Archive for September, 2007

VESTITI DI ROSSO PER LA BIRMANIA

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APPELLO MONDIALE

Una maglietta o un nastro rosso in sostegno della Birmania. E’ la parola d’ordine che corre sui blog e sui cellulari, una catena di sms per un gesto di solidarietà a favore dei monaci buddisti e del popolo birmano. Questo è l’invito che sta circolando in queste ore via sms: “In support of our incredibly brave friends in Burma: may all people around the world wear a red shirt on Friday, September 28. Please forward!” (trad.: a sostegno dei nostri amici incredibilmente coraggiosi in Birmania: venerdì 28 settembre indossiamo tutti quanti, in tutto il mondo, una maglietta rossa. Inoltra questo messaggio). Un testo analogo in lingua italiana circola anche nei blog: “Venerdì 28 settembre indossiamo una maglia rossa. Chiunque legga questo messaggio lo trasmetta a quante più persone sensibili a questo gravissimo prolema gli sarà possibile. Grazie di cuore”.

2 comments September 28th, 2007

AUROVILLE - LA CITTA` DELL’AURORA

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Saluti da Auroville a tutti gli uomini di buona volonta’.
Sono invitati ad Auroville tutti coloro che hanno sete di progresso
ed aspirano ad una vita migliore e piu’ vera.

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Auroville

Auroville e’ una localita’ nel Sud dell’India dove, da 38 anni ad oggi, un crescente numero di persone provenienti da tutti i paesi del mondo, ha intrapreso un lavoro paziente e tenace per la costruzione di una citta’ nuova, di un nuovo modo di vivere, di un nuovo modo di essere. Qui e’ in corso un esperimento destinato al benessere di tutti.

L’uomo e’ un essere transitorio, non definitivo. L’evoluzione non si e’ conclusa; la ragione non e’ l’ultima parola, ne’ l’animale raziocinante la figura suprema della Natura,” osserva Sri Aurobindo. “C’e’ qualcosa che egli ancora non e’, ma che sara’; un percorso verso qualcosa di non ancora realizzato, la sua intera vita e’ una preparazione, un indirizzo della Natura verso qualcosa che e’ piu’ avanti.

Auroville vuol essere veicolo essenziale di questa ricerca nell’evoluzione, ed eventualmente una piattaforma per la trasformazione.

Ci stiamo organizzando

Questo ampio ed ambizioso obiettivo della citta’ ha attirato qui gente fin dalla sua inaugurazione nel 1968. Oggi, il progetto di Auroville e’ abbastanza stabilizzato, ha trovato modi di collaborazione con i villaggi circostanti , con le autorita’ dell’India, con molte organizzazioni non governative ed istituzioni su scala mondiale.

 

Ma il vero esperimento e’ appena cominciato…

Reggere la visione

Gli attuali circa 2000 residenti, provenienti da 35 nazion, chei vivono in Auroville, sono consapevoli che probabilmente nel corso della loro vita non riusciranno a vedere realizzate compiutamente le alte finalita’ del progetto. Mentre perseguono la visione nelle loro menti, nei loro cuori e nelle loro meditazioni, per il momento rivolgono le proprie energie verso quegli aspetti dell’esperimento su cui possono lavorare attivamente.

Le sfide

Questi aspetti sono tutte le sfide della vita quotidiana che vengono affrontate da cosi’ tanti individui sulla terra che cercano di fare le cose in modo diverso, di affrontare la vita in maniera piu’ consapevole.

In Auroville in particolare, le enormi sfide da affrontare sono:

  • pianificare, dar forma e costruire la citta’ per una societa’ ideale del futuro

  • far si’ che la popolazione che vive nella regione circostante di Auroville possa evolversi contemporaneamente ad essa

  • educare i nostri giovani in modo che rimanga sempre in primo piano la loro identita’ piu’ profonda

  • organizzare una vita collettiva senza strutture autoritarie

  • manifestare la bellezza in tutti gli aspetti della vita

  • gestire consapevolmente, con saggezza e giustizia, l’ampia varieta’ di risorse disponibili

  • curare ed evocare energie di benessere

  • rapportarsi con la terra in maniera veramente appropriata

  • esprimere artisticamente le realta’ interiori nuovamente scoperte

La sfida piu’ importante

Il tessuto connettivo di tutto cio’ e’ la sfida di vivere una vera unita’ umana.

Con la scelta stetta di essere qui, gli Auroviliani si impegnano a partecipare attivamente alla creazione di “una citta’ universale dove uomini e donne di tutti i paesi sono capaci di vivere in pace ed in un’armonia di progresso, al di sopra di ogni credo, di ogni politica e di ogni nazionalita’ “. Essi sono consapevoli che “il proposito di Auroville e’ di realizzare l’unita’ umana” cosi’ che, di conseguenza, la nostra specie possa progredire.

 

In questo sito web noi cerchiamo di mostrarvi cosa stiamo facendo. Persone diverse hanno scritto le diverse introduzioni e presentazioni, da angolazioni diverse, prospettive diverse, e modalita’ diverse di comprensione. Prese nel loro insieme, queste pagine formano un tessuto multicolore, l’espressione in-questo-momento dell’esperimento di Auroville per creare l’unita’ umana attraverso l’enorme diversita’.

BENVENUTI AD AUROVILLE, e buona esplorazione !
Manohar & la squadra del web.

Altre pagine in Italiano:

A Dream - Un sogno

Visitare Auroville

Vivere in Auroville

Auroville in breve

Congresso AVI in Italia

Radio Auroville

Teorie e pratiche dell’antropologia:
Italiani ad Auroville

Add comment September 25th, 2007

UN MOMENTO PERICOLOSO NELLA STORIA

Add comment September 25th, 2007

COSA CI NASCONDONO?

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E’ apparso su Jane’s, la rivista militare più autorevole del mondo.
E’ l’annuncio di una conferenza che si terrà il 10 settembre a Londra all’Hotel Radisson Mayfair: l’annuale «Uk Defence Conference», sul tema «Defence in 2020 and beyond», ossia «La Difesa nel 2020 ed oltre» (1).
Segue un testo anodino fino alla banalità in cui viene fatta cadere - come ha notato il sito Dedefensa - una frase agghiacciante, apocalittica.
Eccolo nelle parti salienti:
«Nel 1990 le minacce militari odierne non erano previste. Accadrà lo stesso della situazione che il mondo affronterà attorno al 2020? I tempi di scelta del materiale sono lunghi, e i processi di acquisizione sono complessi e costosi. Questo forum […] si concentra sul come evitare di essere presi in contropiede nel 2020. L’apparato militare e l’industria si concentreranno insieme sulle conseguenze operative, di acquisizione di bilancio delle minacce crescenti che emergono dalle tendenze geopolitiche, che saranno illustrate da pensatori strategici provenienti da Paesi importanti».
Seguono i temi che saranno trattati:
«Il futuro della guerra: che cosa si deve prevedere?»
«Proteggere la libertà dei mari, delle coste e degli snodi se la globalizzazione collassa».
«Dopo Iraq e Afghanistan - Affrontare Stati falliti o in via di fallimento».
«Le sfide maggiori: come evitare di essere presi in contropiede nel 2020».

E poi ancora, con il tono più piano che si possa:
«… Questa conferenza annuale guarda ai trend globali che interessano la difesa e la politica estera, alle nuove minacce e a quelle che mutano, alle loro implicazioni strategiche e alle conseguenze per i rifornimenti e per la forza armata. Il Joint Doctrine and Concepts Centre delle forze armate britanniche prevede un collasso generale dell’ordine globale nel prossimo decennio, ed altri pensatori strategici sono ugualmente pessimistici. Le conseguenze per le forze armate dei Paesi NATO, Australia e Giappone saranno particolarmente severe, e le proiezioni sull’equipaggiamento e la forza umana richiederanno revisioni. Le industrie della difesa dei Paesi occidentali avranno reali ampie prospettive di sviluppare nuove capacità e nuovi programmi.

La conferenza esaminerà e valuterà le priorità per i ministeri della Difesa e le opportunità di business per coloro che li riforniscono. Alcune delle priorità esistenti resteranno, altre saranno cambiate e nuove aree emergeranno. Ciò sarà di beneficio per un’industria agile in quanto i Paesi faranno fronte - e si prepareranno finanziariamente - per minacce esistenziali piuttosto che ‘guerre di propria scelta’ (come l’Iraq, ndr.) e dovranno prendere decisioni alla luce del crescente arco di estremismo e, nella misura in cui gli Stati si moltiplicano, come portare la propria difesa a lavorare in un quadro di più integrate relazioni…».

La frase agghiacciante è quella in neretto.
In inglese, The Joint Doctrine and Concepts Centre of the British military predict a breakdown of the global order in the next decade and other strategic thinkers are equally pessimistic.
Buttata là in mezzo al frasario più «normalizzato» (che armi useremo nel 2020, quali blindati converrà comprare…), essa annuncia, come en passant, che entro dieci anni si prevede il crollo del nostro sistema.
E la profezia viene da una autorità indiscussa: il Joint Doctrine and Concepts Centre è l’organo massimo di pianificazione e previsione delle forze armate britanniche.
Un organo carico di sapere imperiale, e il cui compito è appunto quello di elaborare gli scenari possibili delle minacce incombenti, onde preparare i mezzi materiali ed umani per affrontarle.
Stavolta la minaccia è «il collasso - o il disorganizzarsi – dell’ordine globale».
E ciò «nel prossimo decennio».
Ed altri analisti strategici «sono ugualmente pessimistici».
Dopo di che, si continua come niente fosse: ciò apre «vaste opportunità» per «aziende agili» dell’apparato militare-industriale, dato che i Paesi dovranno dedicare parecchio denaro non per fare «guerre di loro scelta» contro avversari disarmati come l’Iraq, bensì per tener testa a «minacce alla propria esistenza».
Come dice il sito belga Dedefensa, è come se dicessero: l’apocalisse è per domani, è ufficiale, parliamo dunque delle armi di cui avremo bisogno dopo il diluvio…
Questi signori invitano altri signori del settore a proseguire le loro attività corrente, a continuare il business loro proprio (militare) come niente fosse, a dare e ricevere informazioni sugli equipaggiamenti e gli armamenti che occorreranno per la fine del mondo.
Ci dicono che quegli armamenti sono necessari (la prova è che quelli che avete oggi, e vi furono raccomandati ieri, non funzionano perchè «nel 1990 le minacce attuali non furono previste»), senza giungere alla conclusione onesta: che anche i nuovi e futuribili non serviranno a niente, perchè cosa serve davvero, nel «collasso del sistema globale» entro dieci anni?

Questi signori sanno qualcosa che non ci dicono.
«Collasso dell’ordine globale» è per noi un’immagine paurosa ma vaga, che evoca prospettive tante volte ripetute ma difficilmente immaginabili: fine del petrolio, riscaldamento globale con siccità e dunque penurie e desertificazione, guerre per l’acqua, rottura del «mercato libero» e delle sue basi finanziare basate sul credito…
Sì, è facile elencare.
Ma provate a immaginare per un momento voi - ciascuno di voi - e la vostra famiglia, i vostri figli, nel «collasso dell’ordine globale».
Senza benzina e con energia scarsa, insufficiente e carissima.
Senza riscaldamento.
Con difficoltà alimentari, tesseramento e razionamento.
Senza lavoro e senza trasporti, e senza telefonini nè TV.
Tutto ciò che le masse danno per garantito e permanente - i consumi enormi, gli sprechi, la tecnologia dell’Occidente - può mancare entro dieci anni.
Noi riceviamo quasi tutto ciò che consumiamo da distanze immense, da trasporti facili ed economici: ci arrivano in container dalla Cina, dallìAsia, in tubature dalla Russia, dallìAlgeria. Non fabbrirhiamo noi la maggior parte delle merci che consumiamo, e non sappiamo più fabbricarle.
L’ordine globale è un sistema di interdipendenza: dipendiamo da altri, da stranieri, da estranei per tutto ciò che costituisce la nostra vita.
Se il sistema si rompe, si apre un’era nuova e antica.
L’era dell’autarchia, dove è meglio fabbricare le proprie merci e coltivare il proprio grano. Sappiamo farlo?

L’era dell’autarchia è l’epoca in cui i desideri superflui non si esaudiscono, anzi in cui nemmeno i bisogni reali e impellenti hanno piena soddisfazione.
Il collasso dell’ordine globale implica il ritorno a guerre di un certo tipo: armarsi per arraffare il petrolio o l’acqua ad altri.
L’Occidente in declino demografico non pare ben piazzato per questo: non ha abbastanza giovani da sacrificare per le nuove guerre di rapina, e i nostri giovani hanno mani lisce e bianche, sono signorini viziati.
Anche noi lo siamo.
Soprattutto, abbiamo perso le risorse interiori necessarie nelle età della penuria: la frugalità, il mutuo aiuto, lo spirito di sacrificio, la capacità di sopportare fame e freddo, la pazienza, la disciplina.
Nulla ci ha educato a quello, anzi abbiamo avuto l’educazione contraria: all’abbondanza senza impegno, alla festa perpetua del consumo e dello shopping, all’arroganza del «prima io».
Nell’era difficile del collasso globale, da noi, non è difficile prevedere quello che accadrà: il disordine, la sopraffazione, la guerra di tutti contro tutti per il tozzo di pane o per il privilegio. Quella che già ci scorre nelle vene, e che viene tenuta a bada dalla relativa abbondanza di cui tutti viviamo.
Per frenare il disordine anarchico si renderà necessaria la coercizione, l’autorità e la paura.
Chi ci comanderà, allora?
Quelli che ci comanderanno saranno degni del comando, o saranno come i nostri governanti di oggi, i primi ad arraffare la fetta migliore della torta, derubando la gente, e lasciando che noi - la maggior parte della società - si tiri fuori dagli stracci da sè, magari scannandosi?

Potete pensare che sto esagerando, come al solito.
Ma rileggetevi quella frase di Jane’s: «The Joint Doctrine and Concepts Centre of the British military predict a breakdown of the global order in the next decade and other strategic thinkers are equally pessimistic».
Sì, quei signori sanno qualcosa.
Qualcosa che non ci dicono.
E questo spiega, forse, parecchie delle cose incomprensibili che stanno facendo in questi anni.
Bush che coinvolge l’America in guerre disastrose, di durata indefinita, aprendo una voragine di debito nelle finanze dello Stato, come se sapesse che quel debito non lo pagherà mai; e intanto fa costruire campi di concentramento, per ora vuoti, e passa leggi di riduzione delle libertà personali, e prepara un «governo d’emergenza» pronto ad assicurare la «continuity of government» da bunker sotterranei.
O i finanzieri che impazzano in speculazioni sempre più dementi e arrischiate, come se mai dovessero renderne conto.
Guardate i potenti d’ogni parte, i politici e i miliardari d’ogni risma: tutti vivono e impazzano nel presente, ora per ora.
Sicuri dell’impunità, o come le orchestrine del Titanic, ci tengono buoni e dormienti con il calcio e la fiction.

Vivono come se non ci fosse un domani.
Cosa sanno, che noi non sappiamo?

Maurizio Blondet



Note
1) http://www.janes.com/events/conferences/ukdc2007/

Tratto da effedieffe.com

Add comment September 7th, 2007

IL PIANO

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Nei giorni scorsi si discuteva proprio di questo con gli amici del forum dei Nati-Scalzi.

Ritrovo in questo articolo proprio le constatazioni, le argomentazioni come le proposte fatte, e quindi vi propongo di leggerlo come arricchimento.

Il Piano - Un piano per salvare la vita della terra e la specie umana creando una cultura umana interamente nuova…

Nei discorsi si sente spesso il ritornello “Oh, non possiamo uccidere la terra. La terra sopravviverà dopo di noi”, come se questo facesse svanire l’enorme distruzione della vita sul pianeta. Beh forse le formiche e gli scarafaggi sopravviverarnno, ma va presa in esame la moralità del genere umano che distrugge la vita sul pianeta fino agli scarafaggi. Questi tipi di commenti vengono fatti da persone civili, membri della società industriale che hanno poca relazione con la vita della terra. A causa della vita che siamo costretti a vivere per la struttura della società industriale, non abbiamo familiarità con la vita più grande che ci sostiene.

Il denaro è il nostro sistema di sostegno vitale che usiamo per comprare cibo e un tetto. Non siamo come i nostri antenati raccoglitori/cacciatori che sapevano riconoscere svariate centinaia di piante e spiegarne gli usi per la cucina, la medicina o l’artigianato. La vita della terra forniva i loro sistemi di sostegno vitale.

Adesso i nostri sistemi di sostegno vitali industriali sono minacciati anche se abbiamo denaro. Quando il topsoil [strato più superficiale del terreno n.d.t.], il petrolio o l’acqua potabile finiranno, finiranno davvero e non ce ne saranno più. In molti stiamo diventando consapevoli che il nostro pianeta si dirige verso la morte in massa del genere umano e di altre specie. Alcuni, vicini ai primi centri commerciali non ne hanno ancora idea, ma molti nei paesi del terzo mondo stanno già vedendo gli inizi della “fine del mondo”.

Non c’è bisogno di citare le cifre. Sappiamo che sono enormi. Il macchinario della civiltà industriale divora gli ultimi brandelli di carne della terra. Le riserve oceaniche di pesce si riducono precipitosamente, la deforestazione è epidemica, aggiungiamo a questo l’esaurimento del topsoil, la desertificazione, l’inquinamento dell’acqua potabile, le specie in estinzione e molti altri indici, aggiungiamo poi i nuovi effetti del global warming e la diminuzione delle riserve di petrolio e chiunque dovrebbe essere capace di vedere il quadro generale. Una popolazione che esplode esponenzialmente, con un crescente consumo materiale basato su risorse in diminuzione e un pianeta che muore non funzioneranno!

Quando la persone osservano questa situazione si fanno dapprima prendere dal panico e pensano a dei modi per salvare tutto. Salvare tutto proprio così com’è. La gente cerca la parola magica che risolverà i nostri problemi in maniera tale da non dover pensare di cambiare stile di vita in alcun modo. Molta gente crede che la “tecnologia ci salverà “, non rendendosi conto che la tecnologia ci ha portato al punto dove siamo.

Noi viviamo nella società industriale ereditata dai Babilonesi, cinquemila anni fa. La base energetica di Babilonia era la fertilità delle praterie, le foreste e i suoli profondi. In effetti questo tipo di cultura babilonese ricompensa l’uomo per essere riuscito ad estorcere la fertilità dalle carni della terra. Oggi la base energetica della coltivazione industriale è il compromesso topsoil/combustibili fossili - fertilizzanti chimici e pesticidi applicati a suoli sterili; e piante coltivate specificamente per questa applicazione industriale. Invece della fertilità nel lungo termine della comunità di milioni di vite diverse del suolo, sia macroscopiche che microscopiche, l’industria produce sostanze chimiche dai combustibili fossili. Questo è successo in appena un attimo della storia dell’umanità di molti milioni di anni. La tecnologia e i combustibili fossili hanno aiutato questo tipo di cultura nel catturare più pesce, deforestare più terreni, scavare più miniere e generalmente nel trasformare in contante tutto ciò che si potesse trovare. Nessuno si interroga sulla moralità del succhiare la vita fuori dal pianeta terra, la madre biologica. Olograficamente, siamo vite all’interno di vite. Viviamo in un organismo planetario e stiamo mangiando tutto quello che ci nutre. Siamo al punto in cui il parassita succhia tutto il sangue dell’ospite e il parassita muore.

Stiamo parlando di stili di vita che praticano l’agricoltura su ampia scala che esaurisce la fertilità del terreno e danneggia il paesaggio con il troppo pascolo. La moltitudine di “fienili più grandi e spazi più grandi” si estende in una linea che ci riconduce indietro fino alla Babilonia, la cui ecologia è ora essenzialmente finita. Questa è una cultura che non riflette attentamente sull’estinzione di ecosistemi climax intatti [Un ecosistema climax è un ecosistema in cui tutte le popolazioni di tutti gli organismi sono in equilibrio tra loro e con i fattori esterni N.d.r.]. Una prateria troppo sfruttata dal pascolo diventa un deserto semi arido; la famiglia “Barone del Bestiame” si ritira con il proprio malloppo nella città capitale. Questa è la storia dell’imperialismo. Possiamo rintracciare i “surplus” sottratti alla terra nel corso della sordida storia ecologica degli imperi dai tempi dell’antica Cina, della valle dell’Indo e della Babilonia.

Vista complessivamente, questa è una cultura umana pre-adolescenziale. La specie umana ha prodotto molti tipi di cultura, ma l’estrazione della fertilità della terra per gonfiare il corpo sociale, accrescere il potere, la produzione e il profitto dell’elite che ruota intorno all’imperatore è stata un disastro. Questo accaparrarsi di oggetti materiali e il bisogno disperato di esercitare il potere sugli altri esseri umani è una risposta immatura alla vita. In una società industriale lo scopo più alto della vita è produrre beni industriali.

Se fossimo membri maturi di una specie matura

Nella nostra maturità noteremmo che sono i processi biologici vitali a fornirci il sostentamento. La perdita di anche un solo banco corallino con la sua incubazione di numerosi gruppi di pesci ha ripercussioni su di noi. La perdita di una foresta significa per noi la deprivazione di acqua pulita. Non possiamo distruggere quello che ci nutre. Nella nostra maturità comprendiamo che piuttosto che succhiare energia biologica dalla terra dobbiamo ripristinare la salute delle ecologie della terra e vivere grazie al loro incremento. Una terra viva e salubre si rifletterebbe sulla salute della specie umana.

Nella nostra maturità noteremmo che la lotta per i prodotti industriali non è certo uno scopo sofisticato per l’esistenza della specie umana. Una visione più matura sarebbe di aiutare la vita di cui siamo parte. Se fossimo una specie matura, non vorremmo forse una cultura umana che incoraggiasse il massimo sviluppo di ciascun membro della società, dall’ utero alla vecchiaia, lo sviluppo del nostro pieno potenziale umano? Piuttosto che il “progresso” di ammassare denaro, la manifestazione sarebbe di una sempre crescente creatività umana nell’affinare la cultura e nell’aiutare il processo della vita. La proposta è che le abilità notevolmente inconsuete possedute da rare persone sono abilità latenti nella specie e che tutte le persone possono svilupparle pienamente - in piena fioritura - mentre la cultura e la creatività umana diventano sempre più affinate. Poiché viviamo in una società di macchine e le nostre vite sono plasmate dalle necessità del processo della macchina, non riusciamo a riconoscere che possiamo plasmare e creare il modo in cui siamo in relazione biologicamente l’uno con l’altro e con la terra. Ma per discostarci dal sistema industriale dobbiamo avere qualche altro modo di procurarci cibo, un tetto, e di crescere i nostri figli senza danni emotivi.

Il moltiplicatore biologico

La vita della terra è composta da comunità biologiche all’interno di comunità biologiche.

L’ importantissima comunità del suolo è composta da un enorme numero di diverse specie. Il cibo di questa comunità sono i rifiuti organici che ci cadono sopra. Questo è un sistema di flusso energetico, una catena alimentare, in cui l’energia solare arriva all’albero, le foglie morte ed altri rifiuti organici cadono per terra e vengono consumati dalla comunità del suolo. L’escremento della comunità del suolo riposa in soluzione e viene riassorbito dalle radici dell’albero. L’albero s’innalza dalla terra nel proprio gruppo di specie di piante, in una foresta o come un perno in una comunità circostante di piante più piccole. (E in realtà anche sotto la terra dove le specie di fungo mycelium spargono vasti intrecci fibrosi che si collegano alle radici dell’albero simbioticamente). Tutto è nutrimento e tutto è escremento nel sistema ciclico di flusso. Non c’è spreco. Questo è il processo della creazione di un suolo dove possono vivere le piante. Ci vogliono da trecento a mille anni per creare pochi centimetri di topsoil in ecosistemi ottimali.

Se la biologia viene ferita, ad esempio da un terremoto o una tempesta, la salute viene ripristinata in successione biologica. Prima di tutto, le piante più forti (ora comunemente dette erbacce) vengono a coprire il suolo scoperto esposto all’ossidazione. In seguito quando queste piante depongono il loro corpo, più topsoil e la chimica del suolo alterato preparano [le condizioni per] la nuova successione di piante, che preparano la successiva, arrivando infine alla salute originaria dell’ecosistema climax, che potrà essere una foresta di “vecchia crescita” o una prateria primaria. Mentre procede la successione, la diversificazione e il numero delle specie crescono fino al climax che ha il massimo numero di specie e pertanto il massimo guadagno fotosintetico. L’ecosistema climax è il normale stato di salute della terra- ovunque e dappertutto sulla terra! Al presente, mentre la terra viene spogliata della sua copertura vegetale il nutrimento solare della terra vivente è ridotto - con le ovvie conseguenze.

La possibilità umana

Poiché l’uomo ha mobilità e intelligenza, può ripristinare gli ecosistemi ed aumentare la diversità di molte aree su cui vi sarebbe il climax. L’uomo può potenziare gli ecosistemi e vivere stabilmente della loro crescita. Ora rendendocene conto qualsiasi cosa, eccetto le esistenti terre selvatiche, sarebbe il tessuto cicatriziale che rinnova la carne della terra. Il metodo preferenziale di ripristino sarebbe la pratica della Permacoltura [Sulla “permaculture” ci sono molte risorse a disposizione sul web. Vedi ad esempio, in italiano, questo link N.d.r.]. Questo metodo di coltivare cibo e ripristinare gli ecosistemi si è diffuso in tutto il mondo tra le persone con cognizione di causa.

La spinta tecnologica è di semplificare i sistemi viventi. Possiamo raggiungere la media di un determinato numero di chili di carne rossa facendo pascolare il bestiame su un ecosistema di terra da pascolo. Il bestiame si nutre prevalentemente di erba, ma se guardiamo alla molteplicità di specie erbivore vedremo che potremmo ottenere una produzione ben maggiore di carne rossa per acro di terreno con i conigli, i pronghorns, i cervi, gli alci ed altre specie, poiché ciascuna specie bruca tipi diversi di piante come l’erba, le erbacce, i cespugli eccetera, dando un pascolo continuo e non distruttivo per l’ecosistema. E’ in virtù della facile gestione delle mucche che il sistema industriale ignora ed elimina le altre specie che sarebbero in realtà più produttive. Questo viene fatto per l’ “efficienza” risultante in surplus (profitti). La produzione industriale di massa di monocolture ha prodotto una dieta semplificata. Al supermercato vediamo un’ampia diversificazione delle confezioni ma il cibo di base è costituito da grano, granoturco, patate e riso. Con la Permacoltura aumentiamo notevolmente la diversità dei nostri cibi che aiuterà il nostro stato di salute, l’abbondanza e la sicurezza del cibo della nostra comunità. Nell’ambito di un sistema decentralizzato con controllo locale, possiamo produrre molto più cibo per la gente rispetto al sistema industriale, che produce cibo per avere “surplus”.

Questo è lo spartiacque della logica. Per la sopravvivenza dell’uomo e del pianeta deve essere creata una cultura umana completamente nuova. Non si tratta di film e libri. Questa è la visione d’insieme del mondo e di tutto il contenuto mediante cui ci mettiamo in relazione l’uno con l’altro e con la terra nella credenza, nella pratica e nel rituale. Questa sarà un’avventura davvero meravigliosa. Se abbiamo il cuore e il coraggio e sapremo muoverci fuori dalla realtà virtuale e verso la realtà del pianeta vivo, il nostro futuro ci riserverà una delle sfide più entusiasmanti che l’uomo abbia mai affrontato, con i massimi benefici, se avremo successo. In precedenza la cultura procedeva con il condizionamento di ciascuna nuova generazione. Ora constatiamo che c’è poca cultura umana rimanente a parte quello che ci viene richiesto di fare per tenere in movimento il processo della macchina. Nell’arco della storia noi esseri umani non siamo mai stati nella situazione di creare la nostra propria cultura artificialmente. Dobbiamo invertire i valori sociali della “civiltà”. L’alienazione, l’isolamento e l’individualismo diventano clan e tribù, l’attenzione è rivolta a ciascun individuo piuttosto che all’idealizzazione dei leader e del potere, la vita e la sua celebrazione diventano la cosa di primaria importanza anziché l’accumulo degli oggetti materiali. Quando diventeremo una parte matura, legittima e potenziativa della biologia terrestre avremo la base per esplorare e sviluppare il nostro potenziale umano, piuttosto che concentrare le nostre vite sulla produzione e l’acquisizione di oggetti materiali.

Il grande potere degli uomini non è il petrolio, sono la creatività e l’adattabilità. Possiamo creare il mondo futuro. Gli esseri umani hanno bisogno di cibo, di una dimora e di amore. Con la Permacoltura possiamo ripristinare gli ecosistemi, costruire terreno e produrre più cibo per acro [coltivato] del sistema industriale. Questi progetti esistono ora. Possiamo andare a vederli. Una dimora esiste. Si possono vedere esempi di case “alternative” che si riscaldano e raffreddano da sé senza bisogno di fornitura di energia dall’esterno. Esistono comunità intenzionali che si imperniano su valori positivi di cooperazione, mutualità e amore. Che altro dobbiamo sapere?

Non cercheremmo di salvare il mondo così come lo conosciamo, guarderemmo il mondo futuro e ci impegneremmo a raggiungerlo. Ci sarà un’enorme apocalisse. La “civiltà ” ha oltrepassato il limite dei suoi sistemi di sostegno vitale fino al punto di essere irrecuperabile. L’agricoltura tradizionale consuma la fertilità del suolo a meno che grandi quantità di materia organica vengano aggiunte alla comunità del suolo per rimpiazzarla. Nella nostra cultura abbiamo una tradizione di terre “adibite alla coltivazione”. Il sistema industriale ha aumentato la produzione di cibo iniettando fertilizzanti artificiali in suoli sterili. Ora oltre la metà della popolazione mondiale si nutre in virtù dell’aumento della produttività generato dai fertilizzanti che derivano dai combustibili fossili. Ora raggiungiamo il picco della produzione di combustibili fossili mentre la popolazione continua ad esplodere. Questo è solo uno dei fattori del fenomeno generale di aver oltrepassato i limiti.

Il piano è di fondare ovunque sia possibile comunità seminali autosufficienti e demograficamente stabili, con l’aspettativa che parte o gran parte di esse sopravvivano all’apocalisse. Queste diverranno allora il seme del futuro della specie umana. La gran parte delle specie devolgono molta energia a preparare un futuro per i loro piccoli. Affinché la nostra specie sopravviva, noi esseri umani civili dobbiamo raggiungere quel livello di maturità .

Sebbene la nostra immagine sia orientata verso il futuro, possiamo godere dei benefici di questo tipo di vita [anche] adesso. Questo è un progetto grandioso di una specie che cerca di cambiarsi. Non potremmo chiedere una sfida maggiore alla nostra creatività. Abbiamo le risorse. Abbiamo ora la comunicazione mondiale attraverso vari mezzi. Abbiamo migliaia di persone in migliaia di eco-villaggi in tutto il pianeta. Questo disastro sta svegliando la gente. La popolazione mondiale sta cercando di capire il global warming e le sue origini; in tutto il mondo la gente diventa “verde”. La specie sta iniziando a riorientarsi. Questo non è un centro commerciale. Non ci verrà data una soluzione semplice preconfezionata. Ma possiamo indicare la direzione per aiutare le cose viventi. Possiamo rifiutare la cultura della morte e creare una cultura della vita.

Di Wm. H. Kötke, autore di “Garden Planet: The Present Phase-Change of the Human Species” che può essere visto su http://www.gardenplanetbook.com/ e del classico “The Final Empire: The Collapse of Civilization and the Seed of the Future” che è ora in fase di ristampa e sarà disponibile su http://www.finalempirebook.com l’ottobre prossimo.

Titolo orignale: “The Plan”.

Fonte: http://carolynbaker.net/

Add comment September 4th, 2007

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