
Per la prima volta è stata sperimentata in Cina la neve artificiale su una regione montagnosa del Tibet. Questa soluzione ha riportato entusiasmo e speranze nella regione montagnosa, sempre più alle prese con gli effetti devastanti provocati fin quassù dal riscaldamento globale.
L’esperimento è stato effettuato il 10 aprile a 4500 metri di altezza a Nagqu, nel Tibet settentrionale. La neve artificiale ha formato uno spessore di un centimetro.
Affidarsi alla precipitazione artificiale può essere un contributo valido per alleviare la siccità del pascolo nel Tibet del Nord, ha detto all’agenzia Xinhua Yu Zhongshui, un ingegnere della stazione meteorologica che ha assistito all’evento. Ciò dimostra, ha continuato Yu, che è possibile cambiare il clima con gli sforzi e - l’ingegno umano - anche sulle vette più elevate del mondo.
L’agenzia cinese Xinhua non ha fornito particolari sul metodo impiegato ma i prodotti chimici, quale la diffusione di ioduro d’argento, spruzzato da aerei o dai razzi, sono comunemente usati sulle nuvole per aumentare le piogge nelle regioni aride.
Recenti studi meteorologici cinesi hanno riscontrato che le precipitazioni diminuiscono e le temperature aumentano su tutto il plateau tibetano, una regione idrologica vitale per molti Paesi ma soprattutto per la Cina poiché è la fonte di molti fiumi importanti che l’attraversano. E’ stato anche notato che i ghiacciai della regione si stanno sciogliendo ad un ritmo più veloce del solito.
Tratto da ilprofessorechos.blogosfere.it
April 28th, 2007
Chi è il “vagabondo”? Cosa induce quell’anima a peregrinare da una città all’altra, da un paese all’altro, da una cultura all’altra, da una vita all’altra, lasciando addietro a volte le cose piu` importanti e gli affetti ? Cosa cerca cosi` accanitamente da non poter resistere al prossimo viaggio e a quello sucessivo ancora, e cosa vi troverà in questi luoghi? Chi incontrerà? Se stesso?
Vincenzo Mangiapane, autore del libro “I vecchi non dimenticano”, è diventato nel frattempo un amico, un angelo protettore a volte. Anche lui dopo aver vagabondato una vita è approdato in internet a girovagare in rete, e cosi` ci siamo conosciuti. Ho letto il suo libro, i quali introiti vanno in beneficenza, e mi è piaciuto come anche in alcuni tratti emozionato. E` scritto in modo semplice, senza tanti fronzoli ma toccante proprio per questa sua spontaneità. Nel frattempo è stato onorato anche di un premio letterario, lui, che come mi ha raccontato non ha finito le scuole. La vita è una grande maestra e chi ha girato il mondo come lui, ha conseguito la maturità in diverse facoltà della vita umana, ritrovabili nell’espressione del racconto di questo libro che descrive il cammino tortuoso fra la terra patria, la terra straniera, e il suo destino.
Il libro lo potete acquistare in rete o farlo ordinare da una libreria vicino casa.
http://www.liberdomus.it
Calm
April 28th, 2007

Esistono o sono una fantasia? Eccome se esistono i Nati-Scalzi !!!!!!!!!
In fondo siamo tutti nati “scalzi” e abbiamo camminato “scalzi” da bambini, ma ci sono alcuni di noi, ormai adulti, io compresa, che continuano piacevolmete a farlo. (!?!)
Saremo dei matti? O dei moderni fachiri metropolitani? Guru di un qualche movimento per un “ritorno alla natura”, o dei poveri concittadini disagiati a cui il mercato economico ha tolto pure la possibilita` di comperarsi delle calzature?
Niente di tutto questo. La semplicita` e la naturalezza contraddistingue i camminatori scalzi e lo potrete scoprire da soli curiosando nel loro sito, in cio` che fanno e in tutto cio` che e` gia` stato scritto su di loro.
La prerogativa di camminare “scalzi” e` anche la capacita` di “scalzarsi” del ruolo che abbiamo, ed e` un piacere naturale che non costa nulla, fa` bene a tutti e stimola la produzione nel corpo, di quelle sostanze chiamate endorfine che ci fanno sentire bene. Insomma un lusso da concedere a noi stessi ma soprattutto ai nostri piedi.
Volete saperne di piu? Conoscere percorsi preparati e incontrare nuovi amici con cui avere il piacere di camminare scalzo per mari e monti, in compagnia? Visitate il sito e troverete un sacco di informazioni utili.
www.nati-scalzi.org/
Calm
April 28th, 2007

Schopenhauer fu iniziato alla conoscenza della tradizione filosofica indiana dall’orientalista Frederich Mayer. Fu proprio nelle Upanishad e nei testi buddisti che trovò i fondamenti di quella “fede negativa” che avrebbe dovuto sostituire i miti e le norme etiche cristiane ormai tramontate (all’epoca come oggi), e che fu poi ripresa da Nietzsche e da Marx. Nel 1816 pubblica il “Trattato sulla Vista e i Colori”, dove difende la teoria di Goethe sui colori. Nel 1818, in un isolamento quasi completo, si dedica alla preparazione e alla stesura della sua opera principale, “Il Mondo come Volontà e Rappresentazione”.
Sono gli anni in cui Hölderlin consuma la sua follia nella solitudine di Tubinga, Kleist arriva al suicidio, Byron cerca nella violenza dei suoi gesti uno sfogo alla sua insoddisfazione, Shelley scrive versi eversivi e Foscolo affida alla bellezza del mito la salvezza dall’orrore del nulla. Inoltre sono gli anni in cui si afferma l’ “ottimismo storico” di Hegel, il pensatore che Schopenhauer considerava come il suo maggiore avversario, diventato, proprio in quegli anni, il maestro indiscusso della filosofia tedesca.
Il punto di partenza del pensiero di Shopenhauer è la filosofia di Kant, di cui riprende la distinzione fra fenomeno e noumeno (la cosa come mi appare e la cosa in sé): se per Kant il fenomeno è l’unico dato che l’intelletto umano può conoscere, mentre il noumeno è solo un concetto limite, per Schopenhauer invece il fenomeno, inteso come rappresentazione, è pura apparenza, mentre il noumeno, inteso come volontà, è in qualche modo esperibile, ma in una esperienza che si sottrae alla rappresentazione. Il mondo dei fenomeni è dunque uno specchio del mondo della realtà, è il modo in cui si riflette sulla superficie visibile il mondo nella sua costituzione essenziale (concezione “vagamente” platonica).
Per farla breve, Shopenhauer sostiene che la volontà, essenza noumenica dietro la rappresentazione fenomenica, è unica, e corrisponde ad una sorta di divinità (entità trascendente e immanente) che struttura il mondo attraverso le idee, le forze della natura (gravità, magnetismo), le forze che governano la vita delle piante e degli animali, e l’uomo, in cui la volontà diventa principio di ragione (o principio di realtà). Questa volontà unica, che Nietzsche dirà “volontà di potenza”, che si oggettiva nei singoli esseri, si trasforma nel principio di una lotta perenne, incessante, che contrappone le volontà (egoismi) individuali, dato che le specie superiori vogliono sottrarre materia a quelle inferiori per formare organismi sempre più complessi (una teoria in cui si mischiamo ateismo, darwinismo, eraclitismo, platonismo, esistenzialismo).
Dunque, occorre liberarsi della “volontà di vivere” propria del mondo della rappresentazione. Le vie di questa liberazione, indicate nel terzo e quarto libro del Mondo…, che costituiscono l’etica e l’estetica, sono: innanzitutto, l’arte: poiché in essa l’uomo non si contrappone ad altri esseri individuati, ma contempla le idee in quanto essenze universali e generiche sottratte al principio di individuazione che domina il mondo della rappresentazione; poiché l’arte è una rappresentazione indipendente dal principio di ragione (che è causa dell’antagonismo); poiché alla contemplazione dell’idea non perviene la conoscenza pratica, legata al principio di ragione, ma il genio, che riconosce le idee, a cui si correlaziona, abbandonando la propria individualità.
Secondo Shopenhauer esiste anche una gerarchia delle arti, così come delle idee, secondo cui la musica sarebbe quella più vicina alla “volontà pura”. Ma la contemplazione estetica rappresenta però una liberazione solo parziale, in quanto transitoria e momentanea; quella definitiva avviene nel territorio dell’etica - e qui siamo in accordo con Kant - a cui è dedicato il quarto libro del Mondo…
Come può l’uomo, schiavo della libertà, liberarsi da essa ?
In che senso schiavo della libertà ? Da un lato l’uomo è fenomeno, sottoposto alla legge fisica della causa e dell’effetto (il karma), e quindi non è libero; dall’altro però è anche noumeno, sottoposto alla volontà. Per liberarsi dalla volontà di vivere, unico modo secondo Shopenhauer per essere veramente liberi, occorre comprendere la natura intrinsecamente negativa della volontà stessa: la quale non è che un susseguirsi interminabile di bisogni e desideri, al cui appagamento succede la noia. E qui veniamo al buddhismo, quando Shopenhauer parla di un triplice stato dell’uomo: lo stato di bisogno, in cui l’uomo sente il bisogno di realizzare un progetto; lo stato di soddisfazione o raggiungimento dello scopo, e che invece è solo un attimo fugace, che presto svanisce; la noia per la mancanza di un obiettivo da raggiungere.
Una volta giunti a questa fase, non potrà che nascere un nuovo bisogno, che spingerà l’uomo nuovamente nella prima fase, quella del desiderio. Questo processo ciclico caratterizza tutta la vita dell’uomo. Di questa negatività sono testimonianza il mondo, la natura e la storia. Il nostro non è il migliore dei mondi possibili, ma il peggiore; la natura si cura solo della sopravvivenza della specie trascurando l’individuo; la storia non è progresso e perfezionamento, ma costante ripetersi di un unico destino, quello della mancanza e del bisogno che governano la volontà.
Tutti concetti ripresi dal buddismo.
Solo quando si rende conto di questa condizione di negatività, l’uomo è indotto ad abbandonare la volontà di vivere, che gli appare ormai come l’origine di tutti i mali, per accedere alla “nolontà”, in cui consiste la liberazione. Questa ha tre livelli. Il primo è quello della giustizia, per cui l’uomo riconosce se stesso e i propri simili come rappresentazione di una volontà unica, e pone un freno alla lotta fra gli individui. Il secondo è quello della bontà, che è compassione per gli altri che sono pari a noi e al nostro destino. Il terzo livello è l’ascesi, in cui l’uomo prova orrore per la sua stessa volontà di vivere, in un mondo, quello della rappresentazione, riconosciuto pieno di dolore. Per questo i caratteri dell’ascesi sono la castità (in quanto l’amore implica volontà di vivere), la povertà, la rassegnazione e il sacrificio (in fondo non siamo così distanti dal cristianesimo).
Con la “nolontà”, la negazione della volontà di vivere, si conclude il Mondo…
In queste idee di Schopenhauer ritroviamo concetti come “l’inevitabilità dell’ingiustizia”, l’ “egoismo universale”, il ritratto di una società che ammette come sola regola la sopraffazione dei propri simili (homo homini lupus), e dunque una inevitabile decadenza che non può che portare all’autodistruzione, se non ci si libera dal mo(n)do della rappresentazione.
Questa liberazione, espressa dalle filosofie orientali attraverso concetti come (samadhi) (contatto), nirvana (unione), moksha (liberazione), si ottiene attraverso il superamento della coscienza individuale, attraverso molteplici tecniche e discipline, al di là del bene e del male direbbe Nietzsche, oltre il mondo della rappresentazione, nel pieno mondo noumenico del Brahman, nella totale assenza di desiderio.
di Alessio Mannucci
Tratto da ecplanet.com
April 28th, 2007

Le bordate ormai arrivano da ogni parte, e persino un vascello robusto ed altero come quello di Dick Cheney comincia a dare l’impressione di poter affondare.
Dopo la mossa ad effetto di Dennis Kuchinic, che ha presentato una richiesta di impeachment direttamente contro Cheney (”perchè se la facessi contro Bush dopo rischiamo che il presidente diventa lui”) è stato il turno di George Tenet, che ha curiosamente scelto i giorni caldi del braccio di ferro sul rifinanziamento per l’Iraq, fra i democratici e la Casa Bianca, per uscire con il suo nuovo libro, “At the center of the storm” (”Nel centro della tempesta”).
In questo libro Tenet lamenta di essere stato usato come capro espiatorio, una volta che si è rivelato che le armi di distruzione di massa in Iraq non esistevano, …
… addebitando ad una “intelligence errata” le colpe per una guerra che ora tutti sembrano pentirsi di aver appoggiato. Mentre prima dell’invasione dell’Iraq - ricorda Tenet nel suo libro - Dick Cheney si era praticamente trasferito in pianta stabile a Langley, dove ossessionava tutti alla ricerca di un qualunque documento che servisse a sostenere un legame fra Saddam e gli attentati dell’undici settembre.
Al momento delle dimissioni, Tenet aveva abbozzato, mostrando di aver capito che toccava a lui sacrificarsi pur di mantenere in piedi la baracca, ma pare che ultimamente Cheney abbia approfittato un pò troppo delle colpe che Tenet aveva accettato di prendersi, e questo all’ex-direttore della CIA non è andato giù.
In una intervista rilasciata alla CBS, Tenet ha dichiarato “ormai sono diventato lo zimbello nei loro discorsi [riferito a Cheney e Rice], mi hanno trasformato in un argomento da campagna elettorale. A volte sembra quasi che dicano “guardalo lì, il povero idiota che ci ha ci ha passato le informazioni per le quali siamo andati in guerra”. “
Ma soprattutto quello che Tenet non digerisce è che Cheney abbia ripetutamete usato la sua famosa espressione “it’s a slam-dunk” per confermare la presenza delle ADM, giustificando così l’intervento armato in Iraq. “Slam-dunk”, nel basket, è il termine con cui si indica un canestro impossibile da sbagliare, ma Tenet sostiene di averlo usato in maniera generica, riferito alle possibilità di una vittoria militare in Iraq - nel cui caso si sarebbe comunque sbagliato di grosso - e non alla presenza effettiva di armi di distruzione di massa.
In ogni caso, è solo un teatrino delle parole, poichè sappiamo bene come tutti sapessero benissimo tutto. Di anime innocenti, a quei livelli, se ne trovano molto raramente. Ma questo teatrino ci dice che da oggi in avanti possiamo davvero aspettarci di tutto, e il futuro per la banda di neocons che ha depredato la nazione e messo sottosopra il mondo si fa decisamente ogni giorno più scuro.
Massimo Mazzucco
Fonte CNN
Tratto da luogocomune.net
April 28th, 2007