per i Nimrod in mezzo a noi.
Perché il presidente degli Stati Uniti sarebbe stato così irremovilmente contrario ad un inchiesta? Questo è abbastanza schiacciante. Dobbiamo guardare oltre. Lungo la strada tante cose sono venute fuori. La BBC si è sparata ai piedi con la sua vicenda del WTC7, dove Madame Cleo commenta la caduta dell’edificio prima che accada.
Quasi tutti ormai sanno che l’ 9 / 11 è stato un avoro fatto ‘in casa’, un colpo sionista dei neo-con. Ma lì non si può andare perché la verità è anti-semita’. effedieffe.com
Questo ci porta inevitabilmente ai “Protocolli dei Savi di Sion” quale libro ispiratore del movimento sionista dell’arte segreta di comandare i popoli del mondo.
Richard Williamson, uno dei quattro vescovi ordinati da Mons Marcel Lefebvre, ha detto ieri all’ Herald Cattolico, che il documento - che presumibilmente rivela un complotto ebraico per dominare il mondo (I Protocolli dei Savi di Sion)- è autentico. Fin ora non veniva ritenuto tale, o comunque veniva messo in dubbio, vedi it.wikipedia.org/wiki/Protocolli_dei_Savi_di_Sion . Ha anche detto che gli ebrei si battono per la dominazione del mondo “per preparare il trono dell’Anti-Cristo in Gerusalemme”. catholicherald.co.uk
Dopo una genuflessa Angela Merkel questa settimana in un osceno spettacolo di gratuito e servile strisciamento in fronte allo Stato bandito di Israele, una ‘nazione’ nata in un mare di sangue e edificata sopra i cadaveri dei palestinesi e sui secolari aranceti dissacrati, che ha detto “che esistiamo solo per arricchire loro, o parole in tal senso” rense.com/general82/goy.htm, è ora di saperne di più.
Qui sotto vi riporto un trascritto dei protocolli e un paio di video a riguardo che mi sembrano molto interessanti. Lo scopo è di perseguire una maturazione di coscienza collettiva che ci aiuti a trovare, aprire e percorrere insieme, una strada comune in consapevolezza, amore e unità.
Capire come siamo finiti in questa totale disarmonia non significa trovare dei colpevoli e addossargli le responsabilità di noi tutti, ma sbrogliare la matassa di ignoranza che ci divide, e assumersi insieme, consapevolmente, le responsabilità e la libertà di coo-creazione della nostra realtà.
I Protocolli dei Savi di Sion
La prima edizione in lingua russa del 1905 porta sul frontespizio la scritta: “II grande nel piccolo, e l’anticristo come possibilità immediata di governo”. II testo raccoglie i processi verbali delle riunioni segrete del congresso sionista svoltosi in Bale nel 1897. I Protocolli parlano di “un piano ‘messianico’ di governo dell’umanità, per assicurarne il benessere sotto la direzione vigilante e saggia del ’sovrano universale ebreo’ “.
PROTOCOLLO #1
.. Sto per esporre .. il nostro sistema dai due punti di vista, quello nostro e quello dei goyim (cioè bestiame umano = non-ebrei). Si deve notare che gli uomini con dei cattivi istinti sono più numerosi di quelli con dei buoni, e quindi per governarli, si ottengono i migliori risultati con l’uso della violenza e della terrore. .. Qualunque uomo mira al potere, chiunque vorrebbe diventare un dittatore, se solo potesse, e rari davvero sono gli uomini che non sacrificherebbero volentieri il benessere di tutti per il proprio.
.. La libertà politica è un’idea ma non è un fatto. Si deve sapere come .. utilizza[r]la come esca per attirare le masse di gente al proprio partito allo scopo di abbattere un altro potere. Questo compito è reso più facile se l’avversario .. per l’amore di un’idea è disposto a cedere un poco del suo potere. .. Le redini allentate del governo sono subito afferrate e raccolte [dalla] nuova autorità [che] non ha che da accomodarsi nel posto della vecchia che è già stata indebolita dal Liberalismo.
Ai nostri tempi, il potere .. è il potere dell’Oro. Ci fu un tempo nel quale la Fede comandava. Non è possibile realizzare l’idea della libertà, perché nessuno sa come usarla con moderazione. t sufficiente concedere l’auto-determinazione ad un popolo per un certo periodo per vederlo trasformarsi in una folla disorganizzata. Da quel momento in poi, abbiamo un conflitto micidiale che presto si allarga in battaglie tra le classi. .. Sia che uno Stato si esaurisca nelle sue proprie convulsioni sia che il suo disaccordo interno lo metta sotto l’autorità di nemici esterni, in ogni caso, si può considerarlo una perdita irreparabile: è nel nostro potere. Il dispotismo del Capitale, che è completamente nelle nostre mani, gli stende una cannuccia che lo Stato, volente o nolente, deve afferrare: per non scendere nell’abisso.
Se c’è qualcuno di tendenza liberale che dice che tali considerazioni come quelle qui sopra sono immorali, gli farò le seguenti domande: .. è possibile [avere] la minima speranza di guidare le masse con dei consigli e degli argomenti ragionevoli, quando si può fare qualsiasi obiezione o contraddizione, per quanto possa essere insensata, e quando una tale obiezione può essere maggiormente apprezzata dalla gente, i cui poteri di ragionare sono superficiali? Gli uomini nelle masse, .. che sono motivati solo dalle passioni meschine, dalle convinzioni misere, dai costumi e dalle tradizioni; .. cadono in preda al dissenso di parte, che impedisce qualunque forma di accordo, anche in base ad un’argomentazione perfettamente ragionevole.
Ogni decisione presa da una folla dipende o dal caso o da una maggioranza plebiscitaria, la quale, del tutto ignara dei segreti della politica, avanza qualche risoluzione, che semina il seme dell’anarchia nell’amministrazione.
La politica non ha niente in comune con la morale. Il governante che si lascia guidare dalla morale non è un politico abile, e quindi, il suo trono è precario. Colui che desidera governare deve far ricorso all’astuzia ed alla finzione. Le grandi qualità nazionali, come la franchezza e l’onestà, sono dei difetti in politica. .. Il nostro diritto sta nella forza. La parola “diritto” è un pensiero astratto, e non è dimostrata da nulla. La parola vuol dire nient’altro che: Datemi quello che voglio che lo possa dimostrare che sono più forte di voi: .. attaccare col diritto dei forti, e gettare ai venti tutte le forze esistenti di ordine e di controllo, per ricostruire tutte le istituzioni e per diventare il capo supremo di quelli che ci hanno lasciato i diritti del loro potere, avendoli, con il loro liberalismo, volontariamente deposti.
Il nostro potere .. sarà più invincibile di qualunque altro, perché rimarrà invisibile finché non abbia acquistato una tale forza che nessun’astuzia potrà più indebolirlo.
Dal male temporaneo che, per ora, siamo costretti a fare, emergerà il vantaggio di un dominio saldo. .. Il risultato giustifica il mezzo. Che dirigiamo, comunque, .. non tanto a quello che è buono e morale, ma piuttosto a quello che è necessario ed utile. Abbiamo un piano davanti a noi, con una strategia dalla quale non possiamo deviare, senza correre il rischio di vedere fallire il frutto di tanti secoli di lavoro.
.. Si deve capire che la forza della folla è cieca, stupida e irragionevole, sempre alla mercé di un suggerimento da dovunque esso venga. 1 ciechi non possono guidare i ciechi senza portarli nell’abisso. .. E’ possibile che le masse di persone si facciano un’opinione con calma e senza gelosie meschine, che si occupino degli affari del paese, tenendo fuori i loro interessi personali? .. E’ solamente sotto un governante dispotico che i piani possono essere elaborati in modo esauriente e chiaro, tale da distribuirli bene tra i vari settori della macchina dello stato: l’inevitabile conclusione è che una forma soddisfacente di governo per qualsiasi paese è un governo in cui un’unica persona è responsabile. Senza un dispotismo assoluto la civilizzazione non esisterebbe, poiché non sono le masse che la fanno, ma le loro guide, chiunque esse siano. .. Guardate le bestie alcolizzate, confuse dal bere, il cui uso eccessivo viene insieme alla libertà. .. I popoli dei goyim sono confusi dagli alcolici.
.. Il nostro contrassegno è la forza e la finzione. Solamente la forza vince nelle questioni politiche, soprattutto se è nascosta. .. La violenza deve essere la norma, e l’astuzia e la finzione la regola per i governi che non vogliono consegnare le loro corone ai piedi degli agenti di qualche nuovo potere. Questo male è l’unico mezzo con il quale si può raggiungere la meta, ossia il bene. Dunque, non dobbiamo fermarci davanti alla corruzione, alle falsità e al tradimento, se possano servire al raggiungimento dello scopo. In politica, si deve sapere come conquistare la proprietà degli altri senza esitazione, se serve per assicurarsi la sottomissione e la sovranità.
Il nostro Stato, proseguendo sulla via della conquista pacifica, ha il diritto di scambiare gli orrori della guerra con delle condanne a morte meno appariscenti e più soddisfacenti, che sono necessarie per il mantenimento del terrore, il quale tende a produrre una cieca sottomissione. Una severità giusta e senza quartiere è il più importante fattore di potere dello stato: .. dobbiamo mantenere il programma della violenza e della finzione. .. Non è tanto coi mezzi quanto con la dottrina della severità, che trionferemo e che assoggetteremo tutti i governo al nostro supergoverno. E’ sufficiente per loro sapere che siamo spietati per far cessare la disubbidienza.
Nei tempi degli Antichi, fummo i primi a gridare tra le masse di popolazione le parole “Libertà, Uguaglianza, Fraternità”. .. I sedicenti saggi dei goyim, gli intellettuali, non capivano nulla delle parole nella loro astrattezza: non notavano la contraddizione del loro significato e della loro interrelazione; non vedevano che nella natura non c’è nessuna uguaglianza, che non ci può essere la libertà: che la natura in sé aveva stabilito una disuguaglianza nelle menti, nei caratteri e nelle capacità, esattamente come, immutabilmente, aveva stabilito una subordinazione alle sue leggi. .. In tutti gli angoli del mondo le parole “Libertà, Uguaglianza, Fratellanza” portavano, grazie ai nostri agenti, intere legioni nei nostri ranghi, e sventolavano le nostre bandiere con entusiasmo. .. Queste parole erano dei tarli al lavoro che foravano il benessere dei goyim, e .. ci davano la possibilità, tra l’altro, di prendere possesso della carta vincente la distruzione dei privilegi, cioè della vera esistenza dell’aristocrazia goyim, quella classe che fu l’unica difesa che i popoli ed i paesi avevano contro di noi. Sulle rovine dell’aristocrazia naturale e genealogica dei goyim abbiamo fondato l’aristocrazia della nostra classe educata, guidata dall’aristocrazia del denaro. Abbiamo stabilito che i requisiti per quest’aristocrazia sono la ricchezza, che dipende da noi, e la conoscenza, per la quale i nostri anziani eruditi provvedono la forza motrice.
.. Noi abbiamo sempre lavorato sui tasti i più emotivi della mente umana, .. sulla cupidigia, sui bisogni insaziabili dell’uomo; ed ognuna di queste debolezze umane, presa da sola, è sufficiente a paralizzare qualunque iniziativa, poiché mette la volontà degli uomini a disposizione di colui che ha comperato le sue attività.
L’astrazione della libertà ci ha permesso di persuadere la marmaglia di tutti i paesi che il suo governo non è altro che il maggiordomo delle persone alle quali appartiene il paese, e che si può sostituire il maggiordomo come un guanto consumato.
Questa possibilità di sostituire i rappresentanti dei popoli è quella che li ha messi a nostra disposizione, e, come dire, dato la possibilità di fare delle nomine.
PROTOCOLLO #2
E’ indispensabile per il nostro scopo che le guerre, nei limiti del possibile, non debbano concludersi con degli aumenti territoriali: così la guerra si svolgerà nel campo dell’economia, dove le nazioni non mancheranno di percepire nella nostra assistenza data, la potenza del nostro predominio. Questo stato di cose metterà ambedue le parti alla [nostra] mercé. ..
Gli amministratori, che sceglieremo tra il pubblico con una severa attenzione per le loro capacità di ubbidire con animo servile, non saranno delle persone addestrate nelle arti del governare, e quindi diventeranno facilmente delle pedine nel nostro gioco, nelle mani degli uomini colti e geniali che saranno i loro consiglieri, degli specialisti tirati su dall’infanzia per tenere in pugno gli affari del mondo intero. .. Questi nostri specialisti [prendono] le informazioni di cui [hanno] bisogno per prepararsi a regnare .. dalle lezioni della storia, dalle osservazioni fatte sugli avvenimenti di tutti i momenti mentre succedono. I goyim non sono guidati dall’uso pratico delle osservazioni storiche senza pregiudizi, ma da una routine teorica senza nessuna attenzione critica per i risultati conseguenti. .. Li abbiamo convinti ad accettare i dettami della scienza (teoria), [ed] è con quest’idea in testa che stiamo costantemente stimolando una fiducia cieca in queste teorie attraverso la nostra stampa. Gli intellettuali dei goyim si gonfieranno con la sua conoscenza. .. Pensate attentamente ai successi che noi abbiamo raggiunto con il darwinismo, il marxismo, il nietzscheismo.
.. C’è una grande forza che crea gli spostamenti di opinione della gente, a disposizione degli stati odierni - la Stampa. La Stampa svolge la funzione di indicatore dei bisogni che sembrano essenziali, di dare voce alle rimostranze della gente, di esprimere e di creare lo scontento. .. Attraverso la Stampa, abbiamo guadagnato il potere di influenzare, mentre noi rimaniamo nell’ombra. [Alcune osservazioni sulla situazione odierna: la maggior parte delle agenzie di stampa nel mondo sono controllate dal vincolo “Trilateral Commission CFR”.]
PROTOCOLLO #3
.. Per incitare chi cerca il potere ad un abuso di potere, abbiamo messo tutte le forze in opposizione l’una contro l’altra. .. A questo scopo, abbiamo mobilitato ogni genere d’impresa, abbiamo armato tutte le parti in questione, abbiamo costituito l’autorità come un bersaglio per ogni ambizione. Abbiamo fatto degli Stati delle arene di gladiatori dove una miriade di problemi confusi si contendono … ancora un po’, e i disordini e la bancarotta saranno universale. I chiacchieroni, instancabili, hanno trasformato le sedute del Parlamento e dei Consigli d’Amministrazione in gare dell’arte oratoria.
.. La povertà condanna saldamente i popoli ai lavori forzati più di quanto lo fossero stati dalla schiavitù. Da essa potevano anche liberarsi, ma non dalla miseria. .. I diritti repubblicani per un uomo povero non sono altro che un boccone amaro di ironia, poiché la sua necessità di lavorare duramente quasi tutto il giorno ne toglie qualsiasi bisogno attuale, ma d’altra parte lo deruba di tutte le garanzie di un guadagno certo e regolare, rendendolo dipendente dagli scioperi dei suoi compagni o dalle serrate dei suoi padroni. .. Oggigiorno .. i popoli sono caduti nella morsa dei farabutti spietati avidi di denaro che hanno creato un dominio alle spese dei lavoratori. .. Il nostro potere sta nella mancanza cronica di cibo e nella debolezza fisica del lavoratore, perché ne deriva la sua assoggettazione alla nostra volontà, e non troverà dalla parte delle sue autorità né il potere, né la forza, per contrastare la nostra volontà. La fame dà al capitale il diritto di comandare il lavoratore. .. Dal bisogno, dall’invidia e dall’odio che genera, mobiliteremo le folle tumultuanti, e con le loro mani cancelleremo tutti quelli che ci ostacolano la via.
.. I goyim hanno perso l’abitudine di pensare a meno che siano spinti dai suggerimenti dei nostri specialisti. .. I popoli, che ciecamente credono nelle cose stampate, nutrono un odio cieco per le condizioni sociali superiori a loro, grazie ai suggerimenti appositamente fatti per deviare e grazie alla loro propria ignoranza, poiché non hanno nessuna comprensione del significato di classe e di condizione sociale. Quest’odio crescerà ancora per gli effetti della crisi economica, che fermerà le transazioni in Borsa e ridurrà le industrie all’inazione. Creeremo .. una crisi economica universale con cui getteremo sulle strade delle orde di lavoratori in tutti i paesi europei allo stesso tempo. Queste marmaglie si getteranno con piacere a far scorrere il sangue di quelli che hanno invidiato dalla loro nascita, con la loro ignoranza ingenua, e la cui proprietà potranno saccheggiare. .. Ricordatevi la rivoluzione francese ..: i segreti della sua preparazione ci sono ben conosciuti, poiché fu un lavoro tutto nostro. Da allora in poi, conduciamo i popoli da una disillusione all’altra, .. in favore di quel Re-Despota del sangue di Sion, per il quale stiamo preparando il mondo.
.. I popoli goyim soffrono pazientemente sotto i dittatori-premier di oggi, e sopportano abusi tali che per il più piccolo avrebbero tagliata la testa a venti re. .. E così, la gente condanna i giusti ed assolve i colpevoli. .. Quest’orda di bestie, è vero, si addormenta ogniqualvolta fa il pieno di sangue, e in queste occasioni può essere facilmente incatenata. Ma se non gli si dà del sangue, non si addormenta e continua a lottare.
PROTOCOLLO #4
[Dalla] democrazia .. nasce l’anarchia, che conduce inevitabilmente al dispotismo, non più legittimo e evidente, e quindi responsabile; ma a quello invisibile e segretamente nascosto, ma nondimeno un dispotismo nelle mani di una qualche organizzazione segreta, gli atti del quale sono ancoro più privi di scrupoli, giacché lavora dietro uno schermo, dietro le spalle di vari tipi di agenti, il cambio dei quali non solo non incide in modo dannoso, ma .. aiuta il potere segreto, risparmiandolo la necessità di usare le sue risorse per premiare i lunghi servizi datigli. Chi e che cosa è nella posizione di rovesciare una forza invisibile? La nostra è precisamente tra quelle. .. Il piano d’azione della nostra forza, e addirittura il suo luogo di dimora rimane per tutti un mistero sconosciuto.
Però, anche la libertà potrebbe .. avere il suo posto nell’economia di stato senza mettere in pericolo il benessere dei popoli, se si basasse sul fondamento della fede in Dio, sulla fratellanza dell’umanità, senza legame col concetto di uguaglianza, negata dalle stesse leggi della creazione. .. Con una tale fede un popolo potrebbe essere sotto tutela delle parrocchie, e camminerebbe contento e umile sotto la mano sicura del suo pastore spirituale, sottomettendosi alle disposizione di Dio sulla terra. Questa è la ragione per cui è indispensabile per noi di minare ogni fede, di strappare dalle menti dei goyim lo stesso principio di dio e dello spirito, per sostituirlo con dei calcoli e con dei bisogni materiali. Per non dare tempo ai goyim di riflettere e prendere nota, le loro menti devono essere dirottate verso l’industria ed il commercio. Così, tutte le nazioni saranno inghiottite dalla ricerca del profitto e nella corsa verso di essa, non si accorgeranno del loro nemico comune. .. E poi suonerà l’ora in cui, non per raggiungere il bene, e neanche per guadagnare la ricchezza, ma solamente per l’odio verso i privilegiati, le classi basse dei goyim seguiranno la nostra guida contro i nostri rivali, gli intellettuali dei goyim.
PROTOCOLLO #5
Quale forma di governo amministrativo può essere dato alle comunità in cui la corruzione è diffusa, alle comunità dove la ricchezza si ottiene solo con delle tattiche di furbizia e d’inganno; dove regna il lassismo: dove la moralità si mantiene con misure penali e leggi severe e non con principi accettati volontariamente? .. Creeremo un governo centrale ancora più forte per tenere strette nelle nostre mani tutte le forze della comunità. Regoleremo la vita politica dei nostri sudditi in modo automatico con delle nuove leggi. Queste leggi toglieranno una per una tutte le libertà e tutte le concessioni che i goyim hanno per messo, e il nostro regno si distinguerà per un dispotismo di una entità tale che, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, sarà in grado di eliminare qualunque goyim che ci si opponga.
.. Nei tempi in cui i popoli guardavano ai re sui loro troni come ad una manifestazione pura della volontà di Dio, si sottoposero senza fiatare al potere dispotico dei re: ma dal giorno che insinuammo il concetto dei loro diritti nel loro animo, cominciarono a considerare gli occupanti dei troni dei comuni mortali. .. E quando e noi li privammo anche della fede in Dio, la forza del potere fu gettata nelle strade in luogo pubblico e ce ne impadronimmo.
.. Forse, per un po’ di tempo una coalizione dei goyim di tutto il mondo potrebbe affrontarci con successo: ma .. non c’è uno Stato che riceverebbe del sostegno se dovesse prendere le armi, poiché ognuno di loro deve tenere presente che qualsiasi alleanza contro di noi sarebbe per sé senza profitto. Siamo troppo forti - non c’è limite al nostro potere. Le nazioni non possono nemmeno accordarsi su questioni di poco conto senza che noi abbiamo una parte segreta in essa.
.. Se ci fosse del genio dalla parte opposta, si batterebbe ugualmente contro di noi, ma comunque, un nuovo arrivato non tiene testa ad un colono stabilitosi da molto tempo: la lotta contro di noi sarebbe spietata, una lotta tale che il mondo la deve ancora vedere. Sì, il genio dalla loro parte sarebbe arrivato troppo in ritardo. Tutte le ruote delle macchine degli Stati vanno con la forza del motore, che è nelle nostre mani, e quel motore della macchina dello Stato è - Oro. .. Il capitale, per operare senza impacci, deve essere libero di instaurare il monopolio dell’industria e del commercio. [Ciò] darà influenza politica a quelli che si occupano dell’industria, ed aiuterà nell’oppressione del popolo.
.. Per consegnare l’opinione pubblica nelle nostre mani, dobbiamo ridurla ad uno stato di perplessità, dando la parola a tutte le parti con delle opinioni contraddittorie, e per tutto il tempo necessario per far perdere la testa nel labirinto ai goyim, e si vedrà che la cosa migliore è di non aver nessun opinione di alcun genere sulle questioni politiche, cosa che non è dato a capire al pubblico, perché solo colui che guida il pubblico lo capisce. Questo è il primo segreto. Il secondo requisito segreto per il successo del nostro governo è il seguente: moltiplicare i fallimenti nazionali, le abitudini, le passioni, .. al punto che sarà impossibile per chiunque sapere dove sta nel caos che ne risulta, sicché la gente, di conseguenza, non possa comprendersi. Questa misura ci sarà utile anche .. per seminare il disaccordo da tutte le parti, per ostacolare tutte le forze collettive che non sono ancora disposte a sottomettersi a noi, e per scoraggiare qualunque tipo d’iniziativa personale. .. Non c’è nulla di più pericolosa dell’iniziativa personale. Se dietro di essa c’è del genio, tale iniziativa può creare più danni di quelli che possono fare i milioni di persone tra le quali abbiamo seminato il disaccordo. Noi dobbiamo indirizzare l’educazione delle comunità goyim in modo che, quando capita una questione che richiede un’iniziativa, le cadano le braccia nell’impotenza disperata. .. Con tutti questi mezzi stancheremo in modo tale i goyim che saranno obbligati ad offrirci il potere internazionale, [e ciò] ci permetterà .. di assorbire gradualmente tutti gli Stati del mondo e di formare un super-Governo. Al posto dei governanti odierni, metteremo un fantasma che chiameremo l’Amministrazione del super-Governo [”Il grande fratello”, ndJB]. Le sue mani si stenderanno in tutte le direzioni, e la sua organizzazione sarà di una dimensione talmente colossale che non potrà che assoggettare tutte le nazioni del mondo. the1phoenix.net