Archive for October, 2007

OLTRE LE BARRIERE DELLA LUCE

Qualsiasi forma non umana progredita, capace di viaggi interstellari, possiederà tecnologie che a noi sembreranno magiche.


La verità, in ogni caso, si trova al di là delle etichette.

Esperienza ed osservazione, unite all’intuizione, aprono spesso una breccia nella verità e nella natura della realtà.

La scienza (e la ricerca della verità in generale) è una coordinata fusione di osservazione empirica, conoscenza, intelletto, intuito e spesso ispirazione. E com’è vero che nessun problema si può risolvere partendo dal grado di coscienza che l’ha prodotto, anche le intuizioni e i grandi progressi scientifici raramente scaturiscono solo dalla situazione del momento, ma piuttosto da qualcosa oltre lo status quo. Intuizioni spesso respinte e vilipese, appena presentate - e i gran sacerdoti della scienza sono cambiati poco rispetto alla gerarchia del Vaticano che condannò Galileo. Questo è più che mai vero nella tematica della vita extraterrestre, in quanto la realtà che stiamo studiando è intrinsecamente non umana, non terrestre e quindi al di fuori dell’ordinato recinto della nostra comprensione scientifica.

Per definizione, qualsiasi forma non umana progredita, capace di viaggi interstellari, avrà delle tecnologie che a noi sembreranno magiche. E se guardiamo a questa ricerca solo attraverso un punto di vista antropocentrico, è garantito che perderemo il 99,9 per cento della verità. Perché la nuova verità si libra sempre proprio al di là del mirino, la cui lente lamenta numerosi difetti.

Mentre scrutiamo i cieli alla ricerca di una vita intelligente con il celeberrimo sistema BETA di Harvard da miliardi di canali, ci soffermiamo forse a considerare che i nostri dispositivi possono essere simili ai segnali di fumo per altre civiltà ? Se i nostri antenati cercassero di scoprire la civiltà attuale dai segnali di fumo che si alzano dalla foresta, rimarrebbero assai delusi. Noi abbiamo rinunciato ai segnali di fumo optando per quelli televisivi e radiofonici, ma ci mancano gli strumenti di rilevazione degli elementi “esotici” definiti segnali elettromagnetici. Come possiamo credere che le forme di vita extraterrestre - evolute su pianeti diversi intorno a soli lontani - userebbero davvero le tecnologie umane del 20° secolo ?

È possibile che tra l’era degli anelli di fumo e l’era delle onde radio ci sia solo un brevissimo istante e che quest’ultima sia effettivamente una moda passeggera, fugace ed effimera ?

Il “Center for the Study of Extraterrestrial Intelligence (CSETI)” ha trascorso letteralmente migliaia di ore con migliaia di persone sotto le stelle, osservando fenomeni che si possono solo definire straordinari. Se siamo in possesso di alcune fotografie interessanti e videoregistrazioni di velivoli che appaiono e scompaiono, non è stato altresì possibile riprendere o fotografare eventi davvero interessanti, quindi in realtà, del fenomeno dobbiamo ammettere che non è stato possibile misurare proprio la parte migliore. Questo perché il materiale più significativo si è presentato solo nella cosiddetta “realtà convenzionale”. Molto è accaduto sui due lati della barriera della luce, ma le cose più intriganti stanno sul secondo lato. Gli UFO di origine extraterrestre semplicemente non usano le nostre attuali tecnologie e volendo scoprirli e capirli esclusivamente inscatolandoli nell’attuale conoscenza scientifica, ne usciremmo frustrati. Perderemmo infatti il 99,9% dei dati e la scoperta sarà offuscata alla nostra vista da una sorta di nebbia. Non ci faremo molti amici esponendo in questo documento la nostra tesi.

I più lo definiranno un nonsense e solleverà molte più domande che trovare risposte. Darà fastidio allo “status quo” e sconvolgerà le menti più grette e ristrette. Chi di dovere lo userà strumentalmente, contro noi ufologi, a riprova che siamo “fuori di testa” e che l’intera questione ET è un cumulo di sciocchezze e così via. È stato sempre così… Eppure, se personalmente sono stato molto riluttante (per ovvi motivi) a redigere questa relazione, è altrettanto vero che nelle informazioni c’è il nodo del mistero e probabilmente la lezione più autentica che il fenomeno extraterrestre deve impartirci. Tutto ruota intorno al superamento del prossimo gradino, nella conoscenza, nella scienza, nella verità e nell’esperienza personale.

Le osservazioni e le ipotesi seguenti uniranno i dati empirici convenzionali dei rapporti UFO con le più “peculiari” esperienze di tanti incontri ravvicinati. Una volta concepita una teoria unificata che colleghi materia e mente, macchina e coscienza, le scienze fisiche con le scienze emergenti di consapevolezza e pensiero, allora e solo allora i disperati e apparentemente contraddittori fenomeni ET avranno un senso. Siamo su un terreno che è il nostro futuro, una realtà contemporanea, nascosta e molto disprezzata. Forse si può rimanere confusi dalla natura di tali informazioni, se si tratta di scienza o spiritualità o entrambi, oppure nessuna della due… Scegliete la definizione che sentite più vostra. La verità, in ogni caso, si trova al di là delle etichette.

DISTANZE INTERSTELLARI

Non c’è dubbio che esistono forme di vita extraterrestre in visita a questo pianeta ed osservate nelle sue vicinanze per decenni, ma c’è chi si spinge più in là parlando di presenze a noi molto vicine per secoli, millenni e persino milioni di anni. Che siano qui, ora, è certo. Le prove, pur schiaccianti, non verranno argomentate in questa sede. Consideriamo invece i seguenti interrogativi: come sono giunti sin qui ? Come è possibile viaggiare attraverso enormi distanze interstellari sino ad un luogo così lontano entro l’arco di vita naturale di una forma di vita biologica ET ? E come può una persona comunicare in tempo reale da tanto lontano ?

Trovandosi una forma di vita extraterrestre a 1.000 anni luce da un sistema stellare (vale a dire la distanza che un raggio di luce percorre in 1.000 anni, muovendosi ad una velocità di 186.000 miglia al secondo), ci vorrebbero 1.000 anni perché tale forma di vita arrivi sulla Terra viaggiando alla velocità della luce! E altri 1.000 anni per rientrare. Quindi, alla velocità della luce, un viaggio andata e ritorno richiederebbe almeno 2.000 anni. È lo stesso tempo trascorso dalla nascita di Cristo ed è assai improbabile che una forma di vita viva così a lungo da giungere qui, tralasciando il suo ritorno a casa. E la distanza di 1.000 anni luce rientra nei nostri dintorni galattici relativamente vicini. Consideriamo ora le comunicazioni: mediante la radio, le microonde, la televisione o qualsiasi altro segnale elettromagnetico attualmente in uso sulla Terra, un ET, una volta giunto qui, impiegherebbe 1.000 anni (alla velocità della luce, equivalente alla velocità dei segnali elettromagnetici come le onde radio) per comunicare con la sua casa. E altri 1.000 anni per il pianeta casa dell’ET per rispondere. Altri 2.000 anni !

Ovviamente, qualsiasi civiltà spaziale avrà sviluppato tecnologie che superano di gran lunga la qualità dei nostri gadget. Una differenza tanto abissale che un velivolo ET nel suo complesso potrebbe (e forse è accaduto o accadrà) librarsi proprio sopra una stazione di rilevamento radio del SETI, senza essere neppure visto. Perché? Stiamo scrutando con gli strumenti sbagliati e cerchiamo di rilevare civiltà ET con rigoroso piglio scientifico basato sulle attuali tecnologie. Non c’è altro modo ?

LA NOSTRA RAGIONEVOLE REALTÀ

Per definizione, come si evince dall’analisi del gap temporale del viaggio e dei sistemi di comunicazione alla “velocità della luce”, qualsiasi civiltà ET capace di giungere qui dallo spazio interstellare si avvarrebbe di tecnologie che distorcono il tempo/spazio lineare, come noi lo conosciamo. Vale a dire, essi devono sparire dalla realtà spazio-temporale lineare e attuare le loro comunicazioni o viaggi usando tecnologie (e spettri di realtà) ben al di fuori delle spettro elettromagnetico attualmente in uso ad Harvard e al SETI per rilevarli. Come i raggi x, i raggi gamma, la radiazione UV, gli infrarossi, le onde radio e simili esistevano già prima che noi avessimo la strumentazione giusta, così anche gli spettri della realtà utilizzati da ET progrediti sono lì, ma a noi invisibili. Quindi, gli extraterrestri stanno usando aspetti dell’universo fisico che superano l’attuale strumentazione scientifica. Si tenga presente che non abbiamo inventato i raggi gamma solo perché abbiamo finalmente sviluppato gli strumenti scientifici adeguati.

I raggi gamma, esistenti per eoni prima di venire scoperti, non erano percepiti in quanto al di fuori dello spettro visibile dall’occhio umano. Allo stesso modo, gli ET sono qui, ma solitamente esistono negli spettri d’energia all’esterno dell’attuale rilevazione civile strumentale. Di tanto in tanto penetrano nella nostra “ragionevole” realtà finendo con l’essere visti, fotografati, atterrano e si schiantano persino (oppure vengono abbattuti). Lasceranno allora tracce su uno schermo radar o creeranno un significativo flusso di campo in certi spettri d’energia, come le microonde, gli ultrasuoni e così via. Ma poi svaniranno. Ma… dove ? E… come ? E… quando ?

ALTRE DIMENSIONI, UN’UNICA REALTÀ

Questa è la vera sfida. È mia convinzione, dopo 35 anni di osservazione di questi oggetti, che attraverso le alterazioni di frequenza ed una energia fisica potentissima, gli UFO e le forme di vita a bordo si muovono tra lo spazio tempo lineare e altri spettri d’energia fisica e realtà fisiche al di là delle attuali capacità di rilevamento. Alcuni l’hanno chiamato “spostamento interdimensionale o multidimensionale”, terminologia funzionale solo se definita chiaramente. Una volta compresa e sperimentata, si scopre che è dimensionale in un altro modo, proprio come i raggi gamma sarebbero risultati soprannaturali per gli uomini delle caverne: in realtà, tutte queste “dimensioni” non sono dopotutto “altre”; ma parte e frammento di questa realtà, dispiegata al suo interno. Sfortunatamente, alcuni ricercatori hanno concluso che gli UFO non sono extraterrestri, ma inter-dimensionali. Dalla nostra ricerca diretta, per noi è palese che sono entrambe le cose.

Vale a dire, la natura della realtà ET è molto simile alla nostra, solo che loro stanno usando uno spettro più ampio della realtà per il viaggio interstellare, le comunicazioni e mansioni connesse. Tale più ampio spettro attraversa i fenomeni che alcuni hanno definito inter-dimensionali, appartiene alla stessa realtà, ma a livello più fine, più sottile e al momento non misurabile dai nostri dispositivi scientifici in ambito di ricerca civile (i programmi occulti hanno queste capacità). Per focalizzare la tematica ed inserirla in una realtà tangibile, si consideri il resoconto di un testimone militare del CSETI.

VIAGGI ASTRALI E INCONTRI RAVVICINATI

Una sera ricevetti una telefonata da un signore che aveva lavorato in Aeronautica e con Kelly Johnson ai “Lockheed Skunkworks” (“Lavori Ombra” della Lockheed, N.d.R.). Si offriva quale testimone militare CSETI di eventi ufologici, ma il suo vero scopo era conoscere la mia opinione su un’esperienza da lui vissuta a metà degli anni Sessanta. Allora stava studiando le cosiddette esperienze di proiezione fuori dal corpo (OBE, Out of Body Experience) o viaggi astrali: è quando il corpo sottile o astrale lascia il corpo fisico e va altrove. Il suo insegnante gli disse che era pronto a vivere un’esperienza del genere e una sera egli sperimentò la sua prima OBE, con una certa sorpresa. Dopo essersi dilungato a descriversi persona sana e ragionevole e scusandosi di addentrarsi in qualcosa di tanto anomalo e bizzarro, raccontò quanto segue. Appena lasciato il suo corpo fisico, aveva attraversato il soffitto di casa, ritrovandosi all’esterno, vicino ad un’astronave extraterrestre che si librava da qualche parte nell’atmosfera. Così, fece letteralmente tremare il velivolo spaziale (si ricordi che il suo era un corpo astrale) penetrandovi dentro e là vide alcuni ET ad una consolle che lo guardarono con un’espressione come dire: “Mio Dio, perché non guardi dove metti i piedi ?”

Per me questo uomo è sincero, ha vissuto davvero una OBE, volando senza controllo nello spazio sopra casa sua ed imbattendosi in un’astronave ET, che si librava in una forma d’energia molto simile a quella nella quale ci troviamo quando abbiamo una OBE o un sogno lucido. Il suo corpo astrale scosse l’astronave, gli extraterrestri lo videro e lui vide loro. Sotto quale forma energetica era avvenuto tale contatto ? Se gli ET avessero una consistenza angelica o eterica, perché dovrebbero trovarsi in un’astronave tecnologicamente progredita ad operare su una consolle di un computer? Gli angeli non hanno bisogno di computer… Ora, quest’uomo - molto restio a raccontarmi la sua storia per non passare per pazzo - si sorprese quando gli esposi che la sua era tutto sommato un’esperienza piuttosto comune e che la natura delle tecnologie ET si esplica oltre la barriera della luce.

La nave spaziale ET e gli ET riescono a spostare il proprio spettro (o l’aspetto dell’energia fisica) dall’interno all’esterno del “campo astrale” e viceversa, così definito in maniera approssimativa dai mistici e dalle antiche tradizioni. Il non essere in grado di rilevare e misurare adeguatamente questo elemento della realtà, non ci giustifica quando liquidiamo un’osservazione e un’esperienza empirica, che sono, dopo tutto, “le madri” di tutta la scienza. Basti ricordare Newton mentre osservava la mela cadere dall’albero. Ma qual è il legame tra il cosiddetto aspetto astrale o eterico e le tecnologie ET ? E perché sono interconnessi ?

LA BARRIERA LUCE/MATERIA

“Cosa c’è oltre la barriera della luce ?” Cosa si sperimenta quando si oltrepassa la velocità (o la vibrazione) della luce e degli elettroni e persino quella delle particelle subatomiche? Per definizione, qualsiasi civiltà ET interagente con la Terra è capace di viaggi e di comunicazioni interstellari. Ciò significa che essa opera sull’altro lato della barriera luce/materia, con la stessa facilità con la quale noi utilizziamo segnali radio e voliamo sui jet. È la loro realtà, è il loro mondo. È il loro cellulare e la loro macchina, la loro esistenza tecnologica, teorica e pratica di tutti i giorni, ma che a noi appare sicuramente come magia. Cosa c’è oltre la barriera della luce? Cosa è la fisica? Cos’è lo spazio-tempo ? A quale livello possiamo misurare un pensiero e definire una particella di pensiero ? Mente e macchina possono integrarsi ed operare allo stesso modo? Come può essere la vita altrove ? Come viverne l’esperienza ? Come sentire quella realtà ?

Per trattare questi argomenti, pur sinteticamente, addentriamoci in una cosmologia che accomodi i fatti osservati e le esperienze da entrambi i lati della barriera luce/materia. Baso le mie tesi su esperienza e preparazione e vi chiedo quindi di tollerarne le idee e la terminologia, premesso che non è nelle mie intenzioni offendere chi abbia una formazione scientifica e religiosa molto tradizionali.

LA MENTE DELL’UNIVERSO

Il mio credo: Dio esiste ed è onnipresente in tutti i modi immaginabili. Ciò è contrario alla mia educazione e preparazione visto che sono stato cresciuto come un “ateo devoto” dai miei genitori, che non credevano all’esistenza di un qualcosa di non misurabile. Eppure la mia esperienza ha dimostrato il contrario. Dio esiste, a prescindere da ciò che noi pensiamo. La cosmologia che presento scompone in fattori interni l’equazione della componente universale della mente, che alcuni possono chiamare l’aspetto impersonale di Dio, la Grande Mente, La Mente Universale, La Mente Preesistente, l’Assoluto. Per la mia comprensione del cosmo, la base dell’intera esistenza - tutti gli atomi, le stelle, le molecole e tutte le persone - sono un’essenza non limitata a un solo luogo, ma presente in ogni punto del tempo e dello spazio, pur non essendo legata ad alcun punto dello spazio, tempo o materia. Questa essenza è sveglia, intelligente e perspicace. È cosciente, è una mente. È il risveglio della consapevolezza, la pura intelligenza senza forma, la mente dell’Universo.

È presente in tutti i fili d’erba e pervade lo spazio e i più lontani recessi dell’Universo - eppure non può essere divisa o localizzata in un punto dello spazio, del tempo o della materia. Cioè, è uno stato unitario, sempre presente, il cui effetto è creare una unicità indivisibile. Una volta riconosciuto, il suo effetto è rendere tutto non limitato a un luogo, vale a dire che ogni punto dello spazio e del tempo è una finestra, un punto d’entrata di tutti gli altri punti dello spazio e del tempo. L’aspetto permanente e integrante dell’essenza intelligente è tale che tutto ciò che esiste è sempre legato ed effettivamente accessibile attraverso una componente dell’esistenza non limitata a un luogo preciso. Esistenza consapevole e intelligente, esistente a un livello non locale, considerato il suo livello microscopico e macroscopico. Nel cosmo c’è integrazione assoluta, ecco perché i mistici avevano ragione a dire che si potrebbe “contenere il cosmo in una goccia d’acqua”.

IL PROCESSO CREATIVO
E IL PENSIERO-SUONO

Da questo campo Preesistente e “Assoluto” dell’intelligenza e della consapevolezza emerge tutto il resto. Di nuovo, paradossalmente, il campo unificato di consapevolezza e intelligenza, pur essendo indivisibile, è presente a tutti i livelli, a prescindere dalla loro dimensione. L’Assoluto rimane l’Assoluto - eppure è presente in tutti i quark - ma non legato, limitato o diviso dal quark. Da questo splendido “Nulla” (che è la pienezza dell’assoluta consapevolezza) alla nascita del cosmo manifesto, con tutte le sue stelle, galassie, atomi e persone esiste un processo creativo che è allo stesso tempo semplice ed elegantemente complesso. Cioè, dal piano dell’Assoluto - quello stato permeante, sempre presente ed indivisibile - si manifesta la creazione, che è mantenuta dal cosiddetto “Aspetto Creativo” di Dio. Gli elementi critici di questo processo sono la volontà, l’elemento sonoro del pensiero, poi il suo elemento visivo, l’aspetto strutturale del mondo astrale e quindi la matrice del mondo materiale, che si espande e avviluppa l’interezza dell’Universo.

L’Aspetto Creativo dell’Assoluto, attraverso l’operazione della Sua volontà, crea il cosmo da molto sottile a molto materiale:

a) L’elemento sonoro delle pure forme/pensiero dà luogo all’aspetto (o, se volete, dimensione) dell’universale che è la qualità sonora dell’idea/pensiero per tutte le cose create - sia una formica che una galassia. L’evoluzione e il cambiamento si verificano intorno e attraverso il piano di questa iniziale forma-idea della creazione. L’interezza del cosmo esiste come e attraverso questo elemento sonoro del pensiero. L’essenza della mente/intelligenza, non localizzata nel tempo, onnipresente, è presente a questo stadio e a tutti gli stadi futuri. In alcune tradizioni, l’elemento idea/suono della forma dell’intero Universo ed ogni cosa al suo interno è definito il mondo causale o causativo. Nelle tradizioni bibliche e in altre tradizioni credo corrisponda al Mondo di Dio, “All’inizio era il Mondo…”

b) L’elemento suono/idea del pensiero dà allora luogo ad un aspetto meno astratto, eppure molto fine e sottile, che alcuni hanno definito “astrale”, ma che preferisco considerare come la visuale-conscio-intelligente (CIV: Conscious-Intelligent-Visual). Questo aspetto, che ha il piano causale o idea/pensiero/suono del mondo causale, è più definito ed è “visto” o visibile come forme/pensiero collegate. È vasto, stupendo e molti sogni lucidi riguardano varie interazioni con quel regno o aspetto. Il militare che sperimentò il volo astrale ha quindi avuto un’interazione fisica astrale o CIV con un’astronave ET, che cambiò di fase soprattutto in una forma d’energia o aspetto (che sarà approfondito in seguito).

c) Mente Assoluta, indifferenziata, insieme alla forma idea/suono/pensiero e il CIV o forma astrale creano una matrice che sostiene o dà luogo al cosiddetto universo materiale. Ma l’universo materiale possiede la mente unitaria, indivisibile Assoluta, come anche gli aspetti causali e del CIV. In realtà tutti gli aspetti dell’universo materiale manifesto, che la scienza può studiare e calcolare con i dispositivi attuali, hanno unito tutti questi aspetti più sottili o spettri d’energia. Quindi, non è corretto considerarle come “altre dimensioni”, bensì semplicemente distanti, dal momento che la curvatura e il tessuto del cosmo materiale sono coscienti, basati sulla forma/pensiero e su una matrice astrale o CIV al suo interno (o collegata).

Questa breve e semplice analisi volutamente tralascia una serie di dettagli. Tuttavia, gli aspetti causali e CIV presentano moltissime differenziazioni, espressioni e leggi di funzione, proprio come il cosmo materiale possiede fini particelle subatomiche e vaste galassie roteanti e gruppi di galassie. Infatti, i dettagli e le leggi che influenzano tali vasti regni rendono insignificanti quelli del cosmo materiale, materia peraltro troppo estesa per essere affrontata in questa sede. L’essere “umano” (incluse altre forme superiori di vita intelligenti diverse dall’homo sapiens, come gli ET) è dotato di tutti gli aspetti (o dimensioni) esistenti. La coscienza umana, o spirito, è sempre legata all’Assoluto, anche se all’insaputa dell’individuo. Infatti, come già accennato, la coscienza o mente pura, nel suo aspetto essenziale, è semplicemente quella per cui siamo svegli - o quella per cui esistiamo. È uno stato unitario e indivisibile. È sempre in sostanza uno con l’essere consapevole Assoluto, ma noi siamo educati a vedere solo molteplicità e separazione.

Quindi l’individuazione annienta lo stato unitario - e pensiamo di essere separati. È un difetto percettivo che le pratiche di tutte le religioni, nella forma di rituali, preghiera e meditazione, tentano di correggere. Un’antica tradizione Sufi attribuita ad Ali dice: “pensa a te stesso come una forma minimale, al cui interno si dispiega l’Universo”. Una domanda retorica che serve come memoria della natura olografica della mente e del potenziale luogo dell’essere umano nell’Universo: attraverso l’esperienza dell’aspetto non locale e onnipresente della mente o della consapevolezza, tutti gli aspetti dell’Universo possono essere direttamente penetrati e sperimentati, perché l’aspetto non locale della coscienza è essenziale alla consapevolezza stessa. È sempre “lì” ed ha bisogno solo di essere vissuta. Questo aspetto o natura della mente spiega perché la gente di tanto in tanto vive esperienze spontanee di non localizzazione: farà un sogno e il giorno o l’anno dopo gli eventi percepiti nel sonno si realizzeranno nei minimi dettagli.

Com’è possibile? La natura della mente è unitaria, indivisibile e presente in tutti i punti del tempo e dello spazio - ma non legata o limitata da nessun aspetto dello spazio e del tempo. Ne deriva che entrambi i punti distanti dello spazio e del tempo sono accessibili tramite questa facoltà. La storia è piena di tali episodi e se in genere sono etichettati dalla scienza contemporanea come curiosità, in realtà forniscono la chiave per comprendere il prossimo salto nell’esplorazione scientifica: lo studio della consapevolezza e della realtà non delimitata a un luogo.

LO STATO UNITARIO DELLA MENTE:
IL LEGAME TRA CONSAPEVOLEZZA E MATERIA

Nel sogno lucido, le crescenti esperienze individuali di non localizzazione, come il cosiddetto aspetto astrale o CIV della persona che al risveglio percepisce un punto distante nello spazio e/o tempo, risultano meno misteriose se si comprende che la mente, o coscienza, esiste sempre fondamentalmente come uno stato unitario che trascende i limiti sia del tempo che dello spazio. Tramite questo, ogni punto dello spazio e del tempo può essere penetrato, dapprima uno alla volta. Ciò però non va confuso con le prerogative ed i poteri di Dio. Dio, la mente universale Assoluta, conosce tutte le cose in tutti i momenti e in tutti i luoghi, tutti insieme e tutto il tempo. L’individuo, attraverso le sue facoltà e per la natura dello stato unitario della mente, essenziale alla sua consapevolezza di fondo, può sperimentare la precognizione, l’ispirazione, l’intuito, la visione a distanza e così via. Robert Jahn, dottore presso l’Università di Princeton, ha studiato un altro aspetto della coscienza non determinata a un luogo per quanto attiene ai sistemi meccanici. Il lettore dovrebbe approfondire i risultati di questi esperimenti che dimostrano come la mente e il pensiero, diretti a una frazione generatrice di un numero scelto a caso, possano influire sull’esito del dispositivo.

È possibile, in quanto c’è un nesso o legame tra consapevolezza e materia: la curvatura e il tessuto della materia sono intrecciati con la coscienza e infatti sono semplicemente elementi della mente espressi ad una diversa frequenza. Quindi, un individuo può influire sul corpo, sulla salute di un altro con la preghiera e la visualizzazione, o persino con metodi meccanici tramite il pensiero e la consapevolezza. Gli studi scientifici del dottor Larry Dossey ed altri dimostrano la natura non locale della mente o della realtà. La storia abbonda di simili fatti enigmatici: la persona in preghiera che spontaneamente levita, l’esperto che può materializzare o smaterializzare gli oggetti o teleportare gli oggetti attraverso la stanza. Se è facile considerarli aneddoti o superstizioni, la storia ed i recenti esperimenti scientifici stabiliscono invece chiaramente che la consapevolezza, non limitata a un luogo, può operare fuori del tempo e dello spazio e può influire chiaramente sugli oggetti inanimati o sulle macchine.

Lo si comprende facilmente riconoscendo il valore della cosmologia: la coscienza non è mai divisa, è presente dovunque, non è mai limitata dallo spazio o dal tempo, ma è paradossalmente presente ovunque nello spazio e nel tempo, in tutti gli atomi e tutte le galassie. Quindi, l’interfaccia tra coscienza e materia è essenziale, non artificiosa o difficile. Gli eventi che si avvicendano lavorano in questo nesso. Ho già discusso alcune insolite espressioni tecnologiche degli ET (vedi: “I Files Speciali: PRONTO INTERVENTO OPERATIVO”). Svariati aspetti dell’attività ET vengono tralasciati dai rapporti e vengono soppressi persino dalle principali organizzazioni ufologiche e dai ricercatori perché fino adesso si distanziano dal “box” delle norme scientifiche convenzionali. Ma sono proprio queste anomale manifestazioni tecnologiche ET che dovrebbero interessarci, perché apriranno la porta a nuove comprensioni di un Universo che fa rassomigliare la nostra attuale conoscenza scientifica ai giochi degli asili nido.

LA NON-LOCALIZZAZIONE

Ritornando al problema principale: come attraversano l’enormità dello spazio e del tempo interstellare gli ET a bordo delle loro astronavi? Si scopre che la rigidità dell’immensità spaziale diviene a un tratto molto flessibile, ovviando facilmente al problema alterando la frequenza all’altro lato della barriera della luce. In un movimento quantico, l’astronave ET e tutti i suoi occupanti cambiano fase ad un aspetto più fine della cosmologia prima descritta: essi esistono dunque in un aspetto o dimensione che è più non locale dell’universo materiale noto alla scienza moderna. Il fenomeno caratterizzante tali oggetti, che apparentemente scompaiono e riappaiono subito dopo ad una considerevole distanza, è dovuto alla loro capacità di cambiare fase dentro e fuori l’aspetto materiale prefissato dello spazio/tempo ad uno che è più non locale. (Sì, la non localizzazione è “relativamente relativa”).

Dalle mie osservazioni, ciò si verifica attraverso un’altissima energia fisica ed elettronica che cambia letteralmente di fase - in un balzo quantico - l’astronave materiale ET e tutti i suoi elementi in un aspetto della cosmologia molto simile al volo astrale o CIV. Ciò si ottiene attraverso una complessa interazione tra i potenti campi di rotazione elettromagnetica, il campo gravitazionale e l’inerzia della massa. Quando l’astronave è su questo lato della barriera della luce, è visibile come qualsiasi altro materiale, o manufatto, ma può manovrare in modi che sembrano negare l’inerzia e la gravità della massa. Appena si sposta di fase all’altro lato della barriera della luce/materia, sembra scomparire. Ma non è così. È in quel luogo - oltre il rilevamento di onde radio Beta del SETI - che quel militare, in corpo astrale, si imbatté nell’oggetto ET !

GLI ET NON USANO I SISTEMI
DI COMUNICAZIONE DEL SETI

In quella forma di spettro energetico (o dimensione), l’astronave può librarsi o muoversi all’interno dell’universo materiale a molti, molti multipli della velocità della luce. La velocità non è relativistica, almeno se misurata in questo lato della barriera della luce. Tuttavia, 1.000 anni luce non saranno percorsi istantaneamente perché c’è un elemento di “resistenza” quando l’astronave si muove attraverso il cosmo materiale. In altre parole, c’è un elemento dell’oggetto che aderisce alla superficie inferiore del cosmo materiale ed un coefficiente della resistenza cosmica che previene il trasporto dall’essere istantaneamente da una parte all’altra delle vaste distanze interstellari. Operando allora in una sorta di “giunzione” tra gli aspetti (o dimensioni), l’astronave ET può sincronizzarsi tra i due. In realtà, può trovarsi anche in entrambi. L’astronave spaziale allora può librarsi sopra un centro di ricerche SETI - e non essere individuata, a meno che non si intrometta a pieno nell’aspetto materiale e solo nel caso la gente nel palazzo guardi fuori, allora noterebbe il velivolo e, lealmente, ne riporterebbe la presenza.

Così i sistemi di comunicazione ET sono tutt’uno con l’interfaccia della mente, pensiero e telemetria computerizzata. Per decenni, la gente ha detto di aver avuto esperienze con gli UFO, congedate come telepatiche. L’atteggiamento della comunità scientifica, pur dinanzi alla conferma della veridicità di questi racconti, ne deride la sostanza e ne pone al confino il protagonista. Ahimè, il bambino viene punito perché ha fatto uscire tutta l’acqua della vasca. Come Jahn, Dossey ed altri hanno dimostrato, la mente e il pensiero possono operare come interfaccia e influenzare i sistemi materiali, anche tecnologici. Dopo 35 anni d’esperienza a contatto del fenomeno, è ovvio che i protocolli ET non impieghino sistemi di microonda ATEtT per comunicare in tempo reale attraverso distanze interstellari, ma sistemi computerizzati tanto avanzati da interagire direttamente con il pensiero e la coscienza, accedendo così a spettri d’energia non limitati a un luogo, evitando il tempo e lo spazio lineare. Migliaia di persone, letteralmente, hanno avuto interazioni con questi oggetti a componenti di pensiero/materia o “telepatici”.

Escludendo a priori tali testimonianze rischiamo di sbattere la porta alla nostra scienza più grande: la scienza della consapevolezza e il suo interfaccia con i sistemi materiali e tecnologici. Sistemi che non vanno confusi con gli esperimenti umani in corso con le attività d’onda cerebrale e i collegamenti ai computer: lavorano con energia elettromagnetica che viaggia solo alla velocità della luce. I sistemi ET operano all’altro lato della barriera della luce e, se in parte facilitati tecnologicamente, operano direttamente da interfaccia con il pensiero e la mente. Il sistema ET utilizza l’aspetto non locale della mente, del pensiero e dell’energia e quindi l’informazione può essere immediatamente trasmessa attraverso milioni di anni luce nello spazio, comunicando in tempo reale, senza ritardi dovuti al coefficiente della resistenza cosmica cui abbiamo accennato. Essenzialmente, esistono spettri d’energia sub-elettromagnetici e sub-materiali, ma che nondimeno sono molto reali e fisici.

L’uso del termine metafisico in relazione a quest’area è molto scorretto e limitato nel tempo: un ologramma o un lampo di luce, 500 anni fa, per un umano sarebbe metafisico o soprannaturale! Il punto chiave è che l’energia e gli spettri d’energia sono naturali aspetti della creazione. Sono tutti intorno a noi e dentro di noi. Non sono “altri”. Non è soprannaturale, non è metafisico. Semplicemente, non è stato studiato e compreso adeguatamente dalla scienza moderna, ma lo è stato sicuramente da civiltà ET progredite ed altamente competenti in fisica interstellare.

TAC E CAT

Da una decina d’anni circolano resoconti di avvistamento da parte di persone che sentono una diretta interazione esclusivamente mentale con l’oggetto volante ET. La persona pensa: “Spero che vada a destra” e l’astronave virerà a destra, oppure mentre essa si allontana: “Vorrei che virasse e tornasse indietro” al che l’UFO si ferma improvvisamente, vira e si avvicina. In certi casi forse si è trattato di coincidenze, ma troppo numerose e, conseguentemente, si può asserire che questi oggetti evidenziano capacità di telemetria, in interfaccia con il pensiero diretto. Come già rilevato in altri studi, questa classe di tecnologie ET può essere considerata in genere come Tecnologia Assistita dalla Coscienza (TAC) e Consapevolezza Assistita dalla Tecnologia (CAT). Le loro tecnologie utilizzano il nesso dove il pensiero mente/coscienza funge da interfaccia dal punto di vista tecnologico e riproducibile con la materia, la macchina, i mezzi di comunicazione. TAC è quando la coscienza dell’individuo (o gruppo) ed il pensiero assistono o si interfacciano con un dispositivo ricettivo.

CAT è quando un dispositivo amplia, progetta o assiste la coscienza o pensiero di un individuo o di un gruppo. Per esempio, il CSETI ha localizzato un ex-scienziato della Bell Labs/Lucent Technologies al quale, più di 35 anni fa, fu consegnato da un generale un dispositivo di comunicazione ET nel corso di un progetto di ricerca segreto. Gli venne chiesto di studiare e replicare la tecnologia del congegno, conservarlo e capire come funzionava. Ecco la sua versione.

Dopo aver ricevuto il motore, un oggetto rotondo grande come un pompelmo, scuro e con una trama superficiale, questo cominciò a “parlare” col pensiero direttamente alla sua consapevolezza. Ne rimase esterrefatto, soprattutto quando gli venne detto che chi gli aveva chiesto di analizzare l’oggetto era male intenzionato e di distruggere il dispositivo! Combattuto sul da farsi, lo scienziato “incidentalmente” lo surriscaldò e questo andò distrutto (almeno materialmente). Ma, dopo, sentì un ultimo pensiero che diceva “grazie…”. Sembra assurdo, ma proprio le cose più strane sono vere. Vogliamo fuggire alla velocità della luce e ritornare ai segnali radio, ma il futuro è qui e se non gli andiamo incontro con il buon senso, altri - come il generale che fornì l’oggetto - dirotteranno il futuro verso luoghi indesiderati.

IL PENSIERO CONSCIO VISIVO
E MEZZI DI COMUNICAZIONE ET

Negli ultimi otto anni il CSETI ha studiato il fenomeno in tutto il mondo, analizzandone le manifestazioni, le documentazioni fotografiche diurne e notturne, le tracce di atterraggio, i riscontri radar. Esistono oltre 4.000 tracce d’atterraggio documentate da Ted Phillips. Richard Haines ha raccolto centinaia di testimonianze di piloti su questi oggetti. Il nostro obiettivo è interagire con gli ET al loro livello, per considerare qual è la loro realtà e raggiungerla. È un esperimento e un’esperienza ed un rompicapo per tutti gli interessati. In otto anni, abbiamo avuto esperienze e osservato fenomeni che interessano tutti gli aspetti affrontati in questo studio.

Segue una breve lista di questi fenomeni:

RV X 2 (vedi materiali d’addestramento del CSETI). Il nostro esperimento, la cosiddetta “Iniziativa CE-5”, interessa molti protocolli, alcuni ovvi e pratici, altri piuttosto sperimentali e altamente controversi. Uno dei protocolli più dibattuti interessa l’accesso di gruppo alla coscienza non locale, seguita da “Remote Viewing” (visione a distanza, attraverso la consapevolezza) dell’astronave ET o di persone a grande distanza o vicine. L’oggetto cambiava fase oltre lo spettro visibile della vista umana. Una volta che un oggetto o persona viene “catturato” e osservato, il processo è invertito e l’oggetto o persona è diretto al luogo di ricerca del CSETI via CIV, un elemento che trasmette da terra una direzione del pensiero visuale. All’oggetto/persona ET sono mostrate chiaramente le nostre coordinate via l’elemento CIV. L’esperimento di ricerca ET, secondo tale protocollo, cerca di RV l’oggetto (“Remote View via Consciousness” - visualizzare a distanza con la consapevolezza), connettersi al suo sistema telemetrico CAT e trasmettere o guidare l’oggetto al nostro preciso luogo.

Essenzialmente, stiamo attuando in un ambiente dinamico applicato quello che il dottor Jahn sta sperimentando al laboratorio PEAR di Princeton: unire il pensiero conscio visivo a strumenti di comunicazione ET, tentando di farlo con precisione, per consentire loro di vederci e di palesarsi, stabilendo così una traiettoria di contatto. Parrà piuttosto bizzarro, ma è un esperimento che spesso si è concluso con l’UFO che stazionava sulle nostre teste. Usando dispositivi luminosi, laser e segnali radio per trasmettere e confermare il contatto, il nucleo del protocollo interessa il CAT (e spesso in risposta al TAC dell’ET).

La chiave dell’RV X 2 è rappresentata dai seguenti elementi:

1. L’accesso umano all’elemento di consapevolezza non locale.

2. Visione a distanza di astronavi o persone.

3. Unirsi ai sistemi di comunicazione CAT extraterrestre in una modalità di consapevolezza CIV.

4. Trasmettere chiaramente (o guidando) il velivolo nel luogo di ricerca attraverso il pensiero visivo sequenziale e coerente che mostra il luogo dallo spazio profondo fino ai dettagli specifici del luogo.

5. Applicando l’eventuale risposta RV dall’ET prima della sua comparsa (modalità RV interattiva).

Il protocollo è basato sul chiaro intento di stabilire un contatto e relazioni pacifiche con queste forme di vita. Durante lo RV X 2, spesso più di una persona “si fisserà” sullo stesso oggetto o forma di vita e riceverà la stessa informazione sul luogo e/o tempo di manifestazione. Questa informazione resta non confermata fino alla verifica di un evento osservato effettivamente dal gruppo.

Durante questi esperimenti in tutto il mondo, abbiamo riscontrato dei tempi di esperienza che dimostrano le tecnologie prima menzionate:

- Improvvisa comparsa di grossi velivoli (dischi, triangoli, ecc.) che “entrano” per poi svanire in secondi o frazioni di secondo, sotto gli occhi di testimoni multipli.

- Stazionamento prolungato di oggetti, fino a molti minuti, che poi scompaiono (cambiano fase al di fuori della percezione visiva/materiale).

- Sonde intelligenti consistenti in oggetti sferoidali, di vari colori, che si manifestano anche in gruppo, non solo sotto controllo intelligente, ma di per sé coscienti e intelligenti (AI avanzati - intelligenza artificiale). Solitamente sono sfere traslucide dal colore variante dal rosso opaco al blu, verde, dorato, di dimensione da sei pollici a 1-2 piedi. Interagiscono con la consapevolezza dell’individuo o del gruppo e poi scompaiono. Sono molto probabilmente dimostrazioni controllate del TAC, dove la coscienza e il pensiero (persino la personalità) di un ET a bordo dell’astronave sono tecnologicamente assistiti nella proiezione di gruppo.

- Suoni a toni acutissimi, a componente omnidirezionale, uditi contemporaneamente da tutte le direzioni. Si avvertono spesso, dopo le trasmissioni di segnali sonori su radiofrequenze del CSETI.

- Effetti elettromagnetici anomali (EM) sulle automobili, ecc. Si riscontrano spesso guasti in caso di incontro ravvicinato con un’astronave, come si verificò nel 1993 in Messico, quando un triangolo silenzioso del diametro di 800 piedi si avvicinò ad un gruppo e tutte le videocamere ed altri dispositivi elettronici si arrestarono. Altre manifestazioni includono l’avvio di rilevatori radar, laser, offuscamento o oscuramento di elettronica, energia elettrostatica sulla cute o i vestiti. In diverse occasioni l’ago della mia bussola ha ruotato in senso antiorario all’avvicinamento di un velivolo in senso antiorario. Nel caso di interfaccia CIV/materia la bussola ha segnalato un cambiamento magnetico da nord a sud (di 160 gradi), restando così per circa 3 mesi.

Ora funziona benissimo (fino al prossimo Incontro Ravvicinato !). Interazioni veloci: spesso, dopo l’RV X2, il gruppo sperimenterà oggetti multipli che all’inizio sembrano satelliti, ma che interagiscono con pensieri diretti o segnali. Per esempio, un oggetto alto in cielo che, appena viene trasmesso un comando con il pensiero, si ferma o cambia improvvisamente direzione. I satelliti non tornano indietro, non virano a destra o discendono improvvisamente e diventano più luminosi mentre interagiscono con le persone. Simili eventi sono stati testimoniati a dozzine nel corso della ricerca del CSETI.

- Interfaccia CIV/materia. È un’ampia categoria di fenomeni, quando gli oggetti ET si trovano proprio all’altro lato della barriera della luce e della materia e cominciano a “emettere” attraverso questo aspetto o dimensione. Spesso il gruppo osserverà improvvise scariche di luce - simili a flash - tutt’intorno. Non sono cauterizzazioni della retina, visto che molta gente li vede contemporaneamente. In seguito, la forma di un’astronave ET o persino l’ET apparirà fievolmente e poi si formerà, come uno scintillante ologramma elettronico. Si tratta di manifestazioni molto vicine al gruppo di osservazione. - Molteplicità di fenomeni nel corso di incontri molto ravvicinati. Spesso si verifica la visione a distanza degli oggetti, insieme alla percezione visiva del velivolo o persone; sonde AI (ad “Artificial Intelligence”-Intelligenza artificiale, N.d.R.) che entrano nel gruppo e suoni insoliti.

I partecipanti diranno di sentirsi toccati da qualcuno, ma notano solo una debole scarica luminescente. Durante eventi prolungati di questo tipo, si verificherà un’anomala dilatazione o contrazione dello spazio/tempo: il tempo sembra immobile - o procedere molto lentamente e lo spazio intorno al gruppo è più definito. Questi incontri hanno durate di oltre due ore o possono essere molto fugaci. Nel 1998 in Inghilterra, vicino Alton Barnes, dopo aver visto, in notti diverse, un’astronave circolare apparire e sparire in un attimo, il gruppo avvistò lo stesso oggetto scintillante che discendeva, insieme a forme luminose di vita ET, che si ponevano alternativamente tra una persona e l’altra del gruppo! La temperatura salì di almeno 10-15 gradi Fahrenheit. Tutti i partecipanti videro l’oggetto e le forme di vita, che non sembravano composti interamente di materiale “solido”, ma rimanevano in questa dimensione solo parzialmente.

Nel 1997, in un viaggio di formazione professionale in Inghilterra, con Shari Adamiak (coraggiosa ricercatrice e braccio destro di Greer, morta di tumore nel ‘98, N.d.R.) mi trovavo al piano di sopra di una villa che avevamo preso in affitto. Gli altri, circa sei persone, erano fuori. Improvvisamente, vidi una luce bianca-blu o oggetto che volava attraverso la finestra chiusa e nella stanza. Si librò sopra il camino e poi si espanse fino a divenire un ET luminoso di circa tre piedi d’altezza, come un sottile ologramma elettronico. Era cosciente e senziente, appena materiale e visibile, ma chiaramente un ET. Era una proiezione AI della coscienza ed una forma CIV/astrale di un ET proiettato nella stanza. Gli altri osservavano dall’esterno (ignari della nostra presenza nella stanza, vennero a sapere della nostra esperienza solo il giorno dopo) un oggetto bianco-blu disceso dal cielo e penetrato nella finestra della camera dove eravamo. Videro tutti l’oggetto, ma non seppero dell’impatto personale su Shari e me. È un altro buon esempio di TAC.

- Interazione dello stato di lucidità nel sogno con l’astronave e/o le persone. Poiché la realtà tecnologica ET consente loro di muoversi allo stesso modo tra la dimensione CIV e quella materiale e poiché i loro sistemi di comunicazione preferiscono le modalità di trasmissione CIV, spesso gli individui (a volte più di uno) avranno una dettagliata interazione durante lo stato di sogno. L’elemento CIV/astrale e le tecnologie che fungono da interfaccia con quello spettro d’energia consentono un’interfaccia semplice con lo stato di sonno, poiché la lucidità nel sonno è l’attivazione del corpo CIV/astrale o elemento di un individuo. Gli ET possono interfacciare quell’aspetto con la stessa facilità con cui noi telefoniamo a New York. Secondo me, il modo più semplice in cui gli ET hanno interagito con gli umani è nei sogni lucidi e non nel contatto materiale (corporeo). Il contatto materiale è rischioso e inutile, soprattutto quando si padroneggiano e si comprendono queste tecnologie più sottili.

Una volta realizzato che lo spettro CIV/astrale è il campo prescelto attraverso il quale gli ET devono passare per la comunicazione ed il viaggio interstellare - vale a dire lo stesso spettro attivato e usato in un sogno lucido - è facile constatare perché tante persone narrano questo tipo d’esperienza. Il protocollo RV X 2 è un’attivazione conscia di consapevolezza espansa e dell’elemento CIV per fare deliberatamente da interfaccia con le tecnologie ET e gli individui. - Le astronavi ET si muovono attraverso la materia solida. In più di un’occasione abbiamo osservato oggetti ET solidi o velivoli (avvistamenti diurni con il sole che illuminava la superficie metallica) attraversare una montagna senza schiantarsi. Ciò è possibile tramite un’alterazione di frequenza nel materiale del velivolo in modo che può fondersi con (o attraversare) materia di densità normale senza danneggiarla. Vale a dire che un’alterazione della fase di frequenza permette ad un oggetto solido di attraversarne un altro senza interazione.

La maggior parte di quello che chiamiamo “materia solida” non è affatto solida - è per lo più spaziale (si veda la cosmologia descritta precedentemente). Il fenomeno è stato riportato per decenni, tanto che alcuni hanno sminuito questi racconti, relegandoli a manifestazioni “fantasmiche” o “poltergeist”. In realtà, è solo un’altra espressione delle tecnologie ET che operano ad un livello più profondo o sottile d’esistenza e che può alterare la frequenza della materia (possono anche alterare i rapporti spazio/tempo anche attraverso mezzi simili). Dovrei anche sottolineare che fonti militari occulte, ma a me note, hanno testimoniato che, almeno dal 1953, progetti umani segreti materializzavano e smaterializzavano gli oggetti trasferendoli attraverso spazi delimitati. Se ciò è avvenuto segretamente dal 1953, si può solo immaginare di cosa siano capaci le tecnologie ET interstellari.

STREGHE, ANGELI, ET

È facile comprendere perché gli eventi ET si possono confondere con i fenomeni derivanti dal livello CIV/astrale o causale, che non sono extraterrestri, ma si manifestano allo stesso modo. Non c’è da stupirsi se la letteratura è piena di racconti confusi di ET, angeli e fenomeni insoliti di tutti i generi. Naturalmente, un secolo fa, l’uomo di oggi sarebbe apparso in qualche modo soprannaturale: immaginate di presentarvi ad una riunione in chiesa nel 1692 a Salem, Massachussets, con un cellulare, un ologramma, un satellite TV ed una Range Rover. Sareste bruciati sul rogo come una strega !

Inoltre, è importante tenere in mente che il cosmo possiede molti livelli d’esistenza. Esistono mondi CIV/astrali e causali ed esseri che non sono ET. Eppure ci sono ET che a volte o quasi sempre si interfacciano con (o usano) aspetti del cosmo fisico che sono in questi regni sottili. (Si veda “Extraterrestrial and the New Cosmology” di Steven M. Greer, N.d.R.). Va anche ricordato che non tutti gli ET sono così progrediti. Considerati i miliardi di galassie, ognuna con miliardi di stelle, è probabile che alcuni ET siano l’equivalente dell’uomo delle caverne, altri possono essere al nostro livello di evoluzione, mentre altri ancora siano milioni di anni più avanzati di noi. Gli scienziati del SETI ritengono che si possano trovare quegli ET che sono al nostro livello, ovvero che impiegano ancora tecnologie lineari di onde radio. Stranamente, alcuni sono lì fuori.

Gli ET più progrediti, dotati di tecnologie che superano i segnali radio e i motori a combustione interna esistono. Sono qui. Possono essere intorno e fra noi. Aprite la mente e gli occhi alla straordinaria opportunità davanti a noi. La sua esistenza è al di là del velo, oltre la barriera della luce. Un mistero che attende solo di essere esplorato.

Data articolo: ottobre 2007
Charlottesville, Virginia
5 Novembre 1998
copyright 1998 Steven M. Greer M.D.
Fonte: altrogiornale.org

Add comment October 30th, 2007

BIRMANIA, ORRIBILE VERGOGNA

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LA FOTO ORRIBILE DELLA VERGOGNA

“Carissimi, le parole vengono meno. Questa foto di un monaco assassinato è stata presa in segreto in un obitorio. Pensate quanti molti altri hanno subito lo stesso destino. Vi prego, diffondete questa fotografia a più gente possibile, perché il mondo sappia che c’è bisogno di molto più che a semplice condanna di questi bastardi [della giunta]”.

Con queste parole di dolore e d’ira, attraverso esuli birmani, ci è giunta la foto che abbiamo deciso di pubblicare con un avvertimento: è una foto molto cruda e violenta, forse non adatta a tutti i lettori.

Ma essa è le foto della vergogna:

1) Vergogna della giunta, che proprio oggi diffonde alle telecamere di tutto il mondo il suo goffo tentativo di “riconciliarsi” con i monaci buddisti, costringendoli ad accettare doni. Ma siccome le autorità dei monasteri hanno proibito ai loro bonzi di farlo, i militari hanno inscenato una farsa, con falsi monaci, per una falsa riconciliazione. La giunta cerca di far “comprendere” alle autorità buddiste la “necessità” della repressione. Ma queste foto accusano ogni buona intenzione ed esigono domanda di perdono e un cambiamento radicale nel Paese. Secondo fonti diplomatiche, questa nuova repressione del governo militare del Myanmar – che si definisce socialista e laico, ma cerca l’appoggio dei monaci per continuare il suo dominio – è costata a vita a centinaia di persone e l’arresto di oltre 6 mila.

2) Vergogna per noi, che al di là di qualche sussulto di scandalo verso le violenze dei militari, abbiamo pensato che in fondo si tratta solo della soppressione di alcune manifestazioni, quando invece si tratta di un sistema che uccide, ammazza, schiavizza una popolazione di quasi 50 milioni di persone.

3) Vergogna per l’Onu e la comunità internazionale, che non trova strumenti efficaci per garantire la democrazia a un popolo che l’ha scelta da tempo. Il problema è che si tratta con la giunta solo con il minuetto diplomatico, mentre occorre dare voce alla società civile mondiale per affrontare quella che è un’emergenza umanitaria. Occorre che la Croce Rossa internazionale possa andare in Myanmar a visitare le prigioni; che l’Ufficio Onu del lavoro visiti gli schiavi dei lavori forzati; che le Ong possano svolgere un lavoro a favore della popolazione impoverita dal dominio e dal commercio della giunta con Cina, India e Thailandia.

Papa Benedetto XVI ha chiesto a tutto il mondo di pregare per il popolo del Myanmar e per la “dolorosa prova” che sta attraversando, molto simile al martirio dei Santi Innocenti che, senza conoscerlo, hanno testimoniato per Cristo con il sangue, spazzati dalla furia del potere bestiale.

Data articolo: ottobre 2007
Fonte: Asianews



Myanmar - 26.10.2007

Birmani in fuga
Per le Nazioni unite a milioni soffrono la fame. Mezzo milione gli sfollati,i birmani fuggono. Ma 70 prigionieri vengono liberatiQuel che raccontano i media Organizzazioni internazionali come il Programma alimentare mondiale o human Rights Watch lanciano appelli perché si intervenga contro il regime birmano che sta riducendo un Paese potenzialmente ricco alla fame. Intanto però i media del regime ci proponevano ieri le immagini della povera capofila dell’opposizione democratica, Aung San Suu Kii. La nobel per Pace 1991 era costretta a fare da specchietto per le allodole a beneficio dei fotografi in un incontro con il ministro per il lavoro e i rapporti con l’opposizione. Il militare Aung Kii, pupazzo della Giunta, viene spesso utilizzato dai dittatori per dare una faccia presentabile del regime. Subito dopo è arrivata la prima concessione del regime: 70 detenuti imprigionati durante le rivolte represse col sangue il 25 settembre, sono stati rilasciati. Tra di loro, 50 sostenitori della Nld (National League for Democracy) di Aung San Suu Kii. Anche il decano del partito, Hla Pe, era tra gli scarcerati, tutti detenuti fino a quel momento nei campi di detenzione straordinaria costruiti apposta ad Insein, un quartiere dormitorio a nord dell’ex capitale Rangun. Un segnale di spiraglio aperto verso le trattative un monaco buddista riceve omaggio da una credente alla pagoda ShwedagonLa realtà del Paese: fame “Almeno 5 milioni di persone soffrono la fame e troppi abitanti contraggono malattie e vivono in povertà” denunciava la scorsa settimana a Roma il Programma alimentare delle nazioni Unite (Pam o Wfp). Il direttore per l’asia Tony Banbury, esortava i militari a “intraprendere “riforme immediate e importanti a beneficio delle persone disperatamente povere e bisognose” del Paese, dove il Pam sfama 500mila persone. “In uno Stato così pieno di risorse come la Birmania nessuno dovrebbe soffrire la fame, e invece sono milioni” ha detto Banbury, di ritorno da 14 giorni nel Paese. Le persone bisognose di assistenza umanitaria secondo l’Onu sarebbero milioni, ma i militari non permettono l’accesso a intere aree del paese: un desolante quadro dello sfacelo della politica pianificata da socialismo reale dei militari, che hanno portato al disastro “una economia che era tra le 3 più forti e promettenti d’Asia nel 1948, anno dell’indipendenza”. proteste in thailandia all'ambasciata cinese contro i militari birmaniLa realtà: deportazioni E secondo il rapporto annuale dell’associazione (sede a Bangkok) ‘Thailand Burma border Consortium’ (Consorzio della frontiera Birmano thailandese), ci sarebbero almeno 503mila sfollati interni al momento nel paese sotto dittatura, almeno nei siti censiti. Il Tbbc ha effettuato ricerche soprattutto negli stati dove la Giunta combatte gli indipendentisti delle etnie ribelli, come gli Shan i Karen, i Mon i Chin e i Karenni, per trovare che 99mila sfollati erano recenti. Gente che scappava alle persecuzioni anti monaco scatenate dalla repressione violenta del 25 settembre. Altri 109mila si erano rifugiati secondo indicazioni fornite dai militari secondo piani preordinati. Questi ultimi rientrano in un piano preordinato della giunta per spopolare le regioni ribelli. E infine altri 295mila sono sfollati in aree controllate da gruppi armati che hanno patteggiato un cessate-il-fuoco con la Giunta, con la quale combattevano fino a poco prima. proteste attuate da birmani democratici in MalesiaLa realtà: rifugiati Molti di questi sfollati, secondo anche il rapporto periodico della ong Human Rights Watch, sezione Asia, sono dovuti scappare a seguito di pressioni dei militari che volevano sgomberare aree oggetto di speculazioni economiche, come sfruttamento di miniere d’oro, o costruzione di dighe o intere centrali elettriche. E’ il caso del Fiume Salwin nella zona dei nativi Karen, lungo il confine con la Thailandia, dove i militari stanno svuotando i villaggi per inondare le vallate e costruire alcune dighe commissionate dall’autorità thailandese per l’Elettricità. I campi che costeggiano il confine Thai dove da oltre 20 anni venivano accolti i rifugiati birmani sono circa 10, casa per una sfortunata generazione di 150mila birmani. Come se non bastasse, il governo di Bangkok gioca a scaricabarile con il destino di questi sfollati: in gennaio ha chiesto all’alto Commissariato onu per i rifugiati d’interrompere ogni procedura per l’assegnazione dello status di rifugiato. Il risultato è che gli ultimi arrivati non possono vedersi riconosciuti rifugiati per mesi o anni, rimanendo esposti “ai soprusi dei poliziotti thailandesi” sostiene Human Rights Watch, che li minacciano di rimpatrio in Myanmar.Come i circa 500 rifugiati delle tribù Shan che hanno dovuto abbandonare i loro villaggi lungo il fiume Mekong, ma non possono entrare in uno dei 4 campi profughi allestiti per gli Shan nella provincia thai di Chiang Rai, perché agli Shan non viene più garantito automaticamente nessun rifugio.

Gianluca Ursini

peacereporter.net

Add comment October 30th, 2007

LO SGABELLO A TRE GAMBE

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Intervista a Maurizio Pallante

di Marco Cedolin

Stili di vita individuali, innovazione tecnologica mirata e impegno politico. Secondo Maurizio Pallante la decrescita è come uno sgabello a tre gambe: nel momento in cui uno dei tre sostegni viene a mancare, la seduta rovina a terra. Per questo ognuna delle gambe è ugualmente importante rispetto alle altre, e tutte e tre sono indispensabili e fondamentali

Clima, ambiente, grandi opere, rifiuti, energia. Maurizio Pallante, sollecitato dalle domande di Marco Cedolin, ci fornisce un ritratto chiaro di quello che è il mondo attuale e delle dinamiche e economiche che lo governano. Allo stesso tempo ci offre una visione lucida, appassionata ed estremamente concreta del mondo con la “decrescita applicata”: un mondo di felicità e benessere che tutti noi siamo chiamati a costruire.

Si sta parlando molto dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici in atto e futuri. Nonostante le grida di allarme spesso vengano condivise dai governi e dagli amministratori e diffuse attraverso i grandi media, si percepisce l’impressione che tali grida siano destinate a cadere nel vuoto. Come mai questi soggetti, che gestiscono le scelte politiche ed economiche, da un lato lanciano l’allarme sulla degenerazione dell’ambiente e del clima, …

… e dall’altro continuano a propagandare la crescita e lo sviluppo come prerogative irrinunciabili per la costruzione del futuro?

Il profeta Isaia diceva che Iddio acceca quelli che vuol perdere. Martedì 26 giugno sul giornale la Repubblica si faceva il resoconto dell’ondata di caldo soffocante che aveva investito il nostro paese (46 gradi a Catania). Questi i titoli degli articoli: L’Italia soffoca; Sud in ginocchio, due morti, black out e incendi. Mezzo milione di anziani a rischio, ecco il decalogo per proteggersi. Afa record, l’Oms avvisa l’Italia “Ogni anno cinquemila vittime”. Nelle pagine di Torino, come se niente fosse, si propagandavano le iniziative promozionali per la presentazione di una nuova automobile Fiat. Questo il titolo dell’articolo a tutta pagina: Cinquecento, una festa olimpica. Due giorni in piazza, la settimana prossima, per la nuova nata (sic!) Fiat.
Incapacità logica di fare il banale collegamento tra le emissioni di gas serra degli autoveicoli e l’innalzamento della temperatura terrestre? Schizofrenia? Come si fa a raccontare con toni drammatici i disastri causati da un problema che sta stravolgendo il mondo e far festa per ciò che lo causa? Questo atteggiamento da parte della classe dirigente del nostro paese è più pericoloso dell’effetto serra, che se si volesse e se si fosse più responsabili potrebbe essere affrontato con efficacia.

Ritieni che una società nella quale si continua a perseguire la crescita dei consumi, del pil, della movimentazione di merci e persone, degli investimenti in grandi infrastrutture rappresenti davvero, come molti sostengono, un approccio di sviluppo sostenibile? Ed esistono nella realtà dei fatti uno sviluppo ed una crescita sostenibili?

La locuzione “sviluppo sostenibile”, è logicamente un ossimoro a cui qualcuno prova a dare un significato, ma la maggior parte delle volte è usato per nascondere, attraverso un artificio verbale, le peggiori aggressioni all’ambiente. Parlare di sostenibilità in relazione alle grandi opere è soltanto un imbroglio nel tentativo di acquistare il consenso degli ingenui e dei disinformati. In senso buono lo sviluppo sostenibile consiste nella scelta di utilizzare tecnologie meno invasive nei confronti degli ecosistemi, per poter continuare a crescere economicamente. La crescita, senza attenuazioni degli impatti ambientali che genera, corrode rapidamente le condizioni che le consentono di proseguire. Chi sostiene la necessità di sviluppare le fonti rinnovabili in sostituzione di quelle fossili compie un’operazione di questo genere. Se il petrolio finisce e cambia il clima come si potrà continuare a crescere? Per la crescita sono indispensabili le fonti rinnovabili perché si ritiene che siano illimitate e pulite. Consentono di continuare a crescere. Nel caso in cui, per assurdo, si arrivasse a trovare una fonte illimitata e pulita, la crescita non avrebbe più ostacoli a sfasciare il mondo, trasformando in tempi sempre più brevi quantità sempre maggiori di risorse in rifiuti. Se il treno della crescita corre a velocità folle verso un precipizio, lo sviluppo sostenibile si limita a rallentare la velocità di questa corsa, ma non la sua direzione. Ciò che occorre è rallentare la velocità del treno e contemporaneamente cambiare la direzione dei binari su cui viaggia. Per sviluppare le fonti rinnovabili e far sì che possano soddisfare il fabbisogno energetico dell’umanità, occorre inserirle all’interno di un processo di diminuzione dei consumi energetici, attraverso l’eliminazione degli sprechi, delle inefficienze, degli usi impropri, allungando la durata di vita degli oggetti, sviluppando una maggiore sobrietà, riducendo le distanze tra i luoghi di produzione e i luoghi di consumo, favorendo le economie locali autocentrate e contrastando la globalizzazione. In una parola: per invertire la tendenza autodistruttiva in atto occorre produrre di meno e meglio.

I molti movimenti che oggi in Italia si battono contro le grandi opere e le nocività, avversando la costruzione del TAV, della base militare americana di Vicenza, del Mose, degli inceneritori, delle centrali a carbone, secondo te difendono solamente interessi localistici o stanno maturando la consapevolezza della necessità di un nuovo modello di società che prescinda dai dogmi della crescita e dello sviluppo?

La forza dei movimenti popolari che si oppongono alla loro realizzazione nei territori in cui vivono è la reazione di chi sente incombere la minaccia di una rovina irreparabile sulla sua casa. È la forza della disperazione. Non è facilmente domabile perché la sconfitta comporta la perdita del futuro e della speranza. Ma ha una debolezza di fondo: si esprime sostanzialmente in termini difensivi. Dice no. Uniscono i no, ora qui, ora là. Le proposte alternative non mancano, ma sono per lo più di massima, non definite in termini di fattibilità economica e tecnologica, non perseguite con l’impegno e la tenacia necessari a realizzarle, con lo stesso impegno e la stessa tenacia con cui si argomentano e si sostengono le ragioni del no. Ma la loro principale debolezza consiste nel fatto che sono proposte di soluzioni alternative allo stesso tipo di problema. Non lo mettono in discussione, non ne analizzano le cause, non si propongono di eliminarlo. Ne ridimensionano la portata, ne contestano la soluzione, ne propongono un’altra. Sostengono che la crescita dei consumi di energia sarà inferiore alle previsioni e basterà sviluppare le fonti rinnovabili per evitare di effettuare trivellazioni petrolifere, costruire rigassificatori e centrali termoelettriche. Che il potenziamento della raccolta differenziata ottenibile col porta a porta ridurrà la quantità di rifiuti da smaltire e non sarà necessario costruire gli inceneritori. Che il traffico merci aumenterà meno di quanto indicato negli scenari di previsione e il potenziamento della linea ferroviaria esistente basterà a smaltirlo senza costruire la linea ad alta velocità.

Se non si vuole rimanere prigionieri di una strategia difensiva caso per caso, occorre capovolgere questi presupposti concettuali. Occorre elaborare una politica economica finalizzata alla decrescita del prodotto interno lordo e alla riduzione dell’impronta ecologica.

Se si ristrutturano gli edifici esistenti riducendo le loro dispersioni energetiche per fare in modo che invece di consumare 20 litri di gasolio, o 20 metri cubi di metano al metro quadrato all’anno – come succede mediamente in Italia – ne consumino da un massimo di 7 a un minimo di 1,5 – come prevede la normativa in Alto Adige e in Germania – non si rinuncia a niente, anzi il comfort termico migliora, le emissioni di CO2 si riducono da un minimo di due terzi a un massimo di nove decimi, si crea occupazione qualificata, si eseguono lavori che hanno un senso, ma si riducono i consumi di fonti fossili e, una volta ammortizzati gli investimenti, si ha una riduzione del prodotto interno lordo. Questa è un’alternativa concreta alla costruzione dei rigassificatori, perché consente di ridurre la domanda molto di più quanto quegli impianti non siano in grado di accrescere l’offerta, si può realizzare in tempi più brevi ed è più conveniente economicamente.

Se si producono oggetti destinati a durare più a lungo, riparabili, progettati anche in funzione di uno smontaggio con suddivisione e recupero dei materiali in tempi e modi industriali, non si rinuncerebbe a nulla e la quantità dei rifiuti diminuirebbe. Se venisse incentivato l’acquisto dei servizi anziché dei prodotti in grado di fornirli (il servizio di fotocopiatura invece delle fotocopiatrici come già succede; il servizio della mobilità invece delle automobili come già fanno le aziende prendendole in leasing; il servizio del freddo invece del frigorifero, come potrebbe succedere, eccetera), la durata degli oggetti aumenterebbe, gli oggetti verrebbero progettati per essere riparati e non sostituiti al minimo guasto, al termine della loro vita alle aziende produttrici converrebbe riciclare e riutilizzare i materiali di cui sono composti. Il riciclaggio dei rifiuti non rappresenterebbe più un costo per la collettività, ma una riduzione di costi per le imprese. Se il costo degli imballaggi venisse posto a carico dei produttori e dei venditori di merci, se la tariffa dei rifiuti domestici venisse commisurata alla quantità dei materiali non raccolti in maniera differenziata, si incentiverebbe la riutilizzazione dei materiali e si avrebbe una riduzione dei costi direttamente proporzionale alla riduzione dei rifiuti. La somma di queste e altre analoghe misure eviterebbe di costruire inceneritori, offrirebbe nuove opportunità di occupazione qualificata, diminuirebbe rischi e pericoli, ridurrebbe le emissioni di CO2, di polveri sottili e ultrasottili, di diossine e altre sostanze inquinanti. Anche in questo caso si avrebbe una riduzione del prodotto interno lordo. Una decrescita felice, che aumenta il benessere e l’occupazione.

Anche l’opposizione al potenziamento delle basi militari, a Vicenza come a Sigonella, deve integrare le sue sacrosante motivazioni etiche con l’elaborazione di una strategia capace di erodere le cause che li motivano. Prima della caduta del muro di Berlino, le basi militari americane sparse nel mondo rispondevano alla necessità di contrastare gli arsenali atomici dell’Unione Sovietica. Oggi, dietro lo schermo della lotta al terrorismo, rispondono alla necessità di controllare l’afflusso del petrolio dal medio-oriente ai paesi occidentali. Questo petrolio è necessario alla crescita delle loro economie. Se venisse a mancare, o si riducesse, o i prezzi salissero in modo incontrollato, la crescita economica perderebbe la sua linfa vitale. Pertanto, se si vuole contrastare efficacemente il potenziamento delle basi militari, occorre sviluppare una politica energetica finalizzata alla diminuzione dei consumi di fonti fossili, innanzitutto mediante la riduzione degli sprechi e la crescita dell’efficienza dei processi di trasformazione. La riduzione della domanda che si può ottenere con le migliori tecnologie a disposizione è superiore al 50 per cento. Questo è il prerequisito per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, sia perché farebbe crescere in misura significativa il loro contributo percentuale al fabbisogno, sia perché libererebbe grandi quantità di denaro con cui si possono finanziare. In questo modo si può avviare un circolo virtuoso, che crea occupazione e riduce le emissioni di CO2, mentre riduce il bisogno di controllare militarmente le aree del mondo in cui si trovano le fonti fossili.

Tu hai scritto molti libri sul tema della decrescita e recentemente hai fondato il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) che tanto interesse sta suscitando in giro per l’Italia. Molte persone temono che “decrescita” significhi privazione, perdita delle comodità acquisite, ritorno ad una società primitiva e negazione della tecnologia. Ci spiegheresti cosa significa in realtà decrescita e quale tipo di società prospetti ne programma politico del MDF?

Per capire cosa sia la decrescita, e come possa costituire il fulcro di un paradigma culturale capace di orientare sia le scelte di politica economica, sia le scelte esistenziali, è necessario in via preliminare fare chiarezza su cosa è la crescita economica. Generalmente si crede che la crescita economica consista nella crescita dei beni materiali e immateriali che un sistema economico e produttivo mette a disposizione di una popolazione nel corso di un anno. In realtà l’indicatore che si utilizza per misurarla, il prodotto interno lordo, si limita a calcolare il valore monetario delle merci, cioè dei prodotti e dei servizi scambiati con denaro. Il concetto di bene e il concetto di merce non sono equivalenti. Non tutti i beni sono merci e non tutte le merci sono beni.

La frutta e la verdura coltivate in un orto familiare per autoconsumo sono beni qualitativamente molto migliori della frutta e della verdura acquistate al supermercato. Ma non passano attraverso una intermediazione mercantile, per cui non sono merci. Soddisfano il bisogno di nutrirsi in modi più sani e più gustosi dei loro equivalenti prodotti commercializzati, non sono stati prodotti con veleni e sostanze di sintesi chimica, non hanno impoverito l’humus, non hanno contribuito a inquinare le acque, ma fanno diminuire il prodotto interno lordo perché chi autoproduce la propria frutta e verdura non ha bisogno di andare a comprarla. In una società fondata sulla crescita, dove a ogni piè sospinto tutti la invocano come il fine delle attività economiche e produttive, il suo comportamento è asociale.

Se, dunque, il prodotto interno lordo misura il valore monetario delle merci e non prende in considerazione i beni, la decrescita indica soltanto una diminuzione della produzione di merci. Non dei beni. Anzi, la decrescita può anche essere indotta da una crescita di beni autoprodotti in sostituzione di merci equivalenti. Poiché molte merci non sono beni e molti beni non sono merci, la decrescita può diventare il fulcro di un nuovo paradigma culturale e un obbiettivo politico, se si realizza come una diminuzione della produzione di merci che non sono beni e un incremento della produzione di beni che non sono merci. Questo processo è in grado di apportare miglioramenti alla qualità della vita e degli ecosistemi. Una decrescita guidata in questa direzione, una recessione ben temperata, per usare un’espressione di Élemire Zolla, racchiude intrinsecamente un fattore di felicità. Vive felicemente chi si propone di avere sempre maggiori quantità di merci, anche se non sono beni, e spende tutta la vita per questo obbiettivo? Non vive più felicemente chi rifiuta le merci che non sono beni e sceglie i beni di cui ha bisogno in base alla loro qualità e utilità effettiva, lavorando di meno per dedicare più tempo ai suoi affetti? Vive felicemente chi vive in una società che si propone di produrre sempre maggiori quantità di merci, anche se non sono beni, e sacrifica a questo obbiettivo la qualità dell’aria, delle acque e dei suoli? Non vive più felicemente chi vive in una società che antepone il bene della qualità ambientale alla crescita della produzione di merci che non sono beni?

Una delle critiche che più frequentemente viene mossa ai fautori della decrescita riguarda il fatto che si tratti di una teoria astratta difficilmente applicabile nella realtà. La decrescita felice che tu proponi sembra partire invece proprio da presupposti quanto mai reali e concreti, riusciresti a spiegarci quali sono?

A chi obbietta che la decrescita è un’utopia, bisogna innanzitutto ricordare che è la crescita ad essere un’utopia, per di più terrificante. In un mondo che ha una quantità finita di risorse e una capacità finita di assorbire i rifiuti liquidi, solidi e gassosi prodotti dalla produzione e dal consumo di merci, un processo di crescita economica infinita è impossibile. La decrescita, invece è possibile, ragionevole e desiderabile. Chiunque può contribuire a realizzarla nella propria vita ricavandone vantaggi non altrimenti ottenibili. Tre sono le direttrici su cui si deve operare: gli stili di vita individuali, una innovazione tecnologica mirata e l’impegno politico. Per usare un’immagine, la decrescita è come uno sgabello a tre gambe. Se ne manca una, cade.

Gli stili di vita finalizzati alla decrescita si basano sulla sobrietà e sull’autoproduzione, sulla valorizzazione degli scambi non mercantili fondati sul dono e sulla reciprocità, sulle filiere corte nei rapporti mercantili. La sobrietà – che significa usare con rispetto e moderazione le risorse della terra, far durare gli oggetti il più possibile e riciclare le materie di cui sono composti quando vengono dimessi – è quella saggezza antica che oggi ha trovato una formulazione scientifica nella teoria dell’impronta ecologica.
In relazione alla tecnologia, le innovazioni tecnologiche finalizzate alla decrescita hanno l’obbiettivo di ridurre, per ogni unità di prodotto o di servizio fornito, la quantità di energia e di materie prime necessarie a produrli, di conseguenza le quantità di rifiuti prodotti sia in fase di produzione, sia in fase di dismissione degli oggetti prodotti. Basta ricordare l’esempio delle case ad alta efficienza energetica, ma se ne potrebbero fare moltissimi.

La terza gamba dello sgabello è l’impegno politico, per far sì che le scelte delle amministrazioni pubbliche vadano nella direzione della decrescita. Se i consigli comunali approvano regolamenti che impongono di costruire edifici ad alta efficienza energetica, da una parte favoriscono lo sviluppo delle tecnologie che riducono il consumo di energia e risorse a parità di benessere, dall’altra determinano un abbassamento dei consumi inutili e dannosi rappresentati dagli sprechi. Se invece di far costruire inceneritori favoriscono la raccolta differenziata e il riciclaggio, da una parte riducono il consumo di risorse naturali e dell’energia necessaria a trasformarle in materie prime, semilavorati e prodotti, dall’altra favoriscono lo sviluppo delle innovazioni tecnologiche in grado di trasformare i rifiuti in risorse.

Cosa diresti ad un normale cittadino che ti domanda come può applicare fin da subito la decrescita nella propria vita di tutti i giorni?

Di verificare che tutte le sue scelte vadano a consolidare le tre gambe dello sgabello. Non è complicato, si sta meglio, migliorano i rapporti con se stessi, con gli altri e con l’ambiente in cui si vive, si ha la soddisfazione di fare cose giuste e si partecipa a un grande progetto di riconciliazione della specie umana con l’ecosistema terrestre.
Fonte: Luogocomune.net

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NATURE WAS MY TEACHER

La visione di Viktor Schauberger

L’associazione Natura e Tecniche implosive organizza il 28 ottobre 2007 un giorno per persone che sono particolarmente interessate nel lavoro di Victor Schauberger.
Quale e` la cosa basilare per la vita nel pianeta? Esatto: Acqua. E` presente ovunque e in noi stessi, come collettore e trasporto. Nessun altra sostanza e` in grado di unirsi e sciogliersi in cosi` tanti modi diversi. Nonostante e` provabilmente la meno capita sostanza del nostro pianeta. Visionario, ricercatore e inventore Viktor Schauberger (1885 - 1958) ha portato cambiamento. Lui fece molte scoperte e invenzioni, che ci portano vicino a svelare il mistero “Acqua”. Su queste scoperte baso` i contorni di unatecnica completamente nuova, che lui chiamo` “tecnica-implosiva”.
Leggi di piu` >

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NON RASSEGNATA STAMPA

C’è chi si vende per diventare più povero.
Mastella cerca i suoi limiti, speriamo li trovi in fretta.
La destra va a destra, i bambini si allarmano e i precari si deprimono…
nonrassegnatastampa.it
sito di satira online

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