Archive for January, 2007

CUGINO HOBBIT, BENVENUTO FRA DI NOI!

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Il mondo della paleoantropologia ripiomba nel caos più totale. Già la confusione fra le varie scuole di pensiero, nel cercare di capire l’origine delle razze umane, regnava da tempo sovrana, ma dal 2004 era entrata in campo una “variabile impazzita” - il cosiddetto Hobbit - che aveva mescolato le carte in maniera del tutto imprevista.

Un perfetto omuncolo in miniatura, i cui resti sono stati trovati nell’isola di Flores in Indonesia, aveva tutte le caratteristiche degli umani, ma non trovava ovviamente nessuna collocazione nei già fragili alberi genealogici ricostruiti fino a quel momento. Alto circa un metro, e molto simile ad un bambino di tre anni, l’Hobbit poneva inoltre il problema di essere giovanissimo, dai 15.000 ai 20.000 anni circa.

Comprensibile quindi il “fastidio” con cui la sua comparsa era stata accolta dall’establishment scientifico, che pur di “accomodare” in qualche modo il nuovo arrivato …

… aveva persino suggerito che si trattasse di normalissimi umani che “si erano rimpiccioliti” a causa del poco cibo disponibile sulla loro isola. (Secondo questa logica i biafrani dovrebbero essere alti al massimo una ventina di centimetri). Altri suggerivano invece che si trattasse di “microcefali”, cioè umani afflitti da uno sviluppo limitato del cervello.

Ma nei giorni scorsi è stata presentata all’Accademia Nazionale delle Scienze una ricerca condotta da Dean Falk, della Florida University, che stabilisce definitivamente che l’Hobbit è un umano, e che quindi è necessario introdurre nel nostro albero genealogico una nuova specie, l’ Homo Floresiensis (dal nome dell’isola).

Per arrivare alle sue conclusioni Falk ha condotto degli esami sul cranio di LB1, un “hobbit” il cui scheletro è strato trovato praticamente intatto, comparandolo al cranio di 10 umani sani, di nove microcefalici, e di un nano. Poichè le volute del cervello lasciano una “immagine virtuale” impressa all’interno del cranio, è possibile ricostruire, sia fisicamente che virtualmente, la forma del cervello originale (si chiama endocast, o “calco interno”): comparando quello di LB1 con gli altri 20, è risultato che l’hobbit ha lo stesso sviluppo cerebrale di un umano sano, mentre è diverso sia da quelli microcefalici che da quello del nano.

Più la scienza va avanti, più il buio si fa intenso.

Massimo Mazzucco

Add comment January 31st, 2007

DAVIDE CONTRO IL GOLIA MONSANTO

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Una “polizia genetica” si aggira nelle campagne del nordamerica. Contratti capestro, lettere di intimidazione… Leggere per credere


Faccio l’agricoltore dal 1947 quando ho ereditato l’azienda da mio padre. Mia moglie e io siamo famosi nelle prairies (ovvero le immense distese coltivate che si trovano nelle zone centrali degli Stati Uniti e del Canada)
per il nostro lavoro di ricerca e di sviluppo sulle sementi di colza.
Sono stato parte di molti comitati agricoli, sia a livello provinciale che come rappresentante a livello federale. Sono stato sindaco del mio paese, poi consigliere comunale per più di 25 anni. Ho lavorato tutta la mia vita per l’approvazione di leggi e regolamenti per il miglioramento delle condizioni di lavoro degli agricoltori. Per anni, io e mia moglie abbiamo ricercato e selezionato le migliori sementi per la produzione di colza da olio.
Nell’agosto 1998 mi è arrivata una denuncia da parte della Monsanto. Fino a quel momento non avevo avuto niente a che fare con la colza OGM della Monsanto. Non avevo mai comprato le loro sementi e non ero mai andato ad un loro meeting. Non conoscevo neanche un rappresentante della loro società.

C’erano vari elementi nella denuncia. Innanzitutto, diceva che in qualche modo ero entrato in possesso di semi di colza OGM della Monsanto senza una loro autorizzazione, li avevo piantati, cresciuti e che quindi avevo violato il loro brevetto.
Quando ci venne fatta causa io e mia moglie immediatamente ci rendemmo conto che 50 anni di ricerche e sviluppo di un seme puro di colza che fosse adatto alle prairiers, alle condizioni del suolo e del clima e in particolar modo alle malattie, erano andate in fumo, perchè probabilmente la nostra colza era stata contaminata. Così ci siamo ribellati.

Ci sono voluti due anni di procedure legali e in quei due anni la Monsanto ha ritirato l’accusa di aver ottenuto le sementi illegalmente. Ma ha continuato a sostenere che, dato che si era trovata colza OGM Monsanto
nel fossato che delimitava i miei campi (a dire il vero, neanche dentro ai miei campi) significava che avevo violato il loro brevetto. Così la mia accusa è diventata ufficialmente di violazione della loro proprietà intellettuale.
Questa decisione ha portato il mio caso all’ attenzione internazionale, col rischio di diventare un esempio per altre vertenze legali del genere.

I punti principali della sentenza sul mio caso sono:

1. Non importa come la colza OGM della Monsanto, o la soia o qualsiasi altra pianta OGM entri nel capo di un contadino. Il modo più comune in cui può avvenire è l’impollinazione, o il trasporto dei semi da parte del vento, di uccelli o altri animali. Dal momento che avviene la contaminazione, il raccolto e le sementi non sono più tue.
2. L’intero raccolto dei nostri campi di colza del 1998 è andato alla Monsanto. Il giudice decise anche che non avevamo il diritto di riutilizzare di nuovo le nostre sementi: i semi che noi avevamo impiegato 50 anni a selezionare non sono più nostri. Questo è quello che sconvolge i contadini di tutto il mondo quando gliene parlo: che un contadino che utilizza metodi convenzionali o biologici può perdere tutto da un giorno all’altro.

Un’altra cosa importante su cui soffermarsi e di cui i media sinora non si sono occupati è il tipo di contratto che le aziende come la Monsanto utilizzano.

I punti principali del contratto con la Monsanto sono i seguenti:

1. Un agricoltore non può mai utilizzare le proprie sementi;
2. L’agricoltore si impegna a comprare sempre le sementi dalla Monsanto;
3. L’agricoltore si impegna a comprare solo i diserbanti chimici della Monsanto;
4. Se l’agricoltore viola questo contratto in qualche modo, e la Monsanto gli fa pagare una penale, si impegna a non parlarne con i media o con i vicini.

Nel contratto del 2003, poi, è stata aggiunta un’altra clausola: non é più possibile fare causa alla Monsanto per nessun motivo. È impossibile portare la Monsanto in tribunale, questo è il loro contratto standard.
Un altro punto importante: gli agricoltori sono costretti a permettere agli investigatori della Monsanto di ispezionare i loro campi e i loro granai per tre anni dopo la firma del contratto, anche se - per esempio - hanno deciso di coltivare sementi OGM solo per un anno.

Negli Stati Uniti la forza di polizia della Monsanto è la “Pinkerton Investigation Services”. Nelle pubblicità della Monsanto si sollecitano gli agricoltori a denunciare il vicino, se sospettano che stia coltivando colza o soia OGM senza autorizzazione. Chi lo fa, otterrà in regalo una giacca di cuoio dalla Monsanto.
Appena alla Monsanto arriva la soffiata, vengono mandati due investigatori per controllare la situazione. Nelle prairies li chiamano “la polizia genetica”. I due fanno sapere all’agricoltore di aver ottenuto una segnalazione sulle sue coltivazioni: è una vera e propria forma di intimidazione. Cosa pensate che succeda quando questi investigatori lasciano la casa dell’agricoltore? L’agricoltore si domanderà quale dei suoi vicini l’ha denunciato. Così si arriva ad una rottura dei rapporti tra gli agricoltori, che cominciano ad aver paura di parlare fra loro e a sospettare l’uno dell’altro.

Un altro mezzo di controllo sono quelle che possiamo considerare vere e proprie “lettere di estorsione”. Una lettera tipo potrebbe dire una cosa del genere: “Abbiamo motivo di ritenere che lei stia coltivando colza o soia OGM della Monsanto senza autorizzazione. Invece di costringerci a portarla in tribunale lei ha la possibilità di inviarci un pagamento di 100.000 o 200.000 dollari.”
Se la Monsanto non riesce a rintracciare l’agricoltore, può andare al comune e scoprire dove si trovano i suoi terrreni. Poi viene utilizzato un piccolo aereo o un elicottero per spruzzare sul
campo il diserbante “Roundup” della Monsanto.
Circa 12 giorni dopo che è stato spruzzato il diserbante, vengono a controllare: se le piante sono morte, vuol dire che l’agricoltore non ha usato le sementi OGM, ma se sono vive, Dio lo salvi!
Va sempre ricordato che non è possibile “trattenere” gli OGM. Una volta che introduci una nuova forma di vita nell’ambiente non c’è più modo di richiamarla indietro.
Non è possibile trattenere il vento.
Non è possibile trattenere il trasporto dei semi da parte di uccelli, api e altri animali.
Non è possibile trattenere gli OGM, che si diffonderanno ovunque con la stessa facilità con la quale è avvenuto nelle prairies.

Un altro fatto importane è che non può esserci la “co-esistenza”. Credetemi, dalla mia esperienza di mezzo secolo da agricoltore, so che se viene introdotto un gene modificato in un qualsiasi organismo, questo gene sarà dominante. Alla fine il gene modificato prevarrà. Non è possibile avere allo stesso tempo in un paese coltivazioni OGM e biologiche o convenzionali. Il rischio è che alla fine tutto diventerà OGM.
Non c’è più scelta.

Credetemi, gli agricoltori biologici nelle prairies non possono più coltivare la soia o la colza. Tutti i nostri semi adesso sono contaminati da OGM. La possibilità di scelta è stata tolta sia agli agricoltori biologici che a quelli convenzionali.
Mi viene spesso chiesto perchè mai gli agricoltori hanno cominciato a coltivare OGM quando questi furono introdotti nel 1996. Allora la Monsanto disse agli agricoltori che, tra le altre cose, avrebbero
portato a raccolti più elevati, prodotti più nutrienti e, soprattutto, che richiedevano un utilizzo ridotto di sostanze chimiche.

Penso che sia il terzo punto quello che ha colpito di più gli agricoltori. Dal 1946-47, dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli agricoltori cominciarono ad utilizzare tonnellate di sostanze chimiche all’anno. Alcune erano estremamente potenti e gli agricoltori cominciarono a rendersi conto del danno fatto all’ambiente, alla salute umana e agli animali.
La Monsanto ha detto anche altre cose, e continua a dirle: saremmo finalmente stati in grado di dare da mangiare ad un mondo affamato.
Credetemi, per dare da mangiare ad un mondo affamato, non servono tutte le Monsanto di questo mondo.
Quello che ci vuole è un cambiamento nella politica, nelle modalità di commercio e nell’economia.
Quando parlo ai contadini dei paesi del terzo mondo - Africa, India, Bangladesh, eccetera - gli dico che loro almeno hanno ancora una scelta. Noi in Canada non abbiamo più una scelta per quanto riguarda molti tipi di colture. È tutto contaminato. E nessuno ci aveva informati prima di quello che sarebbe potuto succedere.
Per concludere, perchè ci siamo ribellati alla Monsanto?
Mia moglie ed io abbiamo 72 e 73 anni. Non sappiamo quanti anni abbiamo ancora a disposizione e guardiamo alla cosa in questo modo: come nonno mi chiedo che tipo di eredità voglio lasciare ai miei nipoti.
I miei nonni e i miei genitori mi hanno lasciato un’eredità di terra coltivabile. Io non voglio lasciare ai miei figli un’eredità di terra, aria e acqua sature di veleni. Sono sicuro che su questo sarete d’accordo con me.
Dunque, continueremo a combattere per il diritto degli agricoltori in tutto il mondo di utilizzare le proprie sementi.

Estratto da una conferenza di Percy Schmeiser tenuta a Vancouver.
In due gradi di giudizio (si è in attesa del terzo) Percy è stato condannato
dai giudici canadesi a pagare 170.000 dollari a Monsanto, e ha speso 300.000
dollari in spese legali, trovandosi costretto a ipotecare casa e terreni.
Accetta donazioni (si possono fare con carta di credito dal sito
www.percyschmeiser.com).

(Fonte: www.greenplanet.net)

Add comment January 30th, 2007

API IN FUGA DAI CAMPI OGM

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Gli OGM non piacciono alle api. Lo ha scoperto Simon Fraser, del Department of Biological Sciences della British Columbia University in CanadaM studiando il comportamento delle api nei campi coltivati con colza geneticamente modificata. Dalla ricerca, pubblicata dall’Ecological Society of America e riportata su La Stampa, è emerso che in questi campi si è verificata una forte riduzione del numero delle api presenti e un altrettanto forte deficit nell’attività di impollinazione. “L’allontanamento delle api dai campi coltivati con organismi geneticamente modificati e la conseguente riduzione dell’attività di impollinazione è un allarme scientifico per l’agricoltura e l’ambiente”, ha affermato Coldiretti, l’organizzazione agricola da sempre contraria agli organismi geneticamente modificati che ribadisce “il valore alla scelta di tolleranza zero fatta nei confronti del biotech dall’agricoltura italiana” e l’importanza del “principio di precauzione” che il Governo e le Regioni italiane difendono in sede europea.

Le api, oltre ad essere insetti utili all’agricoltura per l’attività di impollinazione che svolgono a vantaggio delle colture sono da sempre considerati un importante sensore per valutare la qualità degli agrosistemi. La loro “diffidenza” nei confronti degli OGM - sottolinea Coldiretti - è un segnale della natura che non deve essere sottovalutato. La capacità delle api di distinguere tra loro le piante geneticamente modificate da quelle normali è la dimostrazione che le due colture non sono equivalenti.

Dalla ricerca canadese - conclude Coldiretti - vengono confermate le preoccupazioni sugli effetti della coesistenza tra colture convenzionali e quelle biotech, dimostrando che serve più ricerca e sperimentazione per verificare gli effetti sull’agroecosistema.

Fonte: Ansa (16 gennaio 2007)

Add comment January 30th, 2007

IL CONVEGNO DELL’FBI OSPITA UN ANGOLO DEDICATO A HOLLYWOOD

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Un promemoria ad Hollywood da parte dell’FBI: “Se non è troppo disturbo, potreste raffigurare con un po’ più di realismo i nostri sforzi nel combattere il terrorismo?”

Sperando in una risposta affermativa, l’FBI ha ospitato il suo primo workshop per sceneggiatori cinematografici mercoledì, presso l’Edificio Federale di Westwood.
Il corso “FBI - Tutto sul Crimine per sceneggiatori” si è svolto con successo con addirittura un gran numero di persone rimaste in piedi, nella sale gremita di produttori e sceneggiatori provenienti da vari Major Studios di Hollywood ma anche da Studios minori. I partecipanti entusiasti avevano molte più domande di quelle che il tempo ha potuto concedere e tante sono rimaste senza risposta, dopo le 4 ore di convegno previste.

L’FBI, ancor più del Dipartimento della Sicurezza stesso, è l’agenzia a cui in primo luogo è stato affidato il compito di investigare sul terrorismo negli Stati Uniti e, come dichiarato dall’agente speciale dell’FBI Greg Wing, “la maggior minaccia terrorista proviene dall’Islam integralista”.
Considerato ciò, Wing, insieme ad un altro agente sotto copertura, il quale ha esplicitamente richiesto che non venisse rivelata la sua identità, hanno presentato una burrascosa storia dell’Islam, iniziando dai primi conflitti Sunniti-Sciiti risalenti al 682 a .c.

Il maggior gruppo terrorista alleato dei musulmani sunniti è al-Qaeda, mentre gli Hezbollah, la migliore organizzazione terrorista in assoluto, sono musulmani sciiti” ha affermato l’agente sotto copertura.
Egli ha mostrato le bandiere e i loghi dei gruppi terroristici, spiegando come i colori dei turbanti indossati dai sospetti terroristi, potessero avere un significato particolare. Ha anche presentato una serie di foto e video dei campi di addestramento di al-Qaeda e delle stanze di tortura, con l’aggiunta di immagini di americani sfortunati che erano stati catturati. Sono state proiettate anche immagini di coloro che commisero attentati suicidi uccidendo 17 marinai americani a bordo della U.S.S. Cole nel 2000 e foto della casa dove essi costruirono le bombe che poi utilizzarono allo scopo.

L’agente sotto copertura ha fatto, poi, sentire pubblicamente un messaggio telefonico di alcuni passeggeri a bordo del volo 93, che si schiantò in Pennsylvania l’11 Settembre 2001, il quale ispirò anche il film “United 93” di recente produzione. Successivamente ha fatto ascoltare al pubblico un messaggio audio proveniente dalla cabina del pilota del volo 11 dell’America Airlines, l’aeroplano con il quale Mohamed Atta trapassò il World Trade Center quel giorno.
“Impressionante!” ha poi commentato uno dei partecipanti, di nome Dave DiGilio, dopo l’evento.

Dave DiGilio scrisse il film “Eight Below” ha recentemente creato la nuova serie che presto la ABC trasmetterà, intitolata “Traveler”, i cui protagonisti sono una coppia di studenti che potrebbero esser stati formati al fine di commettere attacchi terroristici. Egli sostiene che questa serie sappia raffigurare “il buono ed il cattivo” che si può trovare all’interno dell’FBI.
Vedere la grandezza dell’organizzazione e la passione e l’intelligenza dei suoi agenti, è stato davvero incredibile!” ha continuato in merito al convegno, DiGilio. “Sono davvero geniali, e questo non è esattamente uno degli aspetti che viene messo in risalto dai mezzi di comunicazione”.

Questo è il punto, il motivo per cui la specialista negli affari pubblici dell’FBI, Betsy Glick, ha dato vita al workshop. La Glick sostiene che solo nell’ultimo anno, l’FBI ha aiutato ad autenticare 649 progetti, tra cui film, show TV e libri.
Michael Kortan, capo sezione dell’ufficio degli affari pubblici, ha dato ai partecipanti una breve lezione sulla storia dell’FBI rappresentata dai film e dalla TV, iniziando dal film di James Cagney del 1935 “G Men”, che è considerato il primo film di gangster a raccontare una storia vista attraverso gli occhi di alcuni agenti dell’FBI.

Subito dopo, J. Edgar Hoover concepì qualcosa che chiamò “ La Regola Dillinger ” – basata sull’idea che l’FBI avesse grandi storie da raccontare, per cui Hollywood avrebbe dovuto raccontarle, assicurandosi, però, che i ragazzi dell’FBI fossero i buoni nella pellicola. E ordinò di venire a conoscenza di ogni cosa fosse trattata da Hollywood, che riguardasse anche l’FBI.

Nel 1965 il film Disney intitolato “Quel Terribile Gatto!” davvero scatenò le preoccupazioni di Hoover, sostiene Kortan, in quanto egli temeva che un agente FBI impegnato in una caccia al gatto, sembrasse alquanto stupido, una reputazione che l’agenzia non avrebbe potuto accettare soprattutto nei tumultuosi anni ’60.
Troppo spesso, ritiene Kortan, l’FBI viene vista nei films, come una manica di gente boriosa dalla mano pesante antagonista di tutte le altre diverse forze dell’ordine. Sicuramente, però, Hollywood non è stata sempre così indelicata nei confronti dell’agenzia.

Una testimonianza è il film “Il Silenzio degli Innocenti”, ad esempio. Nel 1991 Jodie Foster guadagnò l’oscar come miglior attrice per quella parte, grazie all’immagine che aveva conferito all’FBI attraverso il suo ruolo nella pellicola, nei panni dell’agente Clarisse Starling. Kortan ha approfittato spesso per citare questo film, in quanto rappresenta pure il successo ottenuto dall’FBI successivamente alla decisione di reclutare delle donne.
Gli agenti dell’FBI hanno completato il convegno mostrando una mappa dei 779 possibili luoghi target di una potenziale attività terrorista in Los Angeles, che include il Teatro Cinese di Grauman, l’insegna di Hollywood e Disneyland. Hanno, di seguito, mostrato immagini dell’equipaggiamento in dotazione all’FBI in occasione dell’evento annuale dei Golden Globe, che si terrà lunedì.

Hollywood è stata considerata un possibile target dei terroristi islamici, già dai primi giorni successivi alla tragedia dell’11 Settembre, quando l’FBI dichiarò che il passo successivo sarebbe stato proprio il mondo degli studios cinematografici.
L’agente speciale George Steuer ha dichiarato come, in varie occasioni, sia stato ricordato a tutti i direttori degli studios che anche loro hanno una battaglia da combattere contro il terrorismo.
Egli ha affermato che, tra i 300 messaggi su possibili atti terroristici intercettati ogni giorno, quelli riguardanti gli studios possano essere creduti i più attendibili.
Ma ultimamente, abbiamo convenuto che non c’erano dati certi in merito, si potrebbe trattare solo di chiacchiere d’oltreoceano

Nonostante ciò, gli studios sono stati costretti a rivedere e a rinforzare le proprie misure di sicurezza. Alcuni, inclusi quelli della Disney e della Warner Bros, prevedono addirittura la presenza di agenti della sicurezza dell’FBI a tempo pieno.
Steuer, il quale si è occupato del settore dell’FBI dedicato ad Hollywood per ben 5 anni, ha detto di essersi trovato nel 2005 a Baghdad, come testimone della compravendita da parte di gente locale, di numerose copie pirata di “Star Wars episodio III – La vendetta dei Sith”, sottolineando come l’FBI sia l’unica consapevole di come Hollywood influenzi anche le zone di guerra.

L’agente sotto copertura ha concluso dicendo “Nemmeno i film riescono a catturare la realtà – stiamo vivendo un momento davvero traumatico. Non posso mai dimenticarlo”. Il suo ultimo messaggio diretto ai sceneggiatori? “Tenete l’FBI fuori dalla politica. Non etichettateci come Democratici o Repubblicani. Non fate credere alla gente che l’FBI sia stata meglio o peggio sotto quello o quell’altro presidente. Ciò che davvero ci importa è di proteggere le vite degli americani.”

Traduzione di Lorenza Veronese per disinformazione.it

Add comment January 30th, 2007

L’ombra dei servizi segreti sugli attentati terroristici e sulle guerre civili

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di Antonella Randazzo

Una tragica notizia di questi giorni è che un kamikaze si è fatto esplodere nei pressi di Khost, in Afghanistan, fra un gruppo di operai afgani (in attesa di essere assoldati dagli americani), uccidendone 10 e ferendone 14. Una “pratica” tragicamente comune in Iraq, in cui molte volte i kamikaze si sono fatti esplodere fra iracheni in fila per essere arruolati dagli americani. C’è da chiedersi come mai dopo numerosi attentati agli aspiranti poliziotti iracheni, gli americani abbiano continuato gli arruolamenti come prima, facendo sostare le persone in strada, esponendoli al pericolo di morte, che per molti è arrivata puntuale. Chi trae vantaggio da queste morti? E perché gli americani non proteggono nemmeno i potenziali collaboratori?
La resistenza irachena e afgana non trae vantaggio del creare terrore fra la popolazione, mentre gli occupanti certamente sì. Gli aggressori americani stanno attuando i crimini più feroci per sottomettere il popolo iracheno e quello afgano. Hanno diviso l’Iraq territorialmente e nei mezzi di comunicazione, e hanno potenziato l’estremismo religioso, come spiega Giuliana Sgrena:

La guerra civile serve a sancire la divisione del paese. La spartizione è innanzitutto un disegno Usa, fin dal 1991 con la creazione delle no-fly zone (con il pretesto di proteggere gli sciiti a sud e i kurdi a nord). Divisione alimentata anche dai jihadisti che sono arrivati nell’Iraq occupato per combattere la “guerra santa” contro gli infedeli, non solo occidentali ma anche iracheni sciiti, considerati dai wahabiti (sunniti) traditori dell’islam. Alla base della divisione etnico-confessionale è stato anche il diverso atteggiamento nei confronti dell’intervento militare: kurdi favorevoli, sunniti contrari e sciiti ambigui, questi non potevano schierarsi con l’occidente ma hanno approfittato della situazione per liberarsi di Saddam… Questa spartizione favorisce Teheran che controlla una grossa fetta dell’Iraq, mettendo in difficoltà gli occupanti Usa. Ma certo l’Iran (almeno il governo) preferirebbe mantenere il controllo su un paese più “stabilizzato” con un governo in grado magari persino di chiedere il ritiro delle truppe straniere invece che su un territorio dilaniato ogni giorno da massacri di sciiti e sunniti. Pur se la guerra sporca è alimentata anche dalle squadre addestrate dai pasdaran.[1]

Sono molte le sette americane arrivate in Iraq, con molti soldi, sotto la copertura di Ong, che in cambio della conversione promettono agli iracheni aiuti e soprattutto il miraggio di un visto per gli Stati Uniti.

Un altro dei tanti paradossi iracheni: uno fra i più laici tra i paesi arabi è caduto ora nelle mani dei partiti e delle milizie religiose.[2]

In tutti i paesi che subiscono aggressioni militari da parte degli Stati Uniti, Iraq, Afghanistan, Somalia ecc., la situazione diventa assai simile: si verificano attentati terroristici, si formano gruppi contrapposti in lotta fra loro, acquisiscono sempre più potere bande criminali o gruppi di estremisti che vessano la popolazione e la costringono a vivere nella paura e nell’insicurezza.

A partire dagli anni Cinquanta, i servizi segreti europei e americani hanno speso cifre da capogiro per attuare ricerche sul controllo mentale a distanza, su tecniche di manipolazione dell’opinione pubblica e di sottomissione di interi popoli.
Già nel 1944, l ‘ex governatore della Banca d’Inghilterra, Montagu Norman, creò l’Associazione Nazionale Britannica per la Salute Mentale. Quattro anni dopo, l’Associazione organizzò un grande congresso, che riunì i più importanti studiosi di psichiatria e di psicologia. Parteciparono al congresso anche numerosi personaggi che si occupavano di ricerche psichiatriche in ambito militare. Ad esempio, il generale di brigata inglese John Rawlings Rees, che era stato direttore dell’Istituto Tavistock.

La Clinica Psichiatrica Tavistok di Londra era nata nel 1920, per studiare gli effetti della Prima guerra mondiale sui soldati traumatizzati. Ben presto gli psichiatri capirono che lo shock da guerra produceva effetti simili a quelli ottenuti con interrogatori brutali o torture. Si trattava di utilizzare le conoscenze psichiatriche per attuare programmi di guerra psicologica, considerati utili anche in tempo di pace. Il generale Rees propose di utilizzarle per il controllo sociale degli individui e di interi popoli. Egli suggeriva: “Se proponiamo di uscire all’aperto e di aggredire i problemi sociali e nazionali dei nostri giorni, allora abbiamo bisogno di “truppe speciali” psichiatriche e queste non possono non essere le équipes psichiatriche stanziali nelle istituzioni. Dobbiamo avere psichiatri selezionati e ben addestrati che muovono sul territorio e prendano contatto con la situazione locale nella sua area particolare”.[3]

Gli esperti del Tavistock si specializzarono nell’abilità di creare falsi movimenti di “liberazione”. Era il periodo in cui nascevano in Asia e in Africa diversi movimenti anticoloniali, e l’impero britannico elaborò un modo efficace per renderli deboli: creare falsi movimenti rivali e scatenare una guerra “civile”. I gruppi rivali creati dalla Corona britannica erano i più feroci e disposti ad agire in modo terroristico, uccidendo civili inermi. Il generale Rees si occupò, nel periodo 1949-50, di un programma chiamato “Tensione mondiale: la psicopatologia delle relazioni internazionali”. Lo scopo era quello di capire le caratteristiche culturali ed etniche dei gruppi anticoloniali, “per poterli meglio controllare”. Il controllo esigeva anche tecniche di creazione di tensioni sociali o contrasti fra i gruppi, utilizzando metodi violenti o ingannevoli.  Durante gli anni Cinquanta, il generale Rees e i suoi collaboratori fecero diversi viaggi in Asia e in Africa, per creare un’équipe di psichiatri che seguissero di vicino le organizzazioni false e vere di “liberazione”.

Dal dopoguerra, anche il governo statunitense si interessò alle tecniche di controllo e di sottomissione dei popoli. Le ricerche sul controllo mentale furono finanziate dal Centro Chimico dell’Esercito. Diversi esperimenti  del dottor Paul Hoch sul lavaggio del cervello si valevano di droghe create dagli stessi scienziati della Cia, come l’Lsd. Alcune autorità di governo sostennero il progetto MK Ultra, che prevedeva l’uso  dell’elettroshock, di veleni e di numerose sostanze psicogene. 

Secondo le ricerche di Carol Greene,[4] Charles Manson era un “soggetto di ricerca” del Nimh (National Institut of Mental Healt). Il Nimh era un progetto nato per studiare gli effetti della tossicodipendenza su soggetti bianchi. Manson era in libertà vigilata e doveva presentarsi regolarmente presso la Clinica Medica Haight-Ashbury di San Francisco per i controlli. Il direttore della clinica, David E. Smith, era diventato un esperto nel creare personaggi violenti ed antisociali da inserire negli ambienti hippy o nelle sette, e far loro commettere ogni genere di crimine. Ciò sarebbe servito a diffondere la droga in quegli ambienti e a screditare gli hippy e coloro che protestavano contro il sistema, facendo in modo che l’opinione pubblica li considerasse tutti drogati e potenziali criminali. Altri personaggi, come il serial killer David Berkowitz, erano mentalmente controllati dai programmi psichiatrici delle autorità americane.

Istituti che la gente crede siano a tutela dei cittadini, come la American Family Foundation, in realtà si valgono di metodi di controllo mentale. Nell’Aff ha lavorato il dottor Louis Jolyon West, che ha praticato metodi di lavaggio del cervello per l’Aeronautica Militare e la Cia. West partecipò al progetto MK Ultra. L’amico Aldous Huxley gli suggerì di ipnotizzare i soggetti prima di drogarli con l’Lsd, per dare “suggestioni post ipnotiche finalizzate a dirigere l’esperienza indotta dalla droga verso direzioni desiderate”. Si trattava dunque di metodi che permettevano di dirigere il comportamento del soggetto in modo da indurlo a commettere azioni comandate. West si occupò di esaminare il caso di Jack Ruby, l’omicida di Lee Harvey Oswald (assassino di Kennedy). West disse che Ruby era in uno “stato paranoide manifestato attraverso deliri, allucinazioni visive e audiovisive, e impulsi suicidi”. Le stesse reazioni prodotte sui soggetti nel progetto MK Ultra.

Successivamente, altri studi della Cia avevano l’obiettivo di produrre un controllo mentale totale per dirigere il comportamento. Uno studio della Cia sull’ipnosi fu diretto da Alden Searse dell’Università del Minnesota. Sears lavorava per creare con l’ipnosi “una personalità totalmente separata”, e produrre un’amnesia duratura. Milton Klein, un altro “esperto” della Cia, sosteneva che fosse possibile creare un soggetto totalmente controllato, che può essere indotto a commettere qualsiasi crimine, compresi l’omicidio e il suicidio. Secondo Klein sarebbe possibile creare un soggetto ipno-pazzoide in soli tre mesi.

Queste conoscenze sono state elaborate per produrre risultati concreti nei progetti di dominio americani. Ciò significa che anche oggi vengono utilizzate queste tecniche (o ne vengono elaborate di nuove) per provocare divisioni, guerre civili, violenze e attentati terroristici, allo scopo di imporre il proprio potere.
Nel 1995, in seguito alle denunce e alle richieste di risarcimento avanzate da numerose vittime di esperimenti sul controllo mentale promossi dal governo americano, l’allora presidente Bill Clinton dichiarò che gli esperimenti erano cessati, ma ciò risultò essere falso. Esistono numerosi dossier che provano l’esistenza di esperimenti recenti sul controllo mentale da parte delle autorità americane.[5]

Gli esperimenti più recenti sono fatti su pazienti psichiatrici, carcerati, disabili e su soggetti arbitrariamente sequestrati. Alcuni metodi più recenti di controllo mentale sono di tipo tecnologico, ad esempio, attraverso piccoli chip neuronali, che recepiscono segnali elettronici e li inviano al computer che li traduce.[6]
Anche due italiani, il colonnello della Guardia di Finanza comandante del gruppo anticrimine e tecnologico, Umberto Rapetto e il giornalista Roberto Di Nunzio,[7] sostengono l’esistenza di metodi sofisticati di controllo mentale di individui e di interi gruppi sociali. Nel loro libro dal titolo Le nuove guerre, spiegano le varie  tecniche e strategie che mirano al controllo mentale e alla manipolazione dell’opinione pubblica, anche attraverso l’uso di sostanze farmaceutiche e dei mass media.

Gli iracheni si sono tragicamente resi conto che mentre prima dell’occupazione americana i vari gruppi religiosi vivevano in armonia fra loro, dopo l’occupazione si sono verificati una serie di eventi che hanno seminato odio e divisioni. Racconta lo studioso Ghali Hassan, dell’Università di Perth (Australia):

E’ ampiamente documentato: i pretesti per la guerra e l’occupazione erano basati su informazioni false. Per questo motivo gli USA ed i loro “alleati” si trovano nella condizione, attraverso la disinformazione da parte dei media, di dover non solo legittimare l’occupazione, ma anche creare nuove false ragioni per il mantenimento di una presenza militare continuata degli USA.

Il pretesto più ricorrente nei mezzi d’informazione è che le forze USA sono state invitate a rimanere in Iraq per prevenire la guerra civile e “mantenere la stabilità”. Ma, come per le armi di distruzione di massa, non esiste evidenza alcuna che avvalori tali menzogne diffuse dagli USA.

In Iraq esiste una struttura di governo disegnata dagli USA, dove nessuno dispone di una maggioranza che gli permetta effettivamente di governare. Il “governo”, installato dagli USA, non ha alcuna forza ed è retto dagli stessi gruppi di esiliati che fecero pressione per l’invasione ed occupazione dell’Iraq. Gli USA stanno aizzando gli iracheni tra di loro, creando un clima di paura. A questo proposito, la creazione, il finanziamento e l’armamento di “milizie etniche” e squadroni della morte da parte degli USA, sono pensati per creare divisioni etniche e provocare violenza settaria tra gli iracheni.[8]

Secondo Hassan, gli Usa sovvenzionano i gruppi fondamentalisti islamici per creare divisioni e scatenare la guerra civile. Questi gruppi operano con metodi terroristici, organizzando massacri contro le comunità religiose, distruggendo luoghi sacri e facendo in modo che le responsabilità ricadano sui gruppi avversi. La vera resistenza irachena non uccide civili né ha interesse a creare un clima di odio e di violenza, come invece conviene all’aggressore.
In Iraq, Afghanistan e in molti altri paesi del mondo in cui le autorità americane vogliono imporre il proprio potere avvengono episodi analoghi: violenze e crimini contro i cittadini e tentativi vari di seminare divisioni fra gruppi e fra paesi vicini. Avvengono anche molti attentati terroristici che seminano terrore e avvantaggiano soltanto gli occupanti.


[1] Il manifesto, 25 novembre 2006.
[2] Sgrena Giuliana, Fuoco amico, Feltrinelli, Milano 2005, p. 94.
[3] Rees John Rawlings, The shaping of shaping of psichiatry by war, W. W. Norton & Co., New York 1945.
[4] Greene Carol, Mirder aus der Retorte: Der Fall Charles Manson (Omicidi di Laboratorio: il caso Charles Manson), Böttiger, Wiesbaden-Nordenstadt 1992.
[5] A.R.E.S. www.ares2000.net, www.aisjca-mft.org
[6] Costa Marco, Psicologia militare, Franco Angeli, Milano 2003.
[7] Rapetto Umberto, Di Nunzio Roberto, Le nuove guerre, Dalla Cyberwar ai Black Bloc, dal sabotaggio mediatico a Bin Laden, Rizzoli, Milano 2001.
[8] Uruknet, 15 giugno 2005, www.rebelion.org

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